Il Bataclan e gli attacchi a Parigi del novembre 2015, insieme alla strage alla rivista satirica Charlie Hebdo l’anno precedente, hanno segnato un punto di svolta in Francia e in Europa.
I dieci terroristi affiliati all’organizzazione terroristica jihadista, proclamatasi Stato Islamico – che uccisero 130 persone tra il Bataclan, diversi bar e incroci della capitale francese e allo Stade de France – riuscirono a scuotere nel profondo il senso di sicurezza degli europei.
“Ricordo chiaramente di avere visto il fuoco che usciva dalla canna del fucile. Ricordo di essermi sdraiato a terra e di aver visto il volto di una ragazza che guardava il terrorista ancora in piedi, immobile, e le persone che la afferravano e la gettavano a terra”, dice a dieci anni da quel giorno Arthur Denouveaux, che oggi presidente l’associazione delle vittime Life for Paris.
“È stato un altro campanello d’allarme per me: devi andartene, devi correre il più lontano possibile. Poi ricordo di aver strisciato sui corpi. Credo che la maggior parte di essi non fosse morta, più che altro fingeva di esserlo, ma ricordo alcuni volti che”, prosegue Denouveuax in un’intervista all’Associated Press, “ritengo fossero sicuramente morti. E sapete, mi ci sono voluti alcuni mesi per togliermelo dalla testa”.
Fonte: Euronews Italia


