“Giorgia Meloni ormai sembra Vanna Marchi. «Attenzione italiani, solo per voi, solo per quest’anno, abbiamo abolito il bollo!». Ma bisogna affrettarsi, perché l’offerta scade”. La bordata alla premier arriva dall’esponente di Italia Viva, Davide Faraone.
“Prendiamo appunto il bollo auto – afferma Faraone -. Meloni annuncia trionfante la cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani». Magnifico. Solo che l’esenzione vale per i versamenti in scadenza dal primo gennaio al 31 dicembre 2027. Il 2027. Che, per una curiosa coincidenza astronomica, è anche l’anno delle elezioni politiche. Dal 2028 si torna al punto di partenza. Dev’essere il caso. Il bollo è una tassa insopportabile a tempo determinato. Nel 2027 diventa improvvisamente intollerabile, nel 2028 torna sopportabilissima. Sui carburanti siamo arrivati alla televendita settimanale. La bozza del decreto prevede per il gasolio un taglio delle accise di 12,2 centesimi al litro, Iva compresa, dal 18 al 25 settembre. Poi dal 26 settembre al 5 ottobre lo sconto si dimezza: 6,1 centesimi. Affrettatevi”.
“Non è politica energetica, è un calendario dell’Avvento – conclude Faraone -. Apri la finestrella del 18 settembre e trovi dodici centesimi. Apri quella del 26 e ne trovi sei. Dopo il 5 ottobre, sorpresa. Uno potrebbe perfino domandarsi quale sia l’orizzonte economico di un Paese in cui un provvedimento sulle accise dura otto giorni. Otto. Meno di quanto occorra a una famiglia per consumare un pieno. Eppure il governo spiega che interviene «in considerazione del perdurare dell’eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici». Il rincaro perdura. Il rimedio no. E naturalmente tutto viene presentato come una grande restituzione agli italiani. Dodici centesimi oggi, sei domani, un bollo nell’anno elettorale. Molliche distribuite con la solennità con cui un tempo si annunciavano le riforme.


