Rieccola Carlotta Previti. La professionista messinese oggi componente del Nucleo per le politiche di coesione della presidenza del Consiglio dei Ministri e figura considerata e apprezzata del Governo Meloni, torna al centro della ribalta messinese e finisce sotto i riflettori della campagna elettorale per le elezioni. E’ una presenza che non passa inosservata e fa rumore. Previti, vicesindaco della Giunta di Cateno De Luca a Messina, era stata una grande artefice di quella stagione politica e amministrativa, non a caso era lei la candidata designata da De Luca per raccoglierne l’eredità nel 2022. Così stavano le cose sino a 5 minuti prima della scelta di “catapultare” in politica attiva Federico Basile e lanciare lui verso la fascia tricolore.
Previti è stata una protagonista indiscussa di un lustro amministrativo a Messina, dal 2018 al 2022 al fianco di De Luca e poi fu assessore della Giunta Basile. Scelse di dimettersi con una lettera d’addio, giovedì 23 febbraio 2023, dopo nemmeno un anno dall’elezione dell’ora dimissionario Federico Basile. Quella silenziosa uscita di scena è diventata uno spartiacque per la Giunta Basile ma prima ancora una perdita pesantissima per De Luca e per il progetto di Sud chiama Nord.
Adesso il nome di Carlotta Previti aleggia un pò come uno “spettro” sulla partita politica messinese, perché diversi la vorrebbero in campo proprio contro Basile-De Luca e non è difficile realizzare che sarebbe lei, in assoluto, l’avversario più scomodo, il nome più temibile, che potrebbe mettere in discussione la rielezione di Basile. Dipenderà anche dalla voglia di vincere o piuttosto di perdere a Messina che potrà avere il centrodestra (Naxos docet), guardando alle geometrie variabili e alle porte girevoli delle Regionali 2027. Ma non sembrerebbe neppure che ci sia una disponibilità della Previti in tal senso. E d’altronde sarebbe un passo indietro per una che a Messina ha già dimostrato di saper incidere e oggi si è conquistata un’altra ribalta di più alto livello.
Nel frattempo si è accesa la polemica tra De Luca e la Sottosegretaria Matilde Siracusano, e a difesa della parlamentare di Forza Italia si è schierata apertamente proprio Carlotta Previti. A quel punto, è arrivata la risposta, affidata da De Luca al “fedelissimo” Danilo Lo Giudice. Questo è il post social del sindaco di Santa Teresa di Riva e coordinatore regionale di Sud chiama Nord.

Lo Giudice, insomma, non le manda a dire a Previti. E poco dopo è arrivata la risposta di Previti, che si è posta in maniera altrettanto diretta. Eccolo qui il post social con la replica.

Chi ha ragione e chi ha torto? Difficile dire se nel ragionamento abbia ragione la Previti oppure la Previti, giusto per farsi venire qualche dubbio nella risposta.
Al sindaco di Santa Teresa va ribadita, ancora una volta, la solidarietà e la vicinanza perché vive una fase molto difficile per i gravissimi danni subiti dalla sua città nei terribili giorni del Ciclone Harry. Detto ciò, Lo Giudice in questo caso ha sbagliato tempi, modi, contenuti e stile di quella replica. La postura di “trincea” ci sta e anche la dichiarazione politica d'”amore”, perché è chiaro che Lo Giudice dovrà sempre tenere quella posizione, da qui all’eternità. Ma in una fase del genere sarebbe molto meglio che il giovane sindaco di Santa Teresa dedichi le sue energie alla drammatica situazione della ripartenza di Santa Teresa. Tutte le energie, nessuna esclusa. Si batta solo per quello e non sprechi tempo appresso a polemiche evitabili, che diventano materia impervia e terreno scivoloso.
Lo Giudice s’immola per De Luca assai più di Previti per Siracusano. Asserisce: “Non riconosco più Carlotta Previti” e poi aggiunge: “Non era lei che nel 2018, al nostro fianco, combatteva quegli ambienti che poi gli hanno spianato la strada per Roma dove da qualche anno vive e pontifica?”. In realtà sono gli stessi ambienti di centrodestra che a seconda dei chiarori di luna (o delle “Lune”) sono belli o brutti, da assediare o con i quali dialogare. Sono i medesimi salotti nei quali a Roma si stava aprendo qualche tempo fa un varco nel centrodestra e un pezzo di quella sponda l’aveva costruita anche Lo Giudice. O no? Sono quegli stessi salotti che all’Ars hanno consentito a Sud chiama Nord di mantenere il gruppo in Aula, anche con soli tre parlamentari, in deroga al regolamento vigente, e quindi salvando la rappresentanza parlamentare con tutti i relativi aspetti annessi e connessi che quella deroga hanno consentito e spettano a ogni gruppo parlamentare.
Insomma non è stata una scelta felice quella di andare a fare la morale alla Previti, che – alla prova dei fatti – si è dimostrata preparata e capace. Molto più incisiva e determinante di tutti i vari “fedelissimi” della prima e seconda linea di De Luca, messi insieme e moltiplicati per tre. Una che potrebbe fare scuola e dopo scuola sui fondi europei a una larga parte della politica siciliana. Una che ha fatto arrivare una lunga serie di finanziamenti a Messina nell’era De Luca. Bravo è stato Cateno De Luca nella felice intuizione di saperla scegliere e bravo nel darle spazio e fiducia nella sua sindacatura. L’errore fatale però è stato quello di lasciarla andare via, sottovalutando il peso e l’impatto di quell’uscita. Così la storia ha preso un’altra direzione, come sempre accade quando si fanno delle scelte e delle valutazioni. C’è chi preferisce puntare sul talento libero e autonomo. E chi sui gregari che si mettono l’elmetto, piuttosto che su personalità più importanti e forse, in prospettiva, meno gestibili.
Alla fine della fiera Carlotta Previti è un’“ingrata” o piuttosto è una che crea qualche inquietudine nella sua ex casa politica, perché è chiara la percezione che abbia fatto bene a Messina da amministratrice e continua a fare bene oggi al Governo del Paese? Forse, dopo la sua esperienza in Sud chiama Nord, Previti avrebbe dovuto scegliere l’oblio professionale e la clausura politica sine die? Da braccio destro di De Luca a risorsa di un Governo, Previti ha sbagliato a salutare e varcare lo Stretto per andare a Roma o lo sbaglio è stato quello di non aver una chance di sindacatura a chi quella opportunità se l’era costruita sul campo e quindi di aver poi ristretto le prospettive di una figura che aveva fatto la differenza?
Una cosa è certa rispetto al siluro recapitato da Lo Giudice nei confronti della Previti: nel manuale della vita, prima ancora che della politica, i galantuomini non devono mai attaccare una donna declinando dei pro-memoria. Non rinfacciano né alludono. La vita semplicemente ha le sua stagioni e segue le sue mille dinamiche. C’è sempre un inizio e una fine, e tutto ha il suo perché. Il finale di ogni capitolo non è un punto di vista. La storia non è un test di devozione e per scriverla serve decisamente qualcosa in più.


