Nel caso Garlasco, le nuove indagini stanno analizzando le tracce genetiche e dattiloscopiche da isolare e attribuire in via definitiva a 18 anni di distanza dal delitto di Chiara Poggi. Un lavoro che riguarda le impronte a suo tempo già analizzate e quelle che invece non erano state ritenute rilevanti dai Ris di Parma.
Si va verso una vera e propria guerra di perizie e di posizioni contrapposte tra le parti interessate dalla vicenda. Nella scena del crimine, sulla scala lungo la quale sarebbe stata gettato il corpo di Chiara, c’è l’impronta n.33 che la Procura – come pure il pool difensivo di Alberto Stasi – sin qui attribuisce all’indagato Andrea Sempio. Una tesi respinta dal pool che difende Sempio e ritiene non attribuibile quella impronta.
Ma nell’abitazione è stato analizzato anche il contenitore dei rifiuti dove sulla cannuccia dell’Estathé c’è un’impronta di Stasi. E qui, per la famiglia Poggi, si tratterebbe di una conferma della colpevolezza di Stasi, già condannato in terzo grado e riconosciuto colpevole del delitto. Quell’impronta potrebbe, insomma, provare la presenza del fidanzato di Chiara la mattinata del 13 agosto 2007 nell’abitazione dove si è consumato il terribile omicidio.


