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Bulli con le bombe. Trump e Netanyahu “giocano” alla guerra, così il Mondo vede l’abisso

Il mondo osserva con un sentimento sempre più dilagante di diffusa impotenza e profonda angoscia l’azione avviata da Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran. E’ l’ennesimo capitolo di una spirale planetaria di violenza che sembra non avere fine ma stavolta il pericolo è quella di un’escalation fatale per un Mondo che da tempo è già sull’orlo dell’abisso. Donald Trump e Benjamin Netanyahu si stanno assumendo una responsabilità pesantissima davanti alla comunità internazionale.

L’idea di porre fine ad un regime violento e sanguinario come quello che affligge l’Iran e gli iraniani sarà sempre una battaglia da condividere, senza alcun dubbio. Ma un’iniziativa unilaterale, portata avanti da due Stati senza alcuna informazione preventiva o condivisione strategica con altri Paesi, è un’altra storia, che ribalta la prospettiva e rischia di destabilizzare il quadro geopolitico dell’intero Medio Oriente.

Trump e Netanyahu stanno diventando interpreti e simboli di una visione del mondo dove ci si può svegliare la mattina e decidere liberamente di attaccare un altro Stato. Far partire una raffica di missili come fosse il lancio di un pacco di caramelle. Un modus operandi nel quale imperano il principio della forza bruta e il nazionalismo più intransigente. Si deborda nell’illusione di risolvere i problemi con la violenza del più forte e la follia della contesa militare prende il sopravvento a briglie sciolte sul dialogo. Non funziona così.

Non siamo più di fronte a crisi isolate, ma a una vera e propria catena globale di leader politici che confondono l’opportunità di liberare i popoli dai dittatori con il non diritto di attaccare altre Nazioni in piena autonomia, senza rendere conto a nessuno. Dall’Ucraina al Medio Oriente, la politica sembra aver abdicato alla sua funzione primaria: risolvere i conflitti senza spargimento di sangue. Invece di tessere tele di pace, i potenti si rifugiano dietro gli arsenali, promettono “vittorie totali” che in realtà destabilizzano i territori in nome delle solite mire colonialiste, rivisitate in una chiave più moderna. E queste guerre producono solo macerie, devastanti e morti. Vittime innocenti.

E’ il fallimento della diplomazia, è il dramma di una politica che si rifugia nel bullismo di Stato e mostra i muscoli con le armi perché non ha gli attributi per sedersi a trattare ad un tavolo. Ogni bomba sganciata, ogni attacco “preventivo” o “punitivo” non fa che alimentare il risentimento e preparare il terreno per un conflitto successivo.

Netanyahu, con la sua strategia di “guerra senza limiti” a Gaza e l’allargamento del conflitto contro l’Iran, finisce per inseguire obiettivi che calpestano il diritto internazionale e ignorano un costo umano che si fa incalcolabile.

Trump, d’altro canto, promuove una diplomazia basata sui diktat e sulla pressione militare estrema, troppo spesso scavalca le Istituzioni multilaterali come l’ONU in favore di organismi privati o accordi di potere personali. La politica del Tycoon segue l’individualistica visione personale del “faccio tutto io” ed è una postura di governo che non si addice alle politiche che deve porta avanti un Presidente degli Stati Uniti. Il Presidente della Nazione più potente del mondo.

Con questo metro di valutazione delle cose, che non risolve la guerra in Ucraina perché lì invece Trump gira al largo da Putin e non vuole affrontarlo, la politica smette di essere l’arte del possibile per diventare il copione della distruzione a convenienza. Si è perso di vista il fatto che le armi non risolvono le radici dei problemi – la povertà, le ingiustizie storiche, le divergenze ideologiche – ma le esasperano soltanto.

Il risultato è un pianeta che brucia in vari punti, con le popolazioni che pagano il prezzo più alto mentre i potenti si scambiano minacce dai loro palazzi e fanno sganciare bombe ai loro eserciti. Questa “società globale di guerra” è dentro un vicolo cieco: finché la vittoria sarà misurata in tonnellate di tritolo e non in accordi duraturi, il mondo continuerà a scivolare pericolosamente verso l’abisso. E’ un baratro che rischia di far approdare tutti nello sprofondo di un punto di non ritorno.

È tempo di chiedersi: dove ci sta portando tutta questa stagione di conflitti? Se la risposta è solo altra morte e altra distruzione, allora significa che la politica ha fallito la sua missione. Se non saremo capaci di rimettere al centro l’umanità e il compromesso, la storia non ricorderà chi avrà vinto le guerre, ma solo il deserto assoluto che i leader di oggi avranno lasciato in eredità alle generazioni future.

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