HomeAttualità e CronacaGli amanti di Taormina: il giallo della donna morta ad Isola Bella

Gli amanti di Taormina: il giallo della donna morta ad Isola Bella

TAORMINA – L’addio a Catherine Spaak riporta d’attualità un importante film che ebbe come protagonista l’artista francese a Taormina nel 1972, “L’altro piatto della bilancia”. Quel film non è mai uscito nelle sale e la Spaak nemmeno avrebbe dovuto girarlo, visto che al suo posto era stata scelta inizialmente Bibi Andersson.

La pellicola ha raccontato la vera storia di un fatto di cronaca avvenuto a Taormina, uno dei gialli più discussi del Novecento italiano: la morte di Orlowaska Boleslava Balmat, avvenuta il 9 dicembre del 1955 nella Perla dello Ionio.

L’affascinante donna ebrea-polacca, reduce dai campi di sterminio nazisti si trovava allora a Taormina insieme all’amante, il francese Roger Izoard. La coppia era giunta a Taormina il pomeriggio del 6 dicembre in auto. La mattina del 7 dicembre 1955 i due amanti uscirono insieme per una gita in barca, nelle acque di Isola Bella, e con loro c’era anche un cane lupo, di nome Wolf. La giovane donna improvvisamente cadde in mare e perse la vita. Il caso fu archiviato in fretta come un dramma compiutosi in circostanze accidentali. Ma ben presto quella morte divenne uno dei gialli più discussi e inestricabili in Italia e in Europa. All’improvviso Izoard inviò in Francia una richiesta di pagamento di una polizza sulla vita della donna, da 25 milioni di franchi. La polizza era stata stipulata in Francia il 7 dicembre: 24 ore prima dell’arrivo dei due amanti a Taormina. La società assicuratrice ebbe dei sospetti e scrisse alla Polizia italiana, le indagini vennero riaperte e l’uomo fu accusato di aver ucciso la Bolestava per truffare la compagnia assicurativa. Il 9 maggio 1956 Izoard fu arrestato a Ginevra e condotto in Italia. Da allora è iniziata una lunga vicenda giudiziaria durata ben 12 anni, che ha diviso l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti. Izoard fu condannato in primo grado a 25 anni di reclusione, poi venne assolto in Appello per insufficienza di prove ma quella sentenza fu annullata dalla Cassazione che rinviò gli atti di nuovo in Corte d’Assise d’Appello. Il mandato di cattura tornò così ad essere efficace ma Izoard era in Francia e da quel momento non è più tornato in Italia. La difesa sostenne in questo nuovo processo che a richiedere la stipula della polizza sarebbe stata Orlowaska Boleslava Balmat e che Izoard avrebbe tentato di salvarla, mentre per l’accusa l’uomo avrebbe fatto cadere in mare la donna e l’avrebbe lasciata morire per assicurarsi i 25 milioni della polizza. Alla fine Izoard venne assolto ma qualche tempo morì d’infarto.

“L’altro piatto della bilancia” ha rievocato questa storia che nel dopo guerra fece scalpore e per molti anni rimase al centro del dibattito tra la gente di Taormina, ma più in generale in tutta Italia ed in Francia. Il film di Mario Colucci aveva come protagonisti, nel ruolo dei due amanti, Catherine Spaak e Philippe Leroy e ha ripercorso la vicenda in una struttura narrativa fatta di flashback e ipotesi.

«E’ stato più difficile pretendere da Catherine Spaak una recitazione da adolescente che truccarla da quattordicenne – dichiarò al tempo il regista e sceneggiatore Colucci -. Col suo visino fresco è bastato un trucco leggerissimo, pettinarla alla sbarazzina e metterle addosso un abito rosa a “pois” bianchi. Comunque, dopo averla vista in tante commediole, per me è stata una rivelazione, immedesimata in un ruolo drammatico e romantico come quello della protagonista del mio film: una polacca sterilizzata a soli 14 anni dai nazisti per adibirla alle “case delle bambole”. Sopravvissuta a questo “choc” si innamora di un avventuriero di alto livello con cui deve sposarsi, dopo un romantico viaggio a Taormina. Ma a casa non tornerà più, e l’amante finirà nelle galere italiane».

“Prima di tutto – aggiungerà poi Colucci – vorrei fosse chiaro che io non intendo fare un film-inchiesta, ma colmare con la mia fantasia le lacune di questa storia d’amore e puntare un dito sulla dinamica disumana di questi processi; alla fine non interessa se Roger fosse o no colpevole. Intendo mettere in evidenza come un processo del genere possa distruggere un individuo. Della sua innocenza, comunque, crede l’avvocato che lo difese. Un siciliano, fu lui che mi mise in testa questa storia, raccontandomela così abilmente che l’ho scelto per fare se stesso: l’avvocato Claudio Faranda (che scrisse il soggetto del film, ndr). Useremo la stessa sua arringa, solo tagliandola e rendendola meno tecnica e più spettacolare”.

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