Alex Zanardi non c’è più. La famiglia comunica la sua scomparsa “avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio. Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari. La famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto”.
Nato a Bologna nel 1966, nell’automobilismo si è laureato campione Cart nel 1997 e 1998, e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d’oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, e 12 titoli ai Mondiali su strada. Da bambino si era trasferito a Castel Maggiore, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano e qui aveva sviluppato la passione per i motori, appassionandosi alla Formula 1.
Aveva anche una sorella maggiore, Cristina, morta a seguito di un incidente stradale nel 1979. Diplomatosi come geometra, Alex era sposato con Daniela e padre di Niccolò. Dopo la classica trafila con i kart e in Formula 3000, nel 1991-1992 esordì in F1: venne infatti contattato sia da Eddie Jordan, manager dell’omonima squadra, che cercava un pilota che sostituisse Michael Schumacher, in procinto di passare alla Benetton, sia dalla stessa squadra anglo-italiana per tutelarsi nel caso il passaggio non fosse andato a buon fine. Il debutto avvenne al Gp di Spagna, quando Jordan decise di sostituire Roberto Moreno con Zanardi per le ultime tre gare stagionali.
L’esperienza nel circus gli riservò poche soddisfazioni: dopo la Jordan seguirono le avventure in Minardi e Lotus dove, durante le prove del Gran Premio del Belgio, un guasto alle sospensioni fece sì che il pilota si schiantasse a oltre 240 km orari contro le barriere del Raidillon, costringendolo a concludere anticipatamente la stagione. Per la notevole forza che si scaricò sulla sua schiena Zanardi diventò più alto di 3 centimetri. Uscì comunque dall’incidente senza gravi lesioni, nonostante avesse perso conoscenza durante lo scontro.
In Formula Uno ci tornerà nel 1999 – dopo due Mondiali di fila vinti in Formula Cart – con la Williams, ma anche qui con poca fortuna. Ripartirà nel 2001 ancora dalla Formula Cart dove la sua vita cambierà per sempre. Il 15 settembre al Lausitzring, dopo che le qualifiche non vennero disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita) che, dopo un testacoda, si intraversò lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani.
Il primo riuscì a evitare lo scontro, il secondo no e l’impatto fu violentissimo: la vettura di Tagliani colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda. Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi apparve subito in condizioni disperate: lo schianto aveva provocato, di fatto, l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori e il pilota rischiò di morire dissanguato. Per salvargli la vita, Steve Olvey, capo dello staff medico della Cart, ‘tappò’ le arterie femorali del pilota per tentare di fermare la grave emorragia.
Dopo aver ricevuto l’estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica, venne caricato sull’elicottero e condotto all’ospedale di Berlino, dove rimase in coma farmacologico per circa quattro giorni e gli venne rimosso chirurgicamente il ginocchio destro, irrimediabilmente compromesso. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite Zanardi poté lasciare l’ospedale per cominciare il processo di riabilitazione, nel quale ebbe un ruolo fondamentale Claudio Costa, medico del motomondiale. Alex cominciò a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili e, parallelamente all’impegno automobilistico, intraprese una nuova carriera sportiva nel paraciclismo correndo in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5.
Dopo l’argento ai Mondiali del 2011 a Roskilde, in Danimarca, nella prova a cronometro, ecco la consacrazione nell’estate del 2012 ai Giochi paralimpici estivi di Londra: il 5 settembre conquistò l’oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch. Nella stessa pista, il 7 settembre, ottenne il suo secondo titolo paralimpico, stavolta nella prova su strada.
Il giorno si prese la sua terza medaglia, l’argento, nella staffetta a squadre mista H1-4. Al termine della Paralimpiade, venne scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi. Quattro anni dopo, a Rio de Janeiro, arrivarono altri due ori e un argento, senza dimenticare i 12 titoli iridati, gli ultimi due a Emmen nel 2019.
Poi, il 19 giugno 2020, il terribile incidente lungo la statale 146 di Chianciano, a Pienza, uno scontro con un mezzo pesante mentre stava prendendo parte a una delle tappe della staffetta di “Obiettivo tricolore”,tour che vedeva tra i partecipanti atleti paralimpici in handbike, bici o carrozzina olimpica. Zanardi passerà un anno e mezzo fra ricoveri e cure prima di tornare a casa ma le sue condizioni di salute resteranno precarie fino all’epilogo che nessuno avrebbe voluto.
LE REAZIONI
“L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità. Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune. Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai”. Sono le parole su X della premier Giorgia Meloniche “a nome mio e del Governo rivolgo un pensiero commosso e la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Grazie di tutto, Alex”.
“Alex Zanardi ha insegnato a tutti cosa significa non arrendersi mai. Un esempio straordinario di forza, dignità e amore per la vita, che resterà nel cuore degli italiani. Condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”.Lo scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
“È con sincero e profondo dispiacere che ho appreso la notizia della scomparsa di Alex Zanardi, straordinario esempio di forza, coraggio e determinazione. Un grande campione italiano, capace di trasformare le difficoltà in un messaggio di speranza per tutti. Alla sua famiglia rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica”. Così, su X, il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“La scomparsa di Alex Zanardi lascia un vuoto carico di commozione. È stato molto più di un campione: un esempio straordinario di forza, dignità e amore per la vita. Il suo sorriso e il suo coraggio resteranno per sempre una lezione per tutti noi. Ciao Alex!”. Così, su X, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
“Il mio ricordo di Alex Zanardi è profondo, perché ho vissuto con lui molti momenti legati alla crescita della nostra famiglia paralimpica, alla quale lui ha dato tantissimo, è stato un amplificatore straordinario”. Lo ha detto all’Italpress l’ex presidente del Cip, Luca Pancalli ricordando il campione paralimpico scomparso quest’oggi all’età di 59 anni. “Ricordo le immagini e i momenti più belli delle sue vittorie, a Londra 2012, con quella foto iconica che è entrata nella storia dello sport mondiale, con lui che alza al cielo l’handbike al cielo – le parole di Pancalli -. E ricordo il grande risultato di Rio con un abbraccio profondo che abbiamo condiviso. In quell’abbraccio c’erano tante cose, tante chiacchierate private sul futuro del movimento e sui nostri figli. È stata una persona straordinaria non sotto il suo profilo sportivo ma anche sotto il profilo umano”, il ricordo di Pancalli.
“Alex ha saputo trasformare la cultura del nostro Paese, ha regalato gioia e felicità alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e speranza a tante persone in Italia e nel mondo. Credo che questi siano i successi più importanti, ancora più dei suoi numerosi e incredibili successi sportivi. Senza di lui siamo tutti un po’ più soli. Resta il suo sorriso, eredità imperitura e sprone a non mollare mai, a guardare alla vita con gli occhi e la gioia di un bambino”. Ha voluto ricordare così Alex Zanardi, scomparso ieri a 59 anni, il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Cordiano Dagnoni, che ha espresso alla moglie Daniela e al figlio Niccolò il cordoglio a nome suo, del Consiglio federale, del segretario generale Marcello Tolu e di tutta la grande famiglia del ciclismo. Zanardi, lo ricorda la Federciclismo, è stato “l’uomo che ha trasformato la percezione della disabilità in Italia e uno degli sportivi più forti e vincenti degli ultimi decenni. Ripercorrere la carriera del grande campione, dalla sua prima vita in Formula 1 alla seconda, entusiasmante, nel mondo paralimpico, equivale a raccontare l’epopea di un uomo che non si è mai fermato a guardare indietro, ma ha sempre alzato l’asticella, fissando nuovi limiti per tutti noi. Lo ha fatto nel segno della velocità e dell’umanità, capace di sorridere e di guardare con fiducia al futuro anche nei momenti più difficili”. Su invito di Dagnoni, in occasione di tutte le gare in programma nel fine settimana, verrà osservato un minuto di raccoglimento per onorare la memoria del grande campione


