Forza Italia va verso il rinnovamento e l’annuncio di Pier Silvio Berlusconi traccia la rotta per un nuovo corso degli azzurri che potrebbe diventare il “detonatore” di una svolta assai più ampia nel panorama politico italiano.
I Berlusconi, Pier Silvio e Marina, hanno deciso di mettersi alla guida di FI, non più dall’esterno ma direttamente da dentro, dalla segreteria del partito che verrà tolta ad Antonio Tajani, il “traghettatore” di una fase difficile che verrà ringraziato e poi congedato. A quel punto si vedrà se scenderà in campo Pier Silvio o piuttosto, come si vocifera adesso, la sorella Marina.
Un passaggio appare importante: Fabrizio Corona, ma non solo lui, ha raccontato di un incontro che sarebbe andato in scena nei giorni scorsi tra i Berlusconi, Confalonieri, Letta e soprattutto lui: Mario Draghi.
L’ex premier e già presidente della BCE potrebbe rappresentare il “tessitore” – non per caso – dell’accordo che sconvolgerebbe gli equilibri delle alleanze attuali. Draghi è in corsa per la successione a Sergio Mattarella, viene considerato il candidato più autorevole nella corsa alla presidenza della Repubblica, e i contatti con i Berlusconi sembrano il preludio ad un patto per il ribaltone all’italiana. La via per il Quirinale, d’altronde, passa dagli accordi che si fanno non a destra e non a sinistra ma nella “terra di mezzo” dell’arco costituzionale. Per intendersi Forza Italia da una parte e il Partito Democratico dall’altra parte. Lo stesso potrebbe accadere nella prossima partita per Palazzo Chigi se dovessero entrare in gioco i Berlusconi, con un confronto inedito per la leadership del centrodestra e la sfida aperta, a quel punto, a Giorgia Meloni.
L’attivismo di Marina viene monitorato da Fratelli d’Italia e nel frattempo sta agitando Forza Italia ma questo lo si racconta negli ambienti politici romani già da qualche mese. Il segnale più eloquente forse era arrivato a febbraio, quando lo primogenita di Silvio Berlusconi disse: “Spero che Trump non sia il rottamatore dell’Occidente. La fine della guerra in Ucraina non deve coincidere con la resa di Kiev e la vittoria di Mosca. L’Europa deve svegliarsi”. Quelle 250 righe di una lunga intervista rilasciata al Foglio dicevano anche altro come il sì di Marina B. ai matrimoni omosessuali, sì alla riforma della cittadinanza, sì al suicidio assistito.
Posizioni che sono parse come un “warning” nei confronti dell’attuale linea dei dirigenti di Forza Italia, partito di cui i figli dell’ex premier hanno ereditato anche le fideiussioni per circa 100 milioni di euro a “garanzia” e verso il cui partito i figli del Cavaliere stanno onorando gli impegni e quindi portando avanti il partito. Quelle parole vennero considerate inoltre come un “telegramma” pure alla premier Giorgia Meloni, stretta tra i buoni rapporti con Trump e le pressioni dell’UE.
E allora nel Partito Democratico, o perlomeno in quella parte dei dem che non vuole “morire” a braccetto con i 5 Stelle, c’è chi comincia a fantasticare e sognare una coalizione europeista di larghe intese. Un modo abbastanza chiaro per provare a far fuori la destra (Fratelli d’Italia e Lega) da una parte, e i 5 Stelle dall’altra. La presidente di Fininvest scenderà davvero in campo? Le dichiarazioni dei mesi scorsi erano il manifesto politico per una nuova formazione di centro anti Trump e pro Ue? Erano un segnale a Giorgia Meloni? Farsi le domande, darsi le risposte.


