TAORMINA – “La cultura del rischio va promossa, condivisa e portata avanti con determinazione, anche attraverso incontri periodici tra gli esperti del settore. E questo è un messaggio forte che emerge dal confronto strategico che c’è stato a Taormina”. Lo ha dichiarato Roberto Troncarelli, il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, riuniti oggi a al Palacongressi di Taormina per un convegno del CNG sulla nuova strategia di difesa del suolo. Al centro del dibattito il Ciclone Harry e la frana di Niscemi.
Ad aprire i lavori l’intervento del sindaco di Taormina, Cateno De Luca. Presente una nutrita delegazione degli iscritti al CNG di Sicilia, ma anche di Calabria e Sardegna.
“Il segnale che vogliamo dare, e che sin da subito abbiamo voluto trasmettere – ha detto Troncarelli, è di vicinanza alla popolazione colpita, anche in riferimento ai provvedimenti che, non solo sul piano normativo ma anche su quello emotivo, sono importanti. Dover lasciare le proprie abitazioni è sempre un fatto che lascia un segno psicologico dentro. La comunità dei geologi non poteva non essere al fianco della gente e dei territori. I cambiamenti climatici, gli effetti del Ciclone Harry sulla Sicilia e sulle coste della Calabria e della Sardegna, ci dicono che occorre investire in prevenzione. E’ un messaggio che la comunità geologica non si stancherà mai di ripetere. Occorre investire in conoscenza e un confronto con la politica ma anche una giusta convivenza con i cittadini affinché possano essere consapevoli nel convivere con elementi di rischio che derivano da scelte passate e che oggi confliggono con un quadro di pericolosità aggiornato e più recente”.
Nel corso del convegno sono stati analizzate le dinamiche ambientali che hanno riguardato il Ciclone Harry e la frana di Niscemi, con un approfondimento delle criticità legate alla vulnerabilità del territorio, ma si è parlato anche della risposta del sistema emergenziale e dell’esigenza di rafforzare prevenzione, monitoraggio e capacità di adattamento in termini di vivibilità in aree fragili.
I relatori del CNG hanno spiegato quanto possa essere importante la cultura del rischio intesa come l’insieme costruttivo e condiviso di valori, norme e comportamenti all’interno di un’organizzazione che guida la percezione, la gestione e la risposta operativa ai rischi.


