Umberto Bossi si è spento all’età di 84 anni. La scomparsa del fondatore della Lega segna la fine di un’epoca per la politica italiana. Leader storico della Lega Nord, il “Senatùr” è stato la figura centrale che ha dato voce alle istanze autonomiste del Nord, trasformando un movimento locale in una forza di governo capace di scardinare gli equilibri della Prima Repubblica.
Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre 1941. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, ha frequentato la facoltà di Medicina all’Università di Pavia, dove è entrato in contatto con i primi movimenti autonomisti. La carriera politica di Bossi ha subito una svolta decisiva il 12 aprile 1984, quando ha fondato la Lega Autonomista Lombarda, nucleo della futura Lega Lombarda. Nel 1987 è stato eletto per la prima volta al Senato, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr“. Nel 1991 ha guidato la federazione di vari movimenti regionali nella Lega Nord, diventandone il segretario federale. Dalle prime battaglie fino alla nascita del sodalizio con Silvio Berlusconi, Bossi ha interpretato un ruolo di agitatore e poi di statista, riuscendo a portare il tema del federalismo al centro dell’agenda nazionale.
Nonostante i gravi problemi di salute che lo avevano colpito già nel 2004 con un ictus, la sua presenza carismatica era rimasta un punto di riferimento per il mondo leghista, anche dopo aver lasciato la guida del partito.
La morte di Bossi chiude la parabola terrena di un uomo che, con il suo linguaggio diretto e provocatorio, ha cambiato il modo di fare politica in Italia. Con lui se ne va l’ultimo dei padri fondatori di quella stagione di transizione che ha portato alla nascita del centrodestra moderno.


