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Alex Baroni, 24 anni fa se ne andava la voce italiana del soul

Ventiquattro anni senza Alex Baroni sembrano un’eternità e, al tempo stesso, un battito di ciglia. Era il 13 aprile del 2002 quando quella maledetta corsa in moto sulla circonvallazione Clodia a Roma si spezzò, portandosi via non solo uno dei più grandi artisti italiani della nuova generazione. Un cantante ormai nel pieno della sua maturità, ma soprattutto una delle voci più pure e cristalline che la musica italiana avesse mai conosciuto. Chi c’era allora ricorda lo shock, quel senso di ingiustizia per un talento che aveva ancora tutto da dire, ma soprattutto ricorda quel timbro capace di arrampicarsi su vette altissime con una naturalezza che lasciava senza fiato.

Alex non era un cantante comune; era un “nero bianco”, uno che aveva studiato i giganti del soul e del blues per poi riportare quella profondità nella melodia italiana. Quando intonava “Onde” o “Cambiare”, non stava solo eseguendo un brano, stava mettendo a nudo un’anima sensibile, capace di trasformare la malinconia in qualcosa di luminoso. La sua tecnica era prodigiosa, ma era la sua umanità a bucare lo schermo e ad arrivare dritta al cuore di chi lo ascoltava.

Oggi, a distanza di quasi un quarto di secolo, la sua assenza continua a pesare, eppure la sua eredità non è sbiadita. Lo ritroviamo nelle parole d’amore scritte da chi gli è stato vicino, nelle lacrime di chi ancora si commuove ascoltando “La distanza di un amore”, e in tutti quei giovani cantanti che provano a imitare quei passaggi vocali così complessi eppure così caldi. Ricordare Alex Baroni oggi significa celebrare la bellezza che resta, quella che non si consuma con il tempo e che continua a vibrare ogni volta che la sua voce torna a riempire il silenzio.

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