“Grandinate con chicchi grandi come palline da golf nelle Marche e in Abruzzo, decine di feriti, raccolti e abitazioni devastati. Incendi fuori controllo in Sicilia, famiglie evacuate e un vigile del fuoco morto durante le operazioni di spegnimento. Al Sud avanza la siccità. Mentre l’Italia brucia, annega e si inaridisce, il governo Meloni continua a negare la crisi climatica e a bloccare le politiche necessarie per affrontarla”. Lo ha dichiarato Angelo Bonelli, segretario di AVS.
“Il negazionismo climatico ha generato una tassa che costa agli italiani oltre 20 miliardi di euro l’anno. Di questi, 12 miliardi, secondo quanto calcolato da Confesercenti, sono dovuti ai maggiori costi energetici per il raffrescamento e agli effetti economici delle ondate di calore. A questi si aggiungono i danni all’agricoltura e quelli causati da incendi, tornado ed eventi meteorologici estremi”, spiega Bonelli.
“I numeri parlano chiaro: in Italia la temperatura media è già aumentata di circa 2,5 gradi rispetto a un secolo fa, un valore più che doppio rispetto alla media globale. Inoltre, il 28% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e 2,4 milioni di famiglie vivono in povertà energetica”.
“Da quando governa Giorgia Meloni, la destra non ha speso una parola sulla crisi climatica né ha approvato un solo provvedimento per affrontarla. In Europa vota contro la legge sul ripristino della natura, contro il Green Deal e boicotta la transizione ecologica. A Giorgia Meloni interessa di più cambiare la legge elettorale che costruire un sistema efficiente di prevenzione e di spegnimento degli incendi che stanno devastando il Paese. Questo è il prezzo del negazionismo climatico della destra”, conclude Bonelli, che ha promesso: “Se qualcuno spera che ci divideremo, che non riusciremo a trovare una sintesi, si rassegni. Abbiamo le idee chiare e già tante proposte condivise, dagli investimenti nella sanità ai provvedimenti sul lavoro e sui salari. E siamo tutti d’accordo nel dire no agli impegni presi in sede Nato sull’aumento delle spese militari, al riarmo nazionale, mentre siamo d’accordo sullo sviluppo di una difesa comune europea. Al momento di stringere sul programma di governo, saremo in grado di farlo”.


