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Trump ricorda l’11 settembre e lo collega alla guerra con l’Iran: “Combattiamo per vincere”

Il ricordo dell’11 settembre e la guerra in corso contro l’Iran si sono intrecciati nel discorso pronunciato dal presidente Donald Trump al Pentagono, nel corso della cerimonia per il 25° anniversario degli attentati terroristici del 2001.

Davanti alle famiglie delle vittime, ai vertici militari e ai membri dell’amministrazione, Trump ha ricordato le quasi 3.000 persone uccise negli attacchi, collegando la memoria di quel giorno alla minaccia rappresentata oggi, secondo le sue parole, dalla Repubblica islamica dell’Iran. “Salutiamo i membri del servizio che stanno lavorando proprio in questo momento per garantire che lo sponsor numero uno al mondo del terrore, la Repubblica islamica dell’Iran, non abbia mai un’arma nucleare”, ha detto Trump, rivolgendosi idealmente ai militari impegnati nel conflitto.

Un passaggio che ha riportato l’attualità geopolitica al centro di una cerimonia dedicata principalmente alla memoria delle vittime dell’11 settembre. “Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria. Combattiamo con il cuore, combattiamo per vincere”, ha aggiunto il presidente, prima di tornare a sottolineare il significato della commemorazione e il sacrificio di quanti persero la vita 25 anni fa. Trump ha ricordato in particolare le 184 persone morte al Pentagono dopo che il volo American Airlines 77 si schiantò contro l’edificio alle 9.37 dell’11 settembre 2001. Il Dipartimento della Difesa conferma che l’impatto provocò gravi danni e incendi nella struttura.

Nel suo discorso Trump ha ripercorso anche le storie personali di alcune delle vittime, soffermandosi sui passeggeri del volo 77, sui dipendenti del Pentagono e sui soccorritori intervenuti subito dopo l’impatto. Nel complesso, gli attentati dell’11 settembre causarono la morte di quasi 3.000 persone e segnarono una svolta nella storia degli Stati Uniti. “Non dimenticheremo mai”, ha ripetuto Trump, ricordando anche le vittime delle Torri Gemelle e quelle del volo United Airlines 93, precipitato in Pennsylvania dopo che i passeggeri tentarono di riprendere il controllo dell’aereo.

Il presidente ha richiamato la celebre frase pronunciata da Todd Beamer, “Let’s roll”, diventata uno dei simboli della reazione americana agli attentati. Trump ha quindi ricordato come, nelle ore e nei giorni successivi agli attacchi, il Paese si fosse raccolto attorno alle vittime e ai loro familiari. “Eravamo tutti newyorkesi, tutti americani, tutti una famiglia, tutti patrioti”, ha detto, sottolineando la risposta della popolazione di fronte alla tragedia.

Un altro momento del discorso è stato dedicato alla bandiera americana issata sul Pentagono il 12 settembre 2001 dai vigili del fuoco Joseph Morabito, Scott Morgan e Carl Solved. Per Trump, quel gesto rappresentò una delle immagini della reazione di un Paese colpito nel cuore ma determinato a reagire.

Il presidente ha poi parlato dei 25 anni trascorsi dagli attentati e della generazione di militari che ha prestato servizio nella lunga guerra al terrorismo. “Il mondo non è mai tornato al modo in cui era prima dell’11 settembre”, ha osservato, ricordando il cambiamento prodotto dagli attacchi sulla sicurezza nazionale e sulla società americana. Nel discorso è entrata anche la storia della famiglia Stackpole, utilizzata da Trump per sottolineare come la memoria dell’11 settembre non sia soltanto legata al campo di battaglia, ma anche alle famiglie che hanno dovuto continuare a vivere dopo la perdita dei propri cari. “La risposta finale alle atrocità non si trova su un campo di battaglia straniero, ma nei cuori delle famiglie”, ha detto.

Trump ha quindi riportato il discorso sul presente, tornando a parlare dei militari impegnati contro l’Iran. “Salutiamo il servizio dei membri delle nostre forze armate che stanno lavorando proprio in questo momento”, ha affermato, ribadendo che l’obiettivo americano è impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare.

Il riferimento all’Iran è stato ripreso anche dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha aperto il suo intervento ricordando le 184 persone uccise al Pentagono. “A quest’ora, 25 anni fa, terroristi islamici uccisero 184 americani proprio qui al Pentagono”, ha detto Hegseth, ricordando anche le vittime di New York e del volo 93. Hegseth ha sottolineato il ruolo dei soccorritori che quel giorno corsero verso il fuoco mentre altri cercavano di allontanarsi dall’edificio. “Hanno guardato la morte negli occhi e non hanno battuto ciglio”, ha affermato, definendo l’11 settembre il giorno più buio ma sostenendo che il terrorismo non ebbe l’ultima parola. Il segretario alla Difesa ha quindi collegato direttamente la memoria dell’11 settembre alle operazioni militari attuali.

Secondo Hegseth, negli ultimi sei mesi gli Stati Uniti hanno colpito duramente quello che ha definito il più prolifico sponsor statale del terrorismo, combattendo contro la teocrazia islamica iraniana. Ha parlato dell’eliminazione di esponenti della leadership, della distruzione delle capacità militari iraniane e del controllo americano dello Stretto di Hormuz. “Controlliamo lo Stretto. Finiremo questa guerra”, ha detto Hegseth, sostenendo inoltre che l’Iran non sarà lasciato in condizione di sviluppare un’arma nucleare. Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il generale Dan Caine, presidente degli Stati maggiori riuniti, che ha invitato gli americani a onorare la memoria delle vittime attraverso “atti disinteressati di compassione e di coraggio reciproco e verso i nostri concittadini americani”.

“Oggi non è solo una storia di perdita. È anche una storia di grande coraggio americano, servizio altruista e di coloro che hanno scelto di portare avanti quei ricordi”, ha aggiunto Caine. Trump ha concluso il suo intervento tornando sul significato dell’anniversario. L’11 settembre, ha detto, ha mostrato la terribile potenza dell’odio, ma i 25 anni trascorsi da allora hanno dimostrato anche la capacità degli americani di resistere, andare avanti e prevalere. “Oggi il nostro Paese è più forte che mai”, ha affermato il presidente.

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