TAORMINA – Ad un anno dal voto, l’opposizione a Taormina appare sempre più balcanizzata, senza una leadership e con un tutti contro tutti che sta producendo una lunga serie di tira e molla, ma soprattutto addii a ripetizione. Il tavolo iniziale di centrodestra è praticamente imploso.
Un anno fa era andato via Nunzio Corvaia, che ha scelto di entrare in Giunta e accordarsi con il gruppo di Mario D’Agostino per un asse con vista panoramica sulle elezioni 2023. Poi è stata la volta a gennaio di Salvo Cilona, che ha lasciato il tavolo e si è messo in proprio, lavorando ad un patto con Mauro Passalacqua per la ricandidatura dell’ex sindaco. Ora è la volta di Andrea Raneri che si era mosso per un accordo con i centristi della maggioranza ed è pronto ad un’intesa proprio con D’Agostino.
Rimane l’opzione di una ricandidatura dell’ex sindaco Eligio Giardina e c’è la possibilità di una candidatura a sindaco di Antonio D’Aveni, che alla fine potrebbe rompere gli indugi ed appare sempre più intenzionato a lanciare ufficialmente una sua lista e la propria corsa al governo della città.
Il dato di fatto è che tra le maglie dell’opposizione non si è arrivati ad una sintesi tra tutti gli attori per le prossime elezioni e, a meno di miracolose ricomposizioni dell’ultimo momento, si va verso il liberi tutti che proseguirà il tema della campagna elettorale 2018.
Se Sparta piange, Atene non ride, perché ad un’opposizione senza leadership e lacerata dalle tante (troppe) ambizioni di candidatura a sindacatura, c’è una maggioranza che rischia di implodere a sua volta con la frescura d’autunno, nel momento in cui l’attuale sindaco Mario Bolognari dovesse decidere di non ricandidarsi, ipotesi questa più che possibile. Senza contare che la componente preponderante (numeri alla mano) della maggioranza, cioè quella “dagostiniana” è quella che ha la forza di fare il bello e cattivo tempo ed è pronta a telecomandare la costruzione di una nuova aggregazione, perciò già studia un possibile rimescolamento del mosaico con una sintesi tra alcuni pezzi di maggioranza e altre anime dell’opposizione.
Ed è l’identico scenario di una chimica trasversale che potrebbe pure maturare se dovesse decollare una candidatura di Mauro Passalacqua, attorno al quale c’è il gradimento di una parte dell’opposizione, ovvero quella dell’ala “ciloniana” e di alcuni componenti della maggioranza, che in caso di passo indietro di Bolognari sarebbero intenzionati a convergere sull’ex primario del Pronto Soccorso.
In questo caos totale, il fuoco cova sotto la cenere. La situazione politica a Taormina è come una pentola a pressione dove, al netto delle acclarate sceneggiate tattiche della serie “è presto, non mi espongo”, qualcosa accadrà e il resto accadrà di conseguenza.
Attenzione perché se poi, per un motivo o per un altro, la situazione dovesse rimanere così frammentata, in questo bordello totale, non si può nemmeno escludere che direttamente dalla mura tauromenite possa spuntare a sorpresa qualche impensabile “Mister X” a cambiare lo spartito elettorale, come è già accaduto in passato. E – per non fare confusione – non ci riferiamo all’opzione di una discesa in campo di Cateno De Luca, storia del tutto a parte ed ipotesi già sviscerata con largo anticipo da TN24, da considerare nel borsino dei papabili se dovesse fallire l’assalto di novembre alla presidenza della Regione.


