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Lega, Vannacci ai saluti ma entra in campo Zaia: i sondaggi premiano il “Doge”

Roberto Vannacci prepara l’addio alla Lega ma nello stesso momento in cui il Generale lavora al suo nuovo partito, “Futuro Nazionale”, il Carroccio potrebbe drenare l’incombente divorzio dall’europarlamentare con la discesa in campo dell’ex governatore del Veneto, Luca Zaia.

Mentre il dibattito mediatico si incaglia sulle sortite di Vannacci — definito ormai un elemento “estraneo” o un “vicesegretario senza riferimenti” — i numeri raccontano un’altra storia ed è quella di una Lega che potrebbe ritrovare se stessa proprio nel modello veneto di Luca Zaia. I dati delle recenti elezioni regionali in Veneto (novembre 2025) sono una sentenza politica: con Zaia mattatore da oltre 200.000 preferenze, la Lega ha raggiunto il 36,3%, doppiando Fratelli d’Italia e ribaltando i rapporti di forza nel Centrodestra.

I destini, tra l’altro, si incrociano perché in queste ore Zaia avrebbe chiesto a Matteo Salvini l’espulsione di Vannacci dal partito.

Il fattore Zaia: competenza contro radicalismo. Il successo di Zaia non è solo numerico, ma identitario. Laddove la linea Vannacci fatica a tradursi in consenso strutturato (con cali evidenti in Toscana e un peso giudicato “ininfluente” dagli alleati di governo), Zaia ha dimostrato che il buon governo territoriale è l’unico vero antidoto all’astensionismo e alla concorrenza interna.

Costantemente sul podio del Governance Poll del Sole 24 Ore, Zaia mantiene una fiducia che sfiora il 70%, convincendo persino parte dell’elettorato di centrosinistra.

Senza Vannacci, potrebbe esserci “più Lega”: Le rilevazioni YouTrend e SWG suggeriscono che una Lega “zaiana” — pragmatica, autonomista e attenta ai diritti civili — avrebbe un potenziale nazionale vicino al 23%, superando l’attuale leadership che resta frenata dalle polemiche identitarie del Generale.

Il destino della “scheggia” Vannacci. All’interno del partito, il gelo è ormai calato. Lo stesso Matteo Salvini ha avvertito che “fuori dalla Lega non c’è visibilità”, e la storia delle scissioni leghiste (da Bossi in poi) conferma che chi abbandona il simbolo del Carroccio va incontro al flop elettorale. Vannacci, definito da Zaia “uno dei tanti militanti”, appare oggi come una “scheggia” isolata: se dovesse tentare la corsa solitaria con il suo movimento, rischierebbe di restare confinato a percentuali marginali.

In conclusione, la Lega di Zaia, secondo gli analisti, potrebbe volare e tornare sopra il 10% a livello nazionale, perché parla la lingua dei territori e dell’amministrazione. Il futuro del Carroccio, con il “Doge” a recitare un ruolo da protagonista nella prima linea del partito, danno ragione a questa possibile o probabile svolta. La prospettiva sembra passare da un ritorno alle origini del Nord, lasciando al passato le sperimentazioni radicali che non hanno portato voti, ma tante e forse troppe tensioni.

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