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Concessioni balneari, il Consiglio di Stato accelera sulle gare: fibrillazione anche a Taormina

L’ora x per i balneari è ormai prossima. La scadenza del 30 settembre 2027 non può essere interpretata come una sorta di “ombrello” che consenta agli attuali concessionari di proseguire automaticamente la propria attività fino a quella data. È questo, in sintesi, il principio ribadito dal Consiglio di Stato con la sentenza dello scorso 18 agosto, destinata ad avere conseguenze rilevanti sul futuro delle concessioni demaniali marittime in Italia.

Il termine fissato dalla legge come ultima proroga va infatti considerato come limite massimo, e non come una data alla quale le amministrazioni possano semplicemente attendere prima di avviare le procedure di assegnazione. L’indicazione che arriva dai giudici amministrativi è dunque quella di procedere con le gare senza ulteriori rinvii, lasciando il ricorso ai tempi massimi soltanto nei casi in cui sia effettivamente necessario.

Secondo il quadro delineato dalla sentenza, le nuove procedure dovranno essere avviate, in prima applicazione, entro giugno 2027, mentre il subentro dei nuovi concessionari dovrà essere completato entro settembre dello stesso anno. I tre mesi che separano i due termini rappresentano una finestra tecnica pensata per consentire alle amministrazioni di portare a conclusione le procedure, affrontare eventuali contenziosi e organizzare il passaggio di gestione senza creare vuoti operativi durante la stagione balneare.

Il punto centrale è quindi che il 30 settembre 2027 non rappresenta una garanzia di permanenza per gli attuali gestori degli stabilimenti. La scadenza costituisce piuttosto il limite entro il quale dovrà essere completato il processo di riassegnazione, nel rispetto dei principi di concorrenza e trasparenza.

La vicenda si inserisce nel lungo percorso di adeguamento dell’Italia alla direttiva europea Bolkestein e ai principi comunitari che impongono procedure imparziali e competitive nell’assegnazione delle concessioni pubbliche. Un passaggio che interessa un settore particolarmente rilevante dell’economia turistica italiana: nel Paese si contano oltre 12 mila concessioni demaniali marittime e, per anni, il sistema ha prodotto per lo Stato entrate considerate contenute rispetto al valore economico generato dalle attività esercitate sulle spiagge.

Secondo i dati riportati dal Corriere Economia, gli introiti derivanti dalle concessioni di beni demaniali si aggirano attorno ai 100 milioni di euro l’anno, a fronte di un giro d’affari complessivo stimato in circa 15 miliardi di euro.

La questione, naturalmente, non riguarda soltanto alcune realtà locali, ma investe praticamente tutte le principali destinazioni turistiche marittime del Bel Paese, dalle grandi località balneari alle mete più esclusive che hanno costruito una parte significativa della propria economia sull’offerta legata al mare.

E tra queste c’è anche Taormina, dove il tema delle concessioni demaniali marittime viene seguito con particolare attenzione dagli operatori del settore. Anche nella Perla dello Ionio il quadro resta caratterizzato da fibrillazione e incertezza, in attesa di capire come saranno tradotti concretamente i principi fissati dal Consiglio di Stato e quali saranno le modalità con cui le amministrazioni procederanno alle future gare. Per gli operatori, infatti, non è in gioco soltanto la continuità delle attività, ma anche la programmazione degli investimenti, la gestione delle strutture e gli equilibri di un comparto che rappresenta una componente importante dell’offerta turistica della città.

La sentenza del Consiglio di Stato apre dunque una nuova fase. Dopo anni di proroghe, rinvii e interventi normativi, il percorso verso le gare sembra entrare nel vivo. E per le località turistiche che vivono in larga parte dell’economia del mare, Taormina compresa, i prossimi mesi potrebbero essere decisivi per comprendere come cambieranno gli assetti delle concessioni e chi sarà chiamato a gestire gli spazi demaniali nel futuro.

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