Alfonso Escuadra Sànchez, scrittore spagnolo, professore, specializzato in Scienze Umane, nonché consigliere di numero della Sezione di Storia dell’Istituto de Estudios Campogibraltareños ha realizzato un lavoro dedicato al valoroso palombaro taorminese Salvatore Leone ed ha inviato al Comune di Taormina una lettera di sostegno alla richiesta, a suo tempo formulata dall’ente municipale stesso, per il conferimento a Leone della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Alfonso Escuadra ha preso parte in questi anni, ed in particolare nel 2025, alla cerimonia in onore dei caduti XMas , Leone, Magro e Visentini, nelle acque antistanti Gibilterra l’8 dicembre del 1942. Un anno fa era presente a quella cerimonia anche il taorminese Piero Arrigo, in rappresentanza del Comune di Taormina, insieme a suo figlio Ruggero ed alle nipoti di Salvatore Leone.
“Ho ritenuto importante sostenere questa iniziativa, che considero un doveroso riconoscimento alla memoria e al valore di un figlio di Taormina”, spiega ora in una nota a TN24 il prof. Escuadra, attento studioso e custode della storia dei mezzi d’assalto della Marina Militare Italiana.
Ecco la lettera che riceviamo e pubblichiamo da Alfonso Escuadra sui tre caduti nell’operazione B.G. 5 nelle acque della Baia di Algeciras e del porto militare di Gibilterra, l’8 dicembre 1942. Storia, memoria e riconoscimento. Salvatore Leone, un taorminese della Regia Marina disperso nella Baia di Algeciras verso Gibilterra.
“La storia è piena di nomi che il tempo minaccia di cancellare. Eppure, alcuni ritornano continuamente, perché rappresentano qualcosa di più di un semplice episodio del passato. Salvatore Leone è uno di questi.
Nato a Taormina nel 1916 e formatosi come incursore della Regia Marina, Leone fu uno di quei giovani coraggiosi che entrarono a far parte della leggendaria Xª Flottiglia MAS, protagonista di alcune delle più audaci operazioni subacquee della Seconda guerra mondiale. La sua ultima missione, condotta nella notte dell’8 dicembre 1942 contro la base militare britannica di Gibilterra, lo condusse verso un destino dal quale non avrebbe fatto ritorno. Ma la storia di Salvatore Leone non si concluse quella notte.
Il suo corpo non fu mai recuperato. Non riposa in un cimitero militare, né sotto una lapide visitata dai familiari e dai suoi compatrioti. La sua tomba continua a essere il mare: le acque della Baia di Algeciras, teatro dell’Operazione B.G. 5 e di tanti episodi legati alla guerra segreta condotta a partire da quella base clandestina allestita a bordo del mercantile Olterra.
Quelle stesse acque che bagnano la mia città, La Línea, custodiscono ancora i resti di quel giovane marinaio taorminese di ventisei anni, scomparso nel corso di un’azione tanto ambiziosa quanto rischiosa, mentre cercava di eludere l’intensa caccia della Royal Navy.
Il contesto geografico nel quale si consumò il suo sacrificio conferisce alla figura di Salvatore Leone un significato del tutto particolare per quanti viviamo nel Campo di Gibilterra. La sua storia non appartiene soltanto all’Italia. Fa parte anche del nostro patrimonio storico. Fa parte della memoria marittima di Algeciras, di La Línea e dell’intera Baia.
Ogni volta che si studiano le operazioni subacquee condotte dall’Italia in queste acque durante la Seconda guerra mondiale, il nome di Salvatore Leone emerge inevitabilmente come quello di uno dei suoi protagonisti più tragici e rappresentativi. Per questo motivo, le iniziative organizzate negli ultimi anni nella zona in suo onore assumono un significato profondo. Non sono soltanto cerimonie di memoria familiare. Sono anche momenti di recupero di una memoria condivisa tra le due sponde del Mediterraneo.
Quando, nel 2024, le nipoti di Salvatore, Sara e Mariolina, accompagnate dalla pronipote Chiara, mantennero la promessa fatta al padre Giuseppe e gettarono nelle acque del porto di Algeciras un fazzoletto colmo dei loro baci, stavano chiudendo un cerchio apertosi più di ottant’anni prima.
Quel gesto simboleggiava il ritorno di una famiglia nel luogo in cui uno dei suoi cari era rimasto. Ma, in un certo senso, rappresentava anche il riconoscimento che quelle acque fanno ormai parte della storia intima della famiglia Leone e della storia stessa d’Italia. Tuttavia, accanto all’emozione permane una questione ancora irrisolta.
Nel 1945, le autorità italiane conferirono a Salvatore Leone la Medaglia d’Argento al Valore Militare. Il motivo per cui non gli fu concessa la Medaglia d’Oro, attribuita agli altri due compagni caduti nella stessa azione, fu essenzialmente di natura amministrativa. A differenza degli altri due, infatti, i resti del giovane siciliano non furono mai ritrovati e, per anni, egli figurò ufficialmente come disperso.
Oggi, tuttavia, conosciamo con sufficiente chiarezza le circostanze della sua morte grazie alla testimonianza diretta di colui che quella notte fu il suo comandante e compagno di maiale, il Sottotenente delle Armi Navali Vittorio Cella. In una lettera indirizzata al padre di Salvatore, Cella lasciò testimonianza di come il giovane fosse caduto durante la feroce reazione nemica scatenatasi nella tragica notte tra il 7 e l’8 dicembre 1942. È difficile sostenere che vi fosse una differenza sostanziale tra il sacrificio di Leone e quello di coloro che condivisero con lui la missione e il destino.
Eppure, mentre il Tenente di Vascello Licio Visintini, di ventisette anni, e il Sergente Giovanni Magro, di ventisei, furono giustamente insigniti della Medaglia d’Oro al Valore Militare, la condizione di «disperso» di Salvatore gli valse soltanto la Medaglia d’Argento. E ciò nonostante tutti e tre avessero dato la vita nell’adempimento del proprio dovere, nel corso della medesima missione e per effetto dell’azione dello stesso nemico.
Tutti e tre dimostrarono lo stesso coraggio, affrontarono gli stessi rischi e trovarono la morte di fronte al medesimo nemico. Tutti e tre rimasero per sempre uniti nella tragica epopea di quella drammatica operazione B.G. 5.
Come ha osservato il ricercatore Piero Arrigo, taorminese, che insieme al fratello di Salvatore ha dedicato anni alla richiesta di porre fine a questa ingiustizia, non dovrebbe esserci una valutazione diversa per coloro che condivisero la stessa morte e lo stesso sacrificio per il proprio Paese.
Per tutte queste ragioni, la richiesta che a Salvatore Leone venga finalmente conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare non deve essere interpretata come una semplice questione protocollare o simbolica. Si tratta di un atto di giustizia storica, di una riparazione morale attesa da lungo tempo dalla sua famiglia e sostenuta dall’incontrovertibile realtà dei fatti.
Chi studia e divulga questa vicenda non può rimanere indifferente. La documentazione esistente, la testimonianza del suo superiore e la persistenza del suo ricordo a Taormina e nella Baia di Algeciras costituiscono ragioni più che sufficienti per sostenere la fondatezza di questa rivendicazione.
È stata proprio questa convinzione a spingermi, in occasione della IV Edizione delle Giornate Storiche «Giulio Pistono», tenutesi dal 12 al 14 giugno 2026, con la partecipazione di specialisti spagnoli, italiani e britannici, a pronunciare una conferenza intitolata «Salvatore Leone. L’eroe di Taormina», dedicata alla ricostruzione della vicenda del marinaio siciliano, delle circostanze della sua morte e del successivo processo di costruzione della sua memoria.
Il mio intervento si concluse con un appello rivolto agli studiosi e ai partecipanti affinché sostenessero il Comune di Taormina nella richiesta di conferire a Salvatore Leone la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Tutti i presenti si dichiararono unanimemente favorevoli all’iniziativa e si procedette, quindi, a darne formale comunicazione al sindaco di Taormina, Cateno De Luca.
Salvatore Leone è ancora qui con noi, sotto le stesse acque della Baia di Algeciras che furono teatro della sua ultima missione, a poche centinaia di metri dalla mia casa. Il suo corpo non è mai tornato in Sicilia, ma il suo ricordo rimane vivo tanto nella sua terra natale quanto su questa sponda dello Stretto. E finché resterà irrisolto il riconoscimento che molti ritengono gli sia pienamente dovuto, la sua storia e la sua memoria continueranno a interpellarci. Perché vi sono eroi che riposano nei monumenti e nei cimiteri. E ve ne sono altri, come Salvatore Leone, che, ispirati dai versi dell’emozionante Uomo Siluro, hanno per cielo il mare e per custodi le sirene”.


