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CR7, Elkann e 4 donne: la vera fine di Agnelli

Ormai era una solo questione di tempo e la sentenza è stata eseguita, prima ancora di quelle che potrebbero infliggere al club sanzioni, penalizzazioni se non addirittura sancire una seconda retrocessione in Serie B. Sulla presidenza di Andrea Agnelli c’era un alone da vero e proprio “dead man walking” e la resa dei conti si è materializzata al tramonto di novembre, con il fiato sul collo della Procura di Torino e una governance che era ormai accerchiata dalle inchieste e dal

L’Andrea di casa Agnelli ha vinto 9 scudetti di fila vanificando però quel record con l’ossessione di provare a vincere a tutti i costi la Champions League e andandoci anche vicino con due finali perse nel 2015 e nel 2017. Ma nel frattempo i conti societari si sono riempiti di debiti per inseguire l’ossessione di quell’obiettivo, con l’idea di tenere a distanza le rivali in Italia prendendosi i loro big e soprattutto la strategia di mettersi a competere in Europa con il Real Madrid, il Psg e il Manchester City. Da qui l’adesione al progetto per la Superlega che è finito prima ancora di iniziare e le scelte più folli, due tra le tante che hanno segnato l’inizio della fine: prima l’acquisto record per 90 milioni di Gonzalo Higuain, pagando la clausula dell’allora centravanti del Napoli, e poi soprattutto il vero detonatore del disastro bianconero: l’operazione Cristiano Ronaldo, che voleva portare il club sui livelli delle big d’Europa e alla fine, invece, ha massacrato i bilanci della Juventus senza portare quella Champions tanto agognata e suscitando le ire di una squadra che si è squagliata sotto il peso insopportabile della “prima donna” portoghese.

John Elkann lo aspettava al varco il suo “amato” cugino e non sarà un caso che le notizie più dure sulla situazione della Juve siano arrivate da qualche tempo a questa parte, puntuali, con un cannoneggiamento mediatico senza tregua dalla stampa di proprietà della famiglia.

A costruire la trappola, alla fine, però è stata una donna Suzanne Heywood, managing director di Exor e presidente di Cnh Industrial Nv. Lo racconta La Verità, in un pezzo di Gigi Moncalvo – cronista da sempre molto informato sulle vicende di casa Juve – in cui ricostruisce il cda della Juventus ed il ruolo delle donne.

Prima però occorre ricostruire il quadro in cui tutta questa bufera si è materializzata. Entro il 31 dicembre ogni S.p.A. deve riunire il consiglio e firmare i bilanci, quella della Juventus è stata rinviata, nei giorni scorsi, al 23 novembre e facendo la furba ha indispettito la Procura. Uno dei revisori dei conti, sentita l’aria che tirava, ha rifiutato di firmare il bilancio. Che il GIP non abbia concesso gli arresti domiciliari è una cosa che può essere respinta e la Procura di Torino ha fatto appello contro la decisione. Tutto nasce da un gesto di arroganza dalla Juventus nel momento in cui se n’è andato Cristiano Ronaldo dall’Italia su cui si sarebbe dovuto discutere su una buon’uscita segreta”.

“Lui ed il suo agente volevano che fossero chiariti anche gli stipendi arretrati, quelli legati al periodo Covid in cui la Juventus ha sostenuto che i giocatori molto generosamente avevano rinunciato a 4 mensilità, ma non è vero, era una sola mensilità. Quando questi calciatori venivano venduti, come Emre Can, nel contratto di trasferimento c’era previsto che le mensilità cui avevano rinunciato questi giocatori gli sarebbero state pagate anche cambiando squadra. Emre Can aveva rinunciato fittiziamente alle mensilità perché poi, una volta al Borussia Dortmund, gli sono state pagate: questo è gravissimo per i bilanci”.

“I dirigenti della Juventus hanno avuto un atteggiamento omertoso sulla questione di Cristiano Ronaldo e c’era stata addirittura una convocazione per il portoghese di essere interrogato in Italia, ma i suoi avvocati se ne sono guardati bene. Si parla di arroganza nei confronti della GdF, la Procura e di reati penali. Se avessero semplicemente detto la verità su Ronaldo e mostrato la cosiddetta “carta segreta”, la Juventus avrebbe collaborato”.

A guidare le operazioni è stata, come detto, Suzanne Heywood. È la nuova luce delle pupille di John Elkann. Sul sito della Juventus è indicata come «amministratore» (…) del club. In realtà da pochi mesi è il braccio armato di Jaky e plenipotenziaria per gli affari anche della Juve, che ormai era diventato un ex-assett. Ex Mc-Kinsey, è anche membro del cda dell’Economist (di cui Elkann è editore).

È stata lei a costruire la trappola in cui è caduto Andrea Agnelli. Diciamolo subito: l’ex presidente della Juve non si è dimesso, è stato «dimesso», lo hanno costretto ad andarsene, si è trovato in minoranza nel consiglio (si parla di sei voti contro, un indeciso a tutto, Pavel Nedved, e solo due a favore, lo stesso Agnelli e il suo fedele Francesco Roncaglio). Secondo una ricostruzione di buona fonte, l’ex presidente della Juve si era presentato pieno di certezze e sicuro di sfangarla un’altra volta. Contava sul fatto che il cugino John Elkann – il vero proprietario della Juve -, non volesse affondare il colpo decisivo. Si basava su questa errata convinzione: «Fino a che non sarà terminata l’inchiesta della Procura della Repubblica, Jaki non avrà il coraggio di farmi fuori: sarebbe ingiusto e di cattivo gusto colpevolizzarmi e non credere nella mia innocenza fino a prova contraria e fino all’eventuale rinvio a giudizio o all’esito dell’eventuale processo. Sarebbe una sorta di dichiarazione di colpevolezza ancor prima del termine delle indagini».

Invece il cugino non ha avuto esitazioni. Andrea proprio non se lo aspettava. Possibile che Andrea non avesse capito che era riuscito ad accentrare e fare suo il settore tecnico-sportivo della Juve ma aveva consentito a John di avere in pugno la maggioranza del cda (almeno quattro membri su nove e altri due pronti a saltare sul suo carro) visto che è lui, attraverso la Exor, ad aver aperto e ad aprire il portafoglio ormai da cinque anni a questa parte?

Racconta sempre Moncalvo che, dirette da Suzanne Heywood (con la regia di Elkann), Daniela Marilungo, Assia Grazioli Venier e Caitlin Mary Hughes hanno invertito la direzione del cda e della Juventus, cambiando completamente la storia e la prospettiva di questa vicenda.

Agnelli non si aspettava di essere fatto fuori dalla Juventus. A detronizzarlo, dunque, oltre al cugino, sarebbe stata Suzanne Heywood, managing director di Exor e presidente di Cnh Industrial Nv e nuova luce della pupille di John Elkann. Sul sito della Juventus è indicata come «amministratore» del club. In realtà da pochi mesi è il braccio armato di Jaky e plenipotenziaria per gli affari anche della Juve, che ormai era diventato un ex-assett. Ex Mc-Kinsey, è anche membro del cda dell’Economist (di cui Elkann è editore). È stata lei a costruire la trappola in cui è caduto Andrea Agnelli.

La morale della favola è semplice e chiara: Andrea Agnelli non si è dimesso. E’ stato dimesso.

E, lo stesso Moncalvo, ha ben raccontato che l’ormai ex presidente si è trovato in minoranza nel consiglio (si parla di sei voti contro, un indeciso a tutto, Pavel Nedved, e solo due a favore, lo stesso Agnelli e il suo fedele Francesco Roncaglio). Secondo una ricostruzione di buona fonte, Agnelli si era presentato pieno di certezze e sicuro di sfangarla un’altra volta. Contava sul fatto che il cugino John Elkann – il vero proprietario della Juve -, non volesse affondare il colpo decisivo. Andrea non si sarebbe mai aspettato un «golpe» di questo genere, ha aggiunto Moncalvo.

E i tifosi della Juve a questo punto tremano come in quel 2006 che riemerge dal libro degli incubi peggiori. C’è la matassa della “carta Ronaldo”, elemento centrale dell’indagine Prisma della Procura di Torino sulla presunta alterazione dei bilanci della Juventus, sulle differenze tra i risultati che sarebbero dovuti essere contabilizzati e quelli poi messi a bilancio al 30 giugno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Che cos’è la Carta Ronaldo? Si tratta di una scrittura privata tra il calciatore portoghese e la Juventus, punto chiave dell’indagine sui conti della Juventus. Nel periodo più caldo dell’emergenza Covid il club piemontese aveva dichiarato ufficialmente di aver raggiunto un accordo con giocatori e allenatore, per la riduzione dei compensi. Una manovra inevitabile per portare giovamento al bilancio, costretto a fare i conti con l’azzeramento del flusso di ricavi legato agli effetti della pandemia. La Juve si era impegnata a versare nelle tasche di Ronaldo 19.9 milioni di euro, ovvero la cifra corrispondente a quattro mensilità, anche in caso di cessione ad altra squadra. Ronaldo poi nel 2021 è stato ceduto al Manchester United ma quei soldi non li ha visti. E oggi ha tutta l’intenzione di incassarli. Eccolo il punto esclamativo sul disastro. Tutto parte dai piedi di CR7, tutto può finire per mano del portoghese.

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