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A Taormina la politica locale non sa trovare un’alternativa a De Luca e si è ridotta a “gufarlo” a Naxos

TAORMINA – Cateno De Luca ha ormai spaccato Taormina tra quelli che lo sostengono a “spada tratta” e quelli che non lo hanno votato o peggio ancora non lo rivoterebbero nemmeno in modalità “Muzio Scevola”. Poco male e in fondo è proprio quello che voleva il primo cittadino, che da sempre spinge nella direzione politica del divide et impera e non può non avere consapevolezza che il sentimento popolare nei suoi confronti è cambiato e la “luna di miele” con una larga parte dei taorminesi è finita da un pezzo e si è perciò attrezzato di conseguenza.

A Taormina è la stagione del Gran Ducato con la visione strategica partecipata e De Luca continua a poter contare sul talismano provvidenziale dell’inconsistenza del fronte che dovrebbe contrastarlo. Un fattore che ha un peso enorme. L’area anti-deluchiana non lesina energie a contestare sui social e per strada il nemico ma, alla fine della fiera, sconta una profonda difficoltà a riorganizzarsi e resta nel limbo imperturbabile di una protesta senza proposta. L’opposizione è dentro il cono d’ombra di una crisi d’identità non visibile soltanto a chi non vuol vederlo. Non esiste nessuna parvenza di aggregazione all’orizzonte, solo singoli auto-candidati che lavorano in solitudine per se stessi.

Gli oppositori di De Luca pensano possa bastare il crollo di consensi del sindaco alle Europee dell’anno passato, senza realizzare che le Comunali sono sempre un’altra storia. I successivi scivoloni del primo cittadino, anche molto recenti, alimentano ulteriori speranze altrui, tuttavia la politica è una chimica fatta di numeri e volti, le idee camminano sulle gambe delle persone e la differenza la fa la personalità di chi va in campo. Non basta il classico “togliti tu che mi metto io” e neanche il mantra dell’“avete visto che lui è peggio di noi”, a maggior ragione se il passato a Taormina – non dimentichiamolo – è stato un periodo di 15-20 anni di disastri innegabili e non dimenticabili.

Ed ecco che l’opposizione taorminese è come un catalogo in cui sfogli le pagine e trovi un’offerta già vista e rivista, che si conosce a memoria, una decina di auto-candidati che ad oggi sarebbero destinati a perdere più o meno tutti, senza storia, le prossime elezioni Amministrative. Vale per i più esperti alla ricerca di un altro giro di valzer ma vale anche per le nuove leve che scalpitano ma non hanno fatto la gavetta.

Forse qualcuno potrebbe anche giocarsela, altri rischierebbero l’imbarcata ma in generale una figura competitiva nel perimetro di quelli che si svegliano al mattino con l’idea di “cacciare” De Luca non c’è. Non si intravede una leadership capace di sintetizzare le varie anime della piazza e metterle insieme, manca un nome da contrapporre all’attuale capintesta del Comune, qualcuno in grado di azzannarlo politicamente senza farsi sbranare 10 secondi dopo. Tutto il resto sono fregnacce da bar e valutazioni liquide da social.

L’opposizione che si illude di costruire qualcosa tre mesi prima delle prossime elezioni, ad oggi, si è ridotta a “gufare” De Luca a Giardini Naxos come se il mondo ruotasse tutto attorno a lui. La politica taorminese è così modesta e incapace di focalizzarsi su una valida alternativa futura al primo inquilino di Palazzo dei Giurati, da essere costretta a guardare alle vicende in casa d’altri. Un pò come nel calcio quando la Juventus vinceva 9 scudetti consecutivi in Serie A e le rivali italiane, non potendo detronizzarla o non riuscendo ad essere insomma competitivi, si accontentavano di veder perdere i bianconeri in Champions League.

L’opposizione e quindi una parte significativa di politica locale è costretta a soffiare sul destino, senza riuscire ad esserne artefice. Si limita a sperare che intanto in terra naxiota la tornata elettorale possa andare male a De Luca, perché è chiaro che se il parlamentare di Fiumedinisi dovesse perdere da quelle parti, una sconfitta potrebbe innescare riverberi tonificanti per i suoi avversari e li proietterebbe verso lo spiraglio di una resurrezione in modalità Lazzaro anche a Taormina.

Se invece De Luca dovesse prendersi anche Palazzo dei Naxioti, detronizzarlo poi alle Comunali a Taormina sarebbe molto più complicato e la missione della “cacciata” dello straniero diventerebbe quasi un Everest da scalare a mani nude.

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