TAORMINA – Nello stesso momento il Comune di Taormina brinda al record delle entrate tributarie, con un incremento superiore al 70% nell’ultimo biennio targato De Luca, e gonfia così le casse di Palazzo dei Giurati, va in scena un paradosso tanto eloquente quanto impietoso nelle scuole della città.
A causa del forte caldo che sta interessando con insistenza il territorio anche in questa fase finale di settembre, e che evidentemente si fa sentire anche nei plessi scolastici, i genitori hanno fatto in questi giorni una piccola colletta da 1 euro a famiglia per l’acquisto di alcuni ventilatori (costo di un ventilatore 20 euro) da poter posizionare nelle classi, per dare un pò di refrigerio ai bambini. E’ accaduto presso la scuola elementare di Via Francavilla a Trappitello. La cifra è irrisoria e per il bene dei bambini si deve sempre fare questo ed altro, non dimenticando che poi quelle temperature afose le soffrono anche gli insegnanti e il personale della scuola, che meritano altrettanta considerazione e rispetto.
La storia però è curiosa e non è finita qui: una volta acquistati i ventilatori, con i genitori che – come detto – hanno messo mano alla propria tasca, quei ventilatori sono stati ritenuti non a norma, quindi non utilizzabili. Amen, buon caldo a tutti e arrivederci alla clemenza di Giove Pluvio per un rinfresco d’aria con le prime piogge.
A questo punto a Taormina, dove lo spettacolo d’arte – da monte a valle – varia i suoi scenari e muta i suoi interpreti ma nel complesso è un teatro che s’è afflosciato ormai da qualche era geologica, questa singolare vicenda lascia in eredità una ineludibile riflessione. Ed è una considerazione che non necessita di troppe interpretazioni né di spiegazioni arrangiate.
Considerato, insomma, che i ventilatori acquistati dalle famiglie sono stati ritenuti poi dalla scuola non a norma, non sarebbe stato logico che fosse il Comune di Taormina ad acquistare i ventilatori, con tutti i requisiti del caso? Ma il Comune dov’è in questa problematica? Boh. Non pervenuto. Un Comune che si è lasciato alle spalle il dissesto e che oggi si vanta di avere 40 milioni di euro nelle proprie casse, avrebbe difficoltà a farsi carico di provvedere a proprie spese all’acquisto di un paio di ventilatori da 20 euro per i bambini delle scuole? E’ lo stesso Comune che, d’altronde, non lesina disponibilità a determinare l’assegnazione di incarichi con risorse a pioggia a professionisti (ingegneri, geometri, avvocati, etc, per intendersi) dove le cifre stanziate fioccano come fossero caramelle di Natale. Tutto in piena osservanza ineccepibile alle norme e ai tariffari professionali. Ovviamente… Ma magari qualche euro in meno ai professionisti e qualcuno in più per le scuole sarebbe cosa buona e giusta.
E allora, sognando la fatidica giustificazione che “Le somme bisogna impegnarle in bilancio”, in questa terra fertile dei capiscer e meta prediletta di celoduristi, i ventilatori delle scuole taorminesi diventano una di quelle storie che hanno un “non senso” e che tuttavia rendono l’idea anche rispetto a quell’interrogativo che ci siamo posti sulle scuole. Quanto contano per la politica e se rappresentano davvero una priorità in senso assoluto oppure il tema conta relativamente, a spot.
Al netto delle declinazioni a jukebox sulle “visioni strategiche” e menate varie sulla narrazione dei tempi, come dicevano i saggi a volte è solo una questione di qualcosa: di faccia. La faccia come il cu..ore. Basterebbe metterci quella per andare oltre ogni ostacolo. Farsi delle domande, darsi le risposte. E poi soprattutto riflettere per evitare queste assurdità, perché non c’è alcuna polemica ma un invito a comprendere e apprendere – in termini costruttivi – che il cambio di passo in una comunità comincia dal buon senso dei piccoli gesti e dal grado di attenzione. La qualità del livello di vivibilità collettiva si vede anche da qui.


