“Il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili. Secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi. In prospettiva il nodo della competitività rischia di tornare centrale”. Così il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle considerazioni finali in occasione della pubblicazione della relazione annuale sul 2025.
“La presenza degli esportatori italiani resta limitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati. L’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità: solo investendo e innovando saranno valorizzati. Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”, ha aggiunto Panetta.
“Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non potremo contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo – ha detto Panetta – Per innalzare la produttività occorre affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”.
“La ripresa degli investimenti ha rappresentato la principale discontinuità degli ultimi anni – ha aggiunto – L’aumento ha riguardato le costruzioni, ma anche macchinari e beni intangibili, componenti essenziali per le prospettive di crescita. Il contributo pubblico è stato rilevante. Tra il 2021 e il 2025 gli interventi del Pnrr hanno superato i 100 miliardi, contribuendo per il 30% all’accumulazione complessiva. Le revisioni successive hanno adattato il Piano alla complessità della sua attuazione: alcune opere sono state ridimensionate o sostituite da progetti già avviati; alcuni obiettivi di riforma sono stati ricalibrati. Sono aggiustamenti in parte fisiologici per un programma di questa portata”.
“Le spese fin qui effettuate hanno sostenuto la domanda e innalzato il livello del prodotto annuale di quasi 1 punto percentuale, in media, nel quinquennio33. Hanno rafforzato le infrastrutture digitali, ferroviarie, elettriche e idriche. Il Piano ha inciso anche sul funzionamento delle Amministrazioni pubbliche. Ha introdotto procedure più orientate al raggiungimento degli obiettivi, con iter semplificati e risorse preassegnate”, ha aggiunto.
“Per rendere duraturo l’aumento dell’accumulazione, non può però mancare il contributo del settore privato. Le imprese dispongono di risorse proprie significative, che vanno orientate verso investimenti in innovazione. Rischiano di ostacolare questa evoluzione alcune debolezze strutturali: un tessuto produttivo frammentato in imprese di piccola dimensione, che adottano più lentamente le nuove tecnologie; la scarsità di aziende innovative capaci di crescere; l’insufficiente propensione a investire in beni intangibili – ricerca e sviluppo, software, dati e capitale organizzativo”, ha detto.
“Per l’energia nucleare, le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento. Misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica. Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”, ha concluso.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


