A poche ore dalla passeggiata in armonia, fianco a fianco, a Letojanni, si riapre subito la contesa tra Matteo Salvini e Cateno De Luca e ovviamente a riaccendere i “motori” dello scontro è il sindaco di Taormina.
Il Ministro delle Infrastrutture ieri pomeriggio aveva raggiunto la zona Ionica per i sopralluoghi nelle aree colpite dal Ciclone Harry. Si era quindi recato a Letojanni, dove aveva trovato ad attenderlo De Luca. Via le ruggini e le tensioni. Un saluto cordiale, poi la passeggiata insieme sul lungomare, con un dialogo istituzionale e i buoni propositi per affrontare in sinergia l’emergenza. “Matteo, domani viene pubblicata l’ordinanza? Ma ci sono tutte le richieste che abbiamo fatto, di essere sub-commissari i sindaci per essere più veloci?”, questa era stata la domanda rivolta da De Luca a Salvini, con il Ministro che aveva prontamente rassicurato: “Tutto ai sindaci”. A quel punto De Luca prendeva atto: “Quindi è chiarito che si va veloci e spediti”.
Dal patto del lungomare alla beffa di Palazzo Chigi (o di Palazzo d’Orleans) il passo è stato breve. Nella notte è arrivata l’ordinanza nazionale di Protezione Civile ed ecco che è subito esplosa la protesta di De Luca. “Ma state scherzando??? É arrivata l’ordinanza della protezione civile che complica la vita ai sindaci e allunga i tempi per uscire dal disastro causato dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi. E’ pazzesco quello che hanno fatto”. Così sui social si è subito scatenato, di nome e di fatto, il primo cittadino di Taormina.
“Stanotte è arrivata la bozza di ordinanza della Protezione Civile con i provvedimenti che il governo nazionale ha messo in campo per superare la tragedia del Ciclone Harry e anche per la frana di Niscemi. Ma la montagna ha partorito il topolino, anzi peggio. Non sono previsti sub-commissari. I sindaci non sono stati presi in considerazione e ci troviamo con delle procedure pazzesche. Sono previste deroghe ma ci vogliono solo personaggi specifici che dovrebbero applicarle. I sindaci, al massimo, saranno soggetti attuatori, se il commissario, cioè il presidente della Regione, deciderà di concederlo. Non va bene. Non si parla nemmeno della Bolkestein e dello slittamento al 2033. Di altre risorse non se ne parla. No, forse non avete capito. Non accettiamo che il Commissario (Schifani, ndr) si prenda 30 giorni per fare il piano di interventi, che poi dovrà essere trasmesso al Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, che a sua volta dovrà cercare le risorse e poi, a sua volta dovrà autorizzare il piano, e poi il presidente della Regione dovrebbe indicare i soggetti attuatori. Così arriveremo a giugno e non avremo fatto un ca**o”. Queste le parole di De Luca in un video nel quale contesta l’ordinanza.
Insomma, nell’arco di un paio d’ore il “Tutto ai sindaci” rassicurante di Salvini a De Luca si è tradotto in qualcosa di diverso, con una scelta che forse o probabilmente è stata accompagnata da una valutazione di carattere politico. Decodificando la linea sancita sull’asse Roma-Palermo: sostegno ai territori e disponibilità a stanziare le risorse, che per forza di cose arriveranno e dovranno essere anche ingenti, ma l’emergenza sarà nelle mani del commissario incaricato dal Governo Meloni – e cioè il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – e, di conseguenza, niente nomina dei sindaci a sub-commissari.
I soliti malpensanti immaginano, senza troppo retroscenismo, che l’impianto complessivo dell’ordinanza possa aver contemplato anche o soprattutto la volontà di non dare troppo potere in primis a Cateno De Luca nella zona Ionica. D’altronde oggi è il tempo dell’emergenza, domani sarà il momento delle Regionali e si sa che il sindaco di Taormina, che nella zona Ionica domina la scena e ha la sua “roccaforte”, punta a dare l’assalto alla Presidenza della Regione. E allora magari pure l’attuale governatore, nella sua qualità ora di Commissario per l’emergenza, nei suoi dialoghi romani per la preparazione di questa ordinanza non si sarà “appassionato” all’idea di concedere troppo spazio operativo ai sindaci e ad uno in particolare rispetto alle procedure che poi dovranno riguardare la gestione operativa dell’emergenza e le relative figure a cui affidare le iniziative nei territori. In fondo la politica a volte è abbastanza scolastica nella sua trama e nelle sue conseguenti declinazioni attuative. Non c’è molto da interpretare. L’emergenza in Italia non fa eccezione. Meno che mai in Sicilia. E adesso il braccio di ferro sull’ordinanza per il dopo Ciclone spiana la strada a un’altra polemica.


