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Caos a destra. Tajani e Salvini si scontrano su Modena: e per il 2027 spunta la “mina vagante” Vannacci

I tragici fatti di Modena, legati all’auto lanciata contro la folla, hanno riacceso una scollatura ideologica all’interno del centrodestra, evidenziando le visioni distanti tra Forza Italia e la Lega su alcuni temi dell’agenda di governo e la necessità di chiarire i futuri equilibri.

Matteo Salvini è tornato a rilanciare la necessità di una stretta intransigente sulla sicurezza, invocando la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione immediata per gli stranieri che commettono reati. A stretto giro è arrivata la replica più prudente del segretario azzurro Antonio Tajani. Il vicepremier e leader di Forza Italia ha ricordato con fermezza come il responsabile del terribile gesto compiuto a Modena sia a tutti gli effetti un cittadino italiano nato a Bergamo, vanificando di fatto l’applicabilità di espulsioni o revoche documentali e invitando l’alleato alla prudenza.

Questa frattura non rappresenta un episodio isolato, ma l’ennesima spia di una tensione strutturale che attraversa la maggioranza sui temi della cittadinanza, dell’integrazione e della gestione della sicurezza. Da un lato la Lega persegue una linea marcatamente identitaria, appoggiata dalle posizioni ancora più radicali di Roberto Vannacci – il quale in queste ore ha nuovamente evocato il concetto di “remigrazione” – mentre dall’altro Forza Italia difende un approccio moderato, garantista e ancorato al rispetto delle regole costituzionali.

Giorgia Meloni, intenzionata a mantenere un profilo istituzionale ed europeo per Palazzo Chigi, si ritrova a dover mediare continuamente tra queste due anime, consapevole che le fughe in avanti possano rischiare di logorare l’immagine internazionale del governo.

Il vero banco di prova per gli equilibri della coalizione si giocherà tuttavia più a lungo termine, con lo sguardo già rivolto alle elezioni politiche del 2027. A complicare lo scacchiere politico è la nascita di Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dallo stesso Roberto Vannacci dopo la rottura formale e l’addio alla Lega. Quella che inizialmente sembrava una convivenza forzata all’interno del Carroccio si è trasformata in una scissione che rischia di attrarre parlamentari ed esponenti delusi, creando un polo autonomo di destra populista e sovranista che preoccupa non poco i vertici di Fratelli d’Italia.

La figura del generale rappresenta un rebus di difficile risoluzione per Giorgia Meloni. La premier sa bene che una forza politica posizionata così a destra, pur non avendo numeri travolgenti, possiede un forte valore simbolico ed elettorale capace di sottrarre voti preziosi alla coalizione. Per questo motivo, a Palazzo Chigi si studiano già le contromisure, comprese possibili modifiche alla legge elettorale sul fronte delle preferenze, per capire come gestire la competizione ed evitare che l’ex militare si trasformi in una mina vagante per la tenuta del centrodestra.

Il grande interrogativo politico resta dunque legato alla possibilità di accogliere Vannacci all’interno dell’alleanza di governo per il 2027. Se da un lato il generale si dice pronto a correre anche da solo pur mantenendo aperti i canali di dialogo, dall’altro l’ipotesi di un suo ingresso formale in coalizione trova la netta e invalicabile opposizione della componente moderata guidata da Tajani. Riuscire a blindare i confini della destra senza perdere pezzi e, allo stesso tempo, senza snaturare il profilo moderato ed europeo della coalizione sarà la sfida più complessa per la leadership di Giorgia Meloni nei mesi a venire.

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