Nuovi dettagli sul giallo di Pietracatella. Gli esami effettuati a Berlino sui campioni di sangue di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime morte avvelenate, e della figlia Alice, hanno escluso un’esposizione alla ricina.
Secondo quanto comunicato agli inquirenti dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute – riporta l’Ansa – nei campioni non sono emerse, al momento, evidenze di un’esposizione alla ricina. Agli esperti tedeschi la Procura di Larino aveva chiesto di verificare la presenza di anticorpi e dunque di accertare una eventuale esposizione al veleno. I primi risultati comunicati agli inquirenti sembrano dunque escludere, per entrambi, un’esposizione alla sostanza. Gli esiti dovranno però essere formalizzati nella relazione ufficiale attesa dalla Procura.
Sull’esito degli accertamenti la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che ieri ha ascoltato nuovamente Alice Di Vita – continua l’Ansa -, ha però voluto precisare che “non c’è, al momento, ancora una comunicazione scritta circa la positività anticorpale”. “Il quesito nel merito – spiega la procuratrice – è stato posto al team tossicologico italo-tedesco. L’esame è particolarmente impegnativo e le risposte attese sono due. Le indagini continuano con acquisizioni di informazioni da parte delle persone informate sui fatti. Non ci sono, allo stato, indagati”.
Nelle ore successive al Natale scorso, quando le condizioni di Sara Di Vita e di sua mamma Antonella Di Ielsi precipitarono in poche ore fino alla morte, Gianni Di Vita si era sentito male ed era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma, circostanza che aveva fatto ipotizzare un possibile avvelenamento anche per l’ex sindaco.


