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Furto al MuMe, appello di Lelio Bonaccorso per la tutela del patrimonio di Messina

“Messina non è morta, dorme. Noi siamo qua per svegliarla”. È con queste parole che il fumettista messinese Lelio Bonaccorso ha rilanciato ieri mattina, sul lungomare del Ringo, il suo appello alla città dopo il furto dei quattro pezzi riconducibili a due opere di Antonello da Messina.

Una mobilitazione nata dal dolore e dall’indignazione per quanto accaduto, ma che ha voluto trasformare la rabbia in una richiesta concreta: maggiore attenzione, cura e valorizzazione per il patrimonio storico, artistico e identitario di Messina.

Bonaccorso, insieme ad Adolfo Leporino, aveva chiamato a raccolta i cittadini invitandoli a ritrovarsi davanti alla Chiesa del Ringo. Un invito accolto da diverse persone che hanno partecipato all’assemblea pubblica, condividendo preoccupazioni e riflessioni sul futuro dei beni culturali della città.

“Mettete da parte il pessimismo, Messina non è morta, dorme, noi siamo qua per svegliarla”, ha affermato Bonaccorso, sottolineando il senso di responsabilità che dovrebbe accompagnare ogni messinese nei confronti di una storia millenaria. “Capisco la mancanza di fiducia – ha aggiunto – ma abbiamo una responsabilità, io la sento, nei confronti di tremila anni di storia, dei nostri antenati e dei messinesi che di fronte a disgrazie totali si sono risollevati”.

L’appello non si limita dunque alla vicenda delle opere di Antonello, ma guarda a un problema più ampio: quello della tutela e della valorizzazione di un patrimonio che, secondo i promotori dell’iniziativa, rischia troppo spesso di essere dimenticato.

Su questo fronte è intervenuta anche Eliana Camaioni, fondatrice e coordinatrice di MessinaScrive, che ha posto l’accento sui tanti luoghi e beni culturali della città che versano in condizioni di abbandono o che non vengono adeguatamente raccontati. “Questa città ci viene scippata ogni giorno – ha affermato – ogni volta che un luogo di interesse culturale o un palazzo o un’opera d’arte viene abbandonata all’oblio e all’incuria”. Da qui la proposta di coinvolgere direttamente la cittadinanza, utilizzando anche i social per riportare l’attenzione sui luoghi dimenticati. Un racconto collettivo della Messina meno conosciuta, attraverso immagini, testimonianze e storie capaci di restituire valore a ciò che rischia di scomparire dalla memoria.

Quella di ieri al Ringo, dunque, non è stata soltanto una manifestazione di dolore per il furto delle opere legate ad Antonello da Messina. È stata soprattutto una richiesta di risveglio collettivo. “Se amate Messina, ci vediamo domani, vi aspettiamo”, aveva scritto Bonaccorso nel suo appello. Quel messaggio ha trovato una prima risposta sul lungomare del Ringo.

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