HomeSportDecreto salva calcio: tasse sospese ai papponi del pallone

Decreto salva calcio: tasse sospese ai papponi del pallone

Eccola la zampata del Calcio italiano, indebitato sino al collo, travolto dallo scandalo della sua più “illustre” società che voleva la Superlega mentre taroccava da anni i bilanci, eppure adesso ad un passo dal clamoroso salvataggio con la mano tesa della politica.

Mentre gli italiani arrancano e faticano ad arrivare alla fine del mese, la Serie A sta per vincere la sua battaglia, che riguarda la pesantissima zavorra di quasi 500 milioni di euro (non proprio bruscolini) non pagati al Fisco. Un debito complessivo che il Calcio italiano non vuole onorare o tutto al più intende spalmare con calma, ma tanta calma.

La crociata dei papponi del pallone insomma ha un solo fine, un obiettivo dichiarato: non pagare le tasse. Per esattezza le verserà a rate in cinque anni, ovvero tutta un’altra storia rispetto ai normali cittadini che hanno il cappio al collo dell’erario.

In questo mese di dicembre scadono i termini per versare i 480 milioni di oneri fiscali che erano stati posticipati nell’ultimo anno alle squadre italiane. Il pallone si aggrappa a San Lotito e ad un emendamento al Decreto Aiuti Ter. E’ l’ultima chance di club che hanno scialacquato per anni alla faccia degli italiani, pagando ingaggi da nababbi, con il contorno di operazioni contabili spericolate, artifizi di ogni genere, plusvalenze e bluff che ad un qualsiasi comune mortale sarebbero valse una vacanza immediata in gatta buia. Così c’è chi ha problemi tali di liquidità da dover sottoscrivere nuovo debito o aumenti di capitale. E alcuni non ce la fanno più neanche a ricorrere a questa manovra e sono ad un passo dal fallimento. Ed è il momento del “condono”, parola che va di moda per altre vicende, ancora più gravi.

L’emendamento dell’articolo 13 del decreto salva calcio, che ha come obiettivo quello di anestetizzare la drammatica esposizione del calcio verso il fisco, prevedrebbe la possibile “rateizzazione fino a un massimo di 60 rate mensili di pari importo, con il versamento delle prime tre rate entro il 22 dicembre 2022”. Come riportato dal Fatto Quotidiano l’Inter nel 2022 non ha saldato Irpef e contributi per circa 50 milioni. Al secondo posto con 40 milioni c’è la Lazio di Lotito, poi la Roma a 38 milioni di euro, la Juventus a quota 28, più in basso il Napoli con circa 25, sotto i 15 la Fiorentina.

Il governo da poco in carica, se questa è la musica che intende suonare, comincia male, molto male la sua avventura a Palazzo Chigi. Anche se va detto, ad onore del vero, che la grande beffa ai contribuenti non sta maturando per via dell’attuale maggioranza ma di una composita alleanza tra tutte le forze di governo e di opposizione. Si è creata addirittura una rocambolesca comunione d’intenti trasversale che va da FdI e Lega sino al Pd e al M5S. Tutti insieme appassionatamente con la mediazione del senatore di Forza Italia (e presidente della Lazio), Claudio Lotito.

Eloquente appare un approfondimento odierno sul tema de il Fatto quotidiano: “Senza vergogna per gli scandali che lo travolgono, ma sempre pronto a bussare alla porta del governo per chiedere l’elemosina, il calcio italiano ha finalmente un degno rappresentante in Parlamento: Claudio Lotito, lobbista del pallone e di se stesso. Non che le sponde politiche siano mai mancate. Il presidente della Serie A, Lorenzo Casini, ex capo di gabinetto di Franceschini, amico intimo di Giulio Napolitano, è stato scelto apposta per questo. La Figc poteva contare su Giuseppe Chinè, a lungo e contemporaneamente sia procuratore federale che capo di gabinetto all’economia, prima che Giorgetti gli desse il benservito. Ma Lotito ora fa da sé e fa per tre. “Me so’ fatto 16 ore d’audizione, io ascolto tutte le categorie” dice il patron della Lazio al Fatto”.

“Nel Decreto Aiuti quater così spuntano due emendamenti cari al pallone: il primo ripropone il rinvio delle scadenze fiscali già bocciato dal governo, un impegno da oltre mezzo miliardo che farà felici tante squadre di Serie A (e più di tutte le Lazio, tra le maggiormente esposte). Il secondo invece riguarda i diritti tv, e per la gioia (si fa per dire) dei tifosi potrebbe consegnare il campionato a Dazn per altri due anni”.

“Il 22 dicembre scadono i termini per saldare ritenute Irpef e contributi previdenziali sospesi nel 2022 con la scusa del Covid: tutti erano convinti che la deregulation sarebbe proseguita e quasi nessuno si è preoccupato di mettere da parte i soldi, preferendo il calciomercato. Così ora tante squadre non possono pagare, e non vogliono nemmeno la multa che un normale accordo di rateizzazione col Fisco prevede. La richiesta di una proroga è già stata bocciata in Consiglio dei ministri ma il calcio non si arrende”.

“Lunedì in Commissione Bilancio c’è stata un’audizione in cui un Lotito scatenato ha interrogato il n.1 della Serie A Casini (che lui ha fatto eleggere), e incalzato il direttore dell’agenzia delle Entrate Ruffini, per fargli dire che non ci sono ostacoli tecnici alla rateizzazione. Per poi concludere, soddisfatto: “Bene, allora è solo una questione politica”. E quelle si risolvono”.

“Pochi giorni dopo è spuntato l’emendamento. Non c’è la firma di Lotito ma la paternità è chiara. Il testo ripropone l’ipotesi di spalmare il debito sui prossimi 5 anni, con 60 rate mensili di cui le prime tre da saldare subito, ma soprattutto senza nessun interesse (niente mora del 10%) o penalizzazioni sportive (non sia mai la Figc di Gabriele Gravina, che non condivide il principio, dovesse mettersi di traverso)”.

Emendamento firmato da tutti i partiti. Come scrive il Fatto, l’iniziativa già ribattezzata come lodo Lotito è riuscita incredibilmente a mettere d’accordo l’intero arco costituzionale della politica italiana. Non il governo, il cui parere rimane sfavorevole”. “Non c’è nessun regalo perché pagheremo tutto – spiega Lotito – ci avevano promesso una rateizzazione, senza quella prospettiva nessuno avrebbe sospeso i pagamenti. Al cinema hanno dato un miliardo a fondo perduto, allo sport nulla ma siamo noi il vero ammortizzatore sociale: i romani dicevano, panem et circenses!”. L’emendamento sarà votato la prossima settimana. La Lazio è uno dei quattro club (con il Torino di Cairo, la Sampdoria e il Verona) che hanno rinviato tutti i pagamenti da inizio anno, e dovrebbe sborsare 40 milioni di arretrati”.

Che dire? Una sola parola: vergogna.

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