L’Etna si concede una pausa dopo settimane di attività eruttiva particolarmente complesse. A fare il punto è l’INGV-Osservatorio Etneo, che in un’analisi firmata dal vulcanologo Boris Behncke ricostruisce giorno per giorno quella che può essere definita la “calda estate” del vulcano siciliano.
Tra giugno e agosto 2026 si sono susseguiti episodi stromboliani, fontane di lava, emissioni di cenere e numerose colate laviche. Un’attività che ha interessato soprattutto la Voragine, il Cratere di Nord-Est e il settore orientale dell’Etna, con l’apertura di almeno nove bocche effusive nell’alto versante orientale.
Il risveglio del Cratere Voragine. I primi segnali della nuova fase eruttiva risalgono al 10 giugno, quando dal “pit crater” formatosi il 27 dicembre 2025 alla Voragine hanno iniziato a fuoriuscire piccole quantità di cenere. Dal 12 giugno sono comparsi anche sporadici materiali incandescenti.
L’attività è progressivamente aumentata. Il 16 giugno è stata osservata una fase di attività stromboliana, mentre il 21 giugno si è sviluppato un sistema di fratture sul versante orientale del cono della Voragine.
Il 26 giugno è iniziata una colata lavica a circa 3.030 metri di quota, diretta verso est. Nei giorni successivi il campo lavico ha raggiunto una lunghezza di circa 1,2 chilometri, con un volume stimato in 260 mila metri cubi.
Il primo episodio eruttivo di luglio. Il 5 luglio la situazione è ulteriormente cambiata. Dopo una forte emissione di cenere, dalla cima della Voragine si è aperta una nuova fessura eruttiva, accompagnata da fontane di lava e abbondanti emissioni di cenere.
L’attività esplosiva è proseguita fino al 7 luglio, mentre una parte della lava si è riversata all’interno del Cratere di Nord-Est.
Poche settimane dopo, il vulcano è tornato a intensificare la propria attività.
Il secondo episodio: la lava raggiunge Monte Simone. Il 30 luglio, poco dopo le 3:30, è ripresa l’attività stromboliana alla Voragine. La colonna eruttiva ha raggiunto un’altezza di circa 7 chilometri sul livello del mare.
Ma il fenomeno più significativo si è verificato alle 20:49, quando a circa 2.700 metri di quota, sul versante superiore della Valle del Leone, si è aperta una nuova fessura eruttiva.
Da qui è partita una colata lavica diretta verso est, che nella mattinata del giorno successivo ha raggiunto l’area di Monte Simone, il cono dell’eruzione del 1811-1812.
La colata si è arrestata tra il 31 luglio e il primo agosto dopo aver percorso circa 2,9 chilometri, con un volume stimato in 500 mila metri cubi di lava.
Agosto, il mese più intenso La fase più complessa dell’estate è arrivata nei primi giorni di agosto. Il 6 agosto è iniziato un nuovo episodio eruttivo alla Voragine, con attività stromboliana e fontane di lava. Tra la notte e la mattina del 7 agosto si sono aperte tre nuove bocche effusive, rispettivamente nella sella tra Voragine e Cratere di Nord-Est, a 3.200 metri e a circa 2.750 metri di quota.
Quest’ultima bocca ha alimentato rapidamente una colata diretta verso la Valle del Leone e Monte Simone. Nei giorni successivi l’attività è diventata particolarmente articolata. L’8 agosto, nei pressi di Monte Rittmann, a circa 2.360 metri di quota, l’apertura di una nuova bocca su un pendio ripido e instabile ha provocato il franamento di una porzione del cono.
Il materiale franato, mescolandosi con la lava, ha generato piccoli flussi piroclastici, osservati direttamente dal personale dell’INGV sul terreno e tramite drone.
La lava scende nella Valle del Bove. Il 10 e l’11 agosto sono state aperte altre due bocche effusive, a circa 1.900 e 2.090 metri di quota. Il campo lavico si è così ampliato notevolmente verso valle.
Il 13 agosto i fronti più avanzati si trovavano a circa 1.340 metri di quota, nella zona di Rocca Capra, dove la lava ha circondato il costone roccioso, bruciando e ricoprendo la vegetazione.
Nel frattempo, alcune delle bocche più alte hanno progressivamente cessato la propria attività, determinando un arretramento dei fronti lavici verso monte.
Cenere, terremoti e una nuova fase eruttiva. Il 15 agosto, dopo l’arresto dell’attività esplosiva alla Voragine, sono state osservate emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est.
Nello stesso periodo una sequenza sismica ha interessato la zona di Piano Pernicana, lungo l’omonima faglia. Il terremoto più forte ha raggiunto una magnitudo locale 3.9, seguito da altre dieci scosse di minore intensità. Ma l’Etna non aveva ancora concluso la propria fase di attività.
Il 16 agosto un nuovo incremento del tremore vulcanico ha segnalato la ripresa dell’attività esplosiva alla Voragine. Ancora una volta sono comparsi una nube di cenere e un flusso lavico diretto verso il Cratere di Nord-Est. La bocca a 1.900 metri ha ripreso a emettere lava, con un fronte che il 19 agosto ha raggiunto quota 1.315 metri nella Valle del Bove.
Il 17 agosto è tornata attiva anche la bocca di Monte Rittmann, mentre sul fianco nord-orientale del Cratere di Nord-Est si è formato un nuovo pit crater, un cratere di sprofondamento, a circa 3.000 metri di quota.
L’attività esplosiva alla Voragine è terminata nella notte tra il 17 e il 18 agosto. Il giorno successivo si è aperta una nuova bocca effusiva a circa 3.100 metri, dalla quale è fuoriuscita una piccola colata che si è esaurita nel giro di poche ore.
Il bilancio: fino a 7,6 milioni di metri cubi di lava Secondo le stime dell’INGV, il dato più impressionante riguarda la quantità di lava prodotta nella fase compresa tra il 7 e il 17 agosto. Sulla base delle osservazioni sul terreno e dei dati satellitari, il volume di lava emesso viene stimato tra 5,6 e 7,6 milioni di metri cubi.
A questo quantitativo va inoltre aggiunta una quantità non ancora calcolabile di lava che dalla Voragine si è riversata all’interno del Cratere di Nord-Est. Nel complesso, dunque, l’estate 2026 ha restituito un’Etna estremamente dinamica, caratterizzata da una successione di fenomeni eruttivi differenti e dall’apertura di numerose bocche sui versanti orientali.
La situazione al 22 agosto. Al momento della pubblicazione del bilancio dell’INGV, 22 agosto, non sono state osservate nuove eruzioni significative. Persistono soltanto intermittenti e modeste emissioni di cenere dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est.
Dopo settimane di fontane di lava, colate, cenere e flussi piroclastici, l’Etna sembra dunque attraversare una nuova fase di relativa calma. Ma, come ricorda la lunga storia recente del vulcano, la sua attività può cambiare rapidamente e il monitoraggio dell’INGV-Osservatorio Etneo resta costante.


