“La Città di Messina ha un solo leader politico e sono io. Difenderemo a tutti i costi Messina. Ora comincia la terza fase e da qui passerà lo scardinamento del malaffare della politica siciliana”. Così Cateno De Luca incorona Cateno De Luca e lancia ufficialmente la campagna elettorale a Messina che vale la possibile rielezione del suo candidato, il dimissionario sindaco Federico Basile. Si apre una campagna elettorale che si scrive Messina, ma si legge come un antipasto delle Regionali 2027.
De Luca sgasa e arremba, alza i decibel e tuona senza tregua, alla De Luca. A Messina si gioca tutto e lo si capisce dall’impostazione del comizio di ieri sera. Basile ha fatto un intervento di 21 minuti, De Luca ha parlato per 68 minuti. Due numeri e una sproporzione che sono la fotografia nitida e netta della prospettiva tracciata. Ancora una volta De Luca prova a trascinare all’obiettivo Basile. Stavolta Basile, rispetto a quattro anni fa, avrà più esperienza da portare sui palchi e più “pelo politico” da mettere in campo. Ma poi a dover fare la differenza, ancora volta, dovrà essere di nuovo, sempre lui, il leader.
E qui bisognerà anche vedere se il centrodestra giocherà una partita a vincere o per perdere. Le elezioni andranno in scena a fine maggio, in realtà il risultato lo si potrà già verosimilmente già intuire o immaginare molto prima del giorno in cui i messinesi entreranno in cabina. Il verdetto si paleserà già nel momento stesso in cui uscirà il nome del candidato del centrodestra e si avrà la percezione di una candidatura competitiva o perdente. Più distaccata e lontana dai sogni di gloria l’area di centrosinistra, che potrebbe tuttavia recitare un ruolo non marginale se non addirittura decisivo, se per caso la tornata dovesse poi finire al ballottaggio. Molto dipenderà, anche da qui, dal livello di competitività del candidato del campo largo, che potrebbe spianare la strada agli avversari o costringerli al secondo round. Nel 2022, come si ricorderà, Basile vinse al primo turno ed è quello che De Luca proverà a ripetere, cercando di evitare quel secondo turno la cui imprevedibilità, da sempre, è per tutti una potenziale trappola. Tanto più quando non ci sono più le liste a trascinare ma è il candidarsi a presentarsi da solo all’elettorato.
“Io non avrei mai svenduto la città per un posto di assessore nella giunta Schifani. Questo lo ribadisco a caratteri cubitali: non mi faccio ricattare da nessuno ed ho detto No”, ha dichiarato De Luca. Oggi, se questa città non è più un bancomat per i vecchi politicanti, è grazie a me e al sindaco Basile. Oggi le partecipate producono utili. A tutti i big nazionali e del quartierino ricordo che Messina si governa con i fatti: quelli che abbiamo fatto noi, portando in città milioni e milioni di finanziamenti, risanando i conti e raggiungendo risultati concreti. Quello che non avete mai fatto voi. Che sia chiaro a tutti: io non intendo farmi mettere i piedi in testa da nessuno. Sono qua, pronto a sfidare pubblicamente chiunque, partendo dal presidente Schifani. Da qui parte una nuova fase e non ci fermiamo più. Io non mi faccio ricattare da nessuno, né da Schifani né dal centrodestra messinese. Scardineremo il malaffare della politica siciliana. Partiamo da Messina, e arriveremo in tutta la regione”. Queste le parole di De Luca.
Insomma De Luca apre l’arena e surriscalda il ring. Messina è la roccaforte “madre” del monocolore, da cui dipende a cascata il resto, sino al Ducato di Taormina. Ecco perché, per De Luca quella dello Stretto è una battaglia fondamentale per provare a transennare Palazzo Zanca e in una fase che avrà un doppio significato: in palio non c’è soltanto il bis del “fedelissimo” Basile. C’è anche e soprattutto in gioco un risultato che può diventare il biglietto da visita per tentare il terzo assalto alla Presidenza della Regione, dopo quelli del 2012 e del 2022. Non caso Basile si è dovuto immolare nel dare le dimissioni anticipate, per evitare la concomitanza tra la contesa di Messina e il voto delle Regionali.
Messina è un’all-in che De Luca non vuole sbagliare, anzi non può fallire. Dopo i disastri di Monza e delle Europee, Messina è la prova senza appello che diventerà il termometro per le ambizioni del parlamentare di Fiumedinisi e del suo movimento. De Luca vuole tornare al tavolo delle trattative in cui si decideranno le candidature a Palazzo d’Orleans e può rilanciarsi e tornare dentro alla partita soltanto se trascina Basile al bis. Il confine sottile tra crisi conclamata o rilancio in grande stile si fa sottile.


