HomeSportDoping: i "pentiti" del pallone ritrattano tutto

Doping: i “pentiti” del pallone ritrattano tutto

Avevano sollevato entrambi dei dubbi sui farmaci presi nel periodo in cui erano protagonisti sui campi di Serie A, adesso Dino Baggio e Florin Raducioiu, a distanza di poche ore dalle proprie dichiarazioni, fanno marcia indietro e cambiano la versione dei fatti, ridimensionando le parole che avevano pronunciato.

Dino Baggio, ex centrampista di Torino, Inter, Juventus, Parma e Lazio aveva detto: “Bisognerebbe investigare sulle sostanze che abbiamo preso in quel periodo. Il doping c’è sempre stato. Bisogna capire se certi integratori col tempo hanno fatto male. Ho paura anch’io, sta succedendo a troppi calcio. Bisognerebbe risalire a quello che abbiamo preso in quei periodi, bisognerebbe investigare un pò, sulle sostanze prese in quei periodi. Non so se sia dovuto a questo ma c’è sempre stato il doping. Non si sono mai prese robe strane, perché c’è una percentuale che devi tenere. Però con il tempo bisogna vedere se certi integratori fanno bene oppure no”.

Così l’ex giocatore della Nazionale Italiana aveva esternato la sua preoccupazione: “Sta succedendo a troppi calciatori. Negli anni miei c’era il doping. Non prendetevi robe strane, prendetevi robe normali. Ma poi bisogna vedere se col tempo riesci a buttarle fuori o restano dentro. Poi tanti hanno parlato dell’erba dei campi e dei prodotti che utilizzavano, che davano dei problemi”.

E adesso Baggio interviene nuovamente sul tema ma corregge decisamente il tiro: “Il mio ragionamento è figlio del dolore che mi porto dentro per la scomparsa di Vialli, che ho sempre considerato un amico e che tanto mi ha aiutato, di Mihajlovic e di altri ragazzi che, come me, hanno giocato a pallone negli anni Novanta. Sono tanti, troppi, quelli che se ne sono andati. Credo sia necessario investigare sulle sostanze farmacologiche prese in quei periodi. Magari non c’entrano nulla, magari si scopre qualcosa…”. Dopo le parole di ieri, Dino Baggio fa marcia indietro in una intervista alla Gazzetta dello Sport: “Colpa mia. Chiedo scusa a tutti. Io volevo dire antidoping, e non doping – spiega -. Infatti ho aggiunto che robe strane non ne abbiamo mai prese, perché non si poteva: c’erano i controlli. Mica si scherzava. È un errore che nasce dalla consuetudine. Noi calciatori, quando andavamo a fare il test nella stanza a fianco dello spogliatoio, dicevamo: “Anche stavolta mi tocca il doping…”. E così questo modo di dire me lo sono portato dietro…”.

“Figuratevi – prosegue Baggio – se i medici ci davano sostanze dopanti: avevamo controlli ogni tre o quattro giorni. No, semplicemente vorrei sapere dagli scienziati se gli integratori che prendevamo, a lungo andare, possono creare problemi nel nostro corpo”, prosegue. “Aiutarsi con gli integratori era naturale e necessario. Ora, però, vorrei sapere se questi integratori, alla lunga, possono creare danni. I giocatori si sottoponevano anche a flebo: “Cosa c’era dentro? Di preciso non l’ho mai saputo. Di sicuro non sostanze dopanti, perché l’antidoping non mi ha mai fermato. Però si trattava di farmaci, che sono cose diverse dalle sostanze naturali che magari vengono utilizzate oggi. Quei farmaci, assunti per tanto tempo, sono ancora nel mio corpo, nei miei tessuti? Chi lo sa? Vorrei che qualcuno mi potesse rispondere”.

“Se ho paura? Sono preoccupato, lo ammetto – conclude Baggio -. Tanti morti, persone ancora giovani, non sono normali. Un’indagine seria andrebbe condotta”. “Mi piacerebbe che la scienza potesse dare risposte sui farmaci che ci venivano somministrati, per recuperare da un infortunio o per ritrovare le energie. E mi piacerebbe – conclude Dino Baggio – anche che tutto il mondo del calcio ricercasse la verità, che non necessariamente deve essere negativa. Sarebbe un’operazione di trasparenza”.

Mercoledì c’erano state le dichiarazioni di Florin Raducioiu, ex attaccante di Bari, Verona e Milan: “Facevo flebo con un liquido rosa. Lo ammetto, ho preso anche delle medicine. Ora chiamerò il medico che ci seguiva a Brescia per capire di più. Per sapere che medicine ho preso a Milano, Brescia, Verona”.

“Non sapevamo che cosa stavamo prendendo – aggiungeva Raducioiu -. Ci è sempre stato detto che si trattava di vitamine, di glucosio. Per tutto il tempo facevamo flebo con questo liquido rosa, alla vigilia delle partite. Lo ricordo perfettamente. A Milano prendevamo altre cose, pillole. L’ho detto prima e dopo la morte di Gianluca Vialli, c’era anche Gică Popescu. Dobbiamo chiederci perché si verificano queste morti premature”.

Detto, fatto, Raducioiu ha chiamato il medico che lo ha “tranquillizzato”: “Ho telefonato al dottor Fabio De Nard, che allora lavorava nel Brescia ed era alla guida dello staff medico – precisa Raducioiu -. C’erano 3 componenti in quel cocktail che ci veniva somministrato in vena: vitamina C, vitamina B e un’altra sostanza che riduceva il processo di affaticamento dei muscoli. Mi ha anche spiegato cosa fosse quel colore rosa: dipendeva dalla vitamina B. Mi sono sentito rassicurato: prendevamo integratori, cose contro i radicali liberi, tutto assolutamente legale. Sono contento di aver parlato con il dottore. In trasmissione avevo detto quello che è risaputo, cioè che all’epoca tutti assumevano sostanze e non c’era l’informazione che c’è oggi. Anche per questo ho sentito il bisogno di informarmi meglio, seppur a distanza di tempo”.

Dunque in pochi giorni ci sono state delle confessioni e poi delle (parziali) ritrattazioni, dichiarazioni pesanti sulle quali poi è stato corretto il tiro: qual’è la verità? E perché i calciatori (ex) fanno capire di aver preso dei farmaci ma non vanno fino in fondo? Il sistema calcio continua ad alzare un muro che non consente di ammettere ciò che è accaduto e che forse continua ad avvenire agli atleti?

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