“La proposta di regolamento degli affitti brevi lanciata dalla Commissione Europea è basata su una norma che dà facoltà di deliberare ai singoli comuni interessati dal fenomeno. Non è un obbligo quindi, ma uno strumento utilizzabile e valutabile in relazione alle necessità specifiche dei territori. Ciò significa che i comuni che hanno evidentemente maggiori problemi di emergenza abitativa prenderanno provvedimenti in merito, avendone appunto facoltà. Ma i comuni che, al contrario, non si trovano in condizione di difficoltà, potranno fare a meno di qualsiasi intervento limitativo. Per questo motivo, onestamente, non comprendiamo tutta questa preoccupazione e tutto questo allarme per il ‘paventato’ attacco alla proprietà privata”. È il commento di Federalberghi sull’Affordable Housing Act, proposto in sede Ue in merito alla necessità di trovare un criterio unico per regolamentare le locazioni brevi e dare sollievo alla crisi abitativa.
L’Affordable Housing Act è una proposta di regolamento della Commissione Europea presentata a settembre 2026 per contrastare la crisi abitativa e il caro-affitti. L’obiettivo principale non è quello di imporre un divieto generalizzato o regole identiche in tutta Europa, bensì quello di stabilire un criterio unico e comune per identificare le aree ad “alto stress abitativo”.
Questo quadro normativo serve a dare certezza giuridica ai singoli Comuni e alle autorità locali, legittimandoli a intervenire con restrizioni mirate (come limiti alle seconde case o tetti ai giorni di locazione turistica) senza il rischio di violare le norme europee sulla libera concorrenza.
Per capire se un Comune ha il diritto di limitare gli affitti brevi, la proposta introduce un parametro matematico chiaro basato sul rapporto tra i costi immobiliari e i guadagni dei cittadini:
- Rapporto ≥ 8: Un’area è considerata formalmente sotto stress se il prezzo di un’abitazione rappresentativa è pari o superiore a 8 volte il reddito disponibile pro capite dei residenti.
- Tra 8 e 10: In questa fascia, per poter intervenire, il Comune deve dimostrare che questo rapporto è cresciuto costantemente negli ultimi anni.
- Superiore a 10: Sopra questa soglia critica, l’area è considerata automaticamente in emergenza e non servono ulteriori verifiche storiche.
Cosa possono fare i Comuni e le autorità locali. Una volta accertato lo stato di stress abitativo tramite il criterio UE, le autorità nazionali e locali (come i Comuni) ottengono la facoltà di deliberare misure restrittive. La scelta finale resta quindi in mano ai sindaci e ai territori. Tra le azioni possibili figurano:
- Freni agli affitti brevi: Possibilità di porre un tetto massimo ai giorni dell’anno in cui una casa può essere affittata ai turisti.
- Stretta sulle seconde case: Limitazioni all’acquisto o all’utilizzo di immobili per finalità diverse dalla residenza principale.
- Contrasto agli immobili sfitti: Misure per disincentivare la prolungata inutilizzazione delle case.
- Tutela della prima casa: Di norma, chi affitta occasionalmente una stanza o la propria abitazione principale riceve maggiori tutele rispetto alle attività puramente commerciali di chi gestisce numerose seconde case.


