Roberto Mancini è pronto a compiere un clamoroso ritorno al futuro, con una firma che appare ormai vicinissima per il suo secondo mandato sulla panchina della Nazionale italiana. Superata la concorrenza di Antonio Conte.
A volte la storia del calcio compie giri immensi per poi ritornare al punto di partenza, e la parabola del tecnico di Jesi sembra confermare in pieno questa regola non scritta. Dopo l’addio improvviso e tormentato all’azzurro, le strade del commissario tecnico campione d’Europa e della Federazione Italiana Giuoco Calcio sono destinate a incrociarsi nuovamente, spinte dalla volontà reciproca di riprendere quel filo interrotto e di ridare un’identità forte a un gruppo azzurro reduce da troppi alti e bassi.
Le trattative tra le parti hanno subìto un’accelerazione (quasi) decisiva nelle ultime ore, portando la bozza dell’accordo a dettagli puramente formali. Mancini, dal canto suo, non ha mai nascosto il legame viscerale con la maglia azzurra e la voglia di riscatto sulla scena internazionale, elementi che hanno pesato molto più di qualsiasi altra offerta sul tavolo.
La dirigenza federale vede in lui l’usato sicuro, l’uomo della rinascita capace di unire lo spogliatoio e di proporre un calcio moderno, coraggioso e votato all’attacco, esattamente come quello che portò l’Italia sul tetto d’Europa nell’indimenticabile notte di Wembley.
Su questo scenario suggestivo e apparentemente apparecchiato pende però una spada di Damocle non indifferente, rappresentata dall’incognita delle imminenti elezioni della FIGC. Sebbene l’accordo per la firma sia blindato politicamente dall’attuale governance, il voto per il rinnovo dei vertici federali introduce una forte dose di instabilità istituzionale. Qualsiasi cambio della guardia al vertice di via Allegri potrebbe infatti rimescolare le carte, modificando i pesi politici e mettendo potenzialmente in discussione i programmi a lungo termine della gestione tecnica. Mancini si trova così a firmare un contratto che, pur garantendogli la guida immediata della squadra, dipenderà in via definitiva dagli equilibri che usciranno dalle urne della Federazione.


