Cateno De Luca prosegue la sua marcia di (ri)avvicinamento a Messina e si prepara a un’altra serata di schiaffi da recapitare ai Ghost della politica di Taormina. Il leader di Sud chiama Nord nella giornata di sabato ha lanciato nuovi segnali, abbastanza chiari, sulla volontà di rituffarsi quanto prima nella sua mai dimenticata Messina, pronto ad entrare in gamba tesa nelle vicende politiche dello Stretto.
“Sono orgoglioso di Messina. Oggi (sabato, ndr) ho trascorso la mia giornata a Messina con Federico Basile Sindaco di Messina, gli assessori, la governance delle partecipate municipali, i consiglieri comunali e di quartieri e i rappresentanti dei comitati cittadini di Sud chiama Nord. Questa città nel 2018 era morta senza arte né parte e noi siamo riusciti a risuscitarla e farla diventare un esempio di buona amministrazione. Federico Basile sta facendo un eccellente lavoro ma non tutta la squadra riesce a tenere i suoi ritmi quindi bisogna individuare le soluzioni per allineare il lavoro di tutti ed evitare cali di tensione. La mia trentennale esperienza amministrativa mi consente di poter essere ancora utile a Messina e lo faccio con amore e nel rispetto dei ruoli. Se a qualcuno da fastidio la mia presenza in città se ne faccia una ragione … noi siamo la squadra che ha salvato Messina dal baratro e continueremo ad essere squadra per far volare Messina senza se e senza ma”.
Eccolo il gran rientro alle porte di De Luca a Messina. Una prospettiva che comincia a prendere forma e che, a quanto pare, lo vedrà intanto probabilmente nel ruolo di esperto, pronto a mettere alla frusta assessori e incaricati delle partecipate. C’è ovviamente il benestare totale del sindaco Basile, che gode di una forte considerazione nelle gerarchie deluchiane e nei prossimi anni potrebbe anche ritagliarsi uno spazio importante oltre Messina nei piani del leader. De Luca si calerà nuovamente nella realtà di Messina con un sostanziale ruolo di regista e “guastafeste”. Da un lato si rimetterà in cabina di regia perché Messina resta centrale nel progetto del suo movimento ed è una roccaforte da difendere, dall’altro lato il parlamentare stimolerà evidentemente la reazione dei suoi avversari. Ed è quello che vuole De Luca, innescare un crescendo rossiniano di conflittualità politica che lo riposizionerà al centro del ring e lo metterà nelle condizioni per lui ideali di valutare gli equilibri e magari di far saltare il banco. A Messina oggi da esperto e poi domani chissà. Nel 2025 si vedrà.
Intanto, dopo la relazione annuale in Consiglio che lo ha visto incontrastato protagonista giovedì scorso in aula, stasera De Luca sarà di nuovo protagonista a Taormina, alle ore 19:30, in piazza Duomo. “A te il microfono”, “un confronto con la comunità sulle cose fatte e sulle cose da fare”. Il sindaco torna in piazza un mese dopo l’appuntamento che aveva preceduto le Europee e sarà interessante anche vedere come risponderà stavolta la piazza stessa che in quella occasione non era affollata come nella campagna elettorale delle Comunali 2023.
“Domenica invece tutti i leoni da tastiera che hanno espresso critiche ed illazioni sul mio operato potranno prendere il microfono e criticarmi pubblicamente, mentre i cittadini che vorranno chiarimenti potranno chiederli senza alcuna limitazione”. La sfida De Luca l’ha lanciata, e nella pletora di oppositori che lo criticano e di auto-candidati (perdenti) a sindaco che lo vorrebbero detronizzare, è presumibile che ovviamente nessuno avrà gli attributi per presentarsi in piazza Duomo per prendere la parola e confrontarsi con Scateno. E così De Luca già pregusta un’altra serata da mattatore in cui passeggerà sulle rovine della politica taorminese e la prenderà a schiaffi o forse è decisamente meglio dire a “timpulate”. Sarà un happening estivo a suon di staffilate a tutto campo, saltellando sul velluto tra “stupratori”, “evasori”, “saccheggiatori” e “dissestatori”. Una conferma del tema politico post-Europee, con De Luca che a Taormina si riprende subito la scena e i suoi modesti oppositori che, dopo avergli consegnato le chiavi della città, fanno quasi tenerezza. Ad oggi possono soltanto soffiare sulle sventure altrui, espiare i loro peccati e farsi il sangue amaro, nell’impotenza di sterili macumbe in salsa paesana.
Le Europee hanno visto passare De Luca a Taormina dalle 4 mila preferenze del 2023 al migliaio di adesso, qualcosa significa al netto di chi filosofeggia sull’astensionismo, ma il 9 giugno quelli del fronte locale anti-De Luca hanno visto una luce che per loro non esiste. La gente non ha spostato il suo gradimento verso altri rappresentanti politici locali, semmai non ha riconfermato il suo innamoramento verso l’attuale sindaco. I cittadini non hanno gradito le dinamiche del primo anno di questa Amministrazione, a partire dalle troppe assenze del sindaco. I taorminesi hanno mandato un telegramma a De Luca e il loro sentimento, delusione o incazzatura che fosse, lo hanno espresso nelle urne o disertando direttamente l’appuntamento. Ma attenzione perché la volubilità del taorminese è un fattore, è sempre stata un pendolo bifacciale in costante oscillazione sino alle prossime elezioni, in grado di spostarsi in qualsiasi istante e che va assai oltre le bollette o altre questioni del momento. De Luca, non a caso, lo ha fiutato il clima e ha ripreso a caricare a testa bassa, tornando al palazzo municipale e poi divertendosi con l’assolo della relazione in Consiglio.
Ora Cateno vuole riprendersi la scena a Messina, si spiana il terreno per blindare lo Stretto e prepara le prossime mosse palermitane per capire i margini di agibilità e avrà tempo e modo per dedicarsi: a Taormina può dormire sonni tranquilli perché dall’altra parte non esiste uno straccio di opposizione che possa ribaltarlo e neanche fargli il solletico. C’è un groviglio di avversari privi di caratura, niente truppe, non hanno le idee chiare e, al di là di qualche timida sortita o fiammate di livori personali, soprattutto hanno zero appeal, non fanno breccia nell’elettorato, che non intravede ad oggi nessuna leadership alternativa a chi governa. Oggi è cosi, poi domani chissà.
L’unico ostacolo lungo la strada dei piani di rilancio di De Luca, tutto al più, rimangono le truppe di casa propria, l’assetto del suo movimento che rimane totalmente a trazione cateniana e l’eccesso di fiducia sine die del capo nei suoi colonnelli, che galleggiano beati e felici all’ombra del leader, hanno fatto danni e altri ne faranno, non rappresentano un valore aggiunto eppure sono stati graziati pure nelle riflessioni sul voto delle Europee. Il tema della pesca miracolosa dei gregari-strateghi si porrà fatalmente anche per le future elezioni a Taormina. Ma questa è un’altra storia.


