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Salerno: “Taormina piena di turisti a ottobre non è una novità. Una destinazione non si inventa da un anno all’altro”

TAORMINA – In queste ore fanno discutere alcune affermazioni del sindaco Cateno De Luca, sul turismo a Taormina. In merito al Corso Umberto pieno di turisti a ottobre: “E’ qualcosa di impressionante? Oggi che giorno è? E’ il 18 ottobre (ieri, ndr), già ad ottobre si chiudeva prima e iniziava la fase della Thailandia. Qui la stagione prosegue…. Che sindaco avete eletto…?”. E ancora: ““Vogliamo parlare del livello della qualità dei servizi di ora e di prima, siamo disponibili a confrontarli e a parlare di come sta andando l’attività complessiva, strategica, delle presenze turistico-ricettive… Parliamone, ci sono numero… Mi viene sempre in mente la prima cosa che abbiamo fatto noi a Taormina: i cessi pubblici…”.

Sull’argomento interviene Nicola Salerno, manager director di Egmont Viaggi ed ex assessore al Turismo.

“Taormina e la Sicilia, per la loro posizione geografica al centro del Mediterraneo, per il clima mite, la cultura e l’immenso patrimonio storico di cui sono custodi – afferma Salerno -, sono terre naturalmente vocate al turismo. Non è un caso se già ai tempi di Goethe, nei primi dell’Ottocento, la Sicilia rappresentava una tappa obbligata del Grand Tour, ispirando generazioni di viaggiatori affascinati dalla sua bellezza e autenticità”.

Ma veniamo ai giorni nostri, quando qualcuno si stupisce nel vedere Taormina ancora piena di turisti a metà ottobre. In realtà, non è affatto una novità. Mi piace ricordare, avendone fatto parte in prima persona, che la vocazione turistica di Taormina ha radici profonde e consolidate nel tempo”.

Nel febbraio del 1990 aprii la Ovest Taormina di Paolo Durante, in qualità di direttore, e contemporaneamente ricoprivo anche il ruolo di station manager a Catania per la compagnia aerea tedesca LTU. All’epoca, la stagione turistica cominciava due settimane prima di Pasqua e si concludeva l’ultima settimana di ottobre. Partimmo con tre voli settimanali: un TriStar da 358 posti da Düsseldorf e due Boeing 757 da 200 posti ciascuno, provenienti da Monaco e Amburgo. L’anno successivo si aggiunsero un altro volo da Francoforte e uno ulteriore da Düsseldorf”.

È importante ricordare che in quegli anni il turismo era gestito interamente dai tour operator, i quali acquistavano in garanzia i posti sugli aerei, “charterizzandoli”, da qui nasce infatti il termine charter, non certo per indicare aerei vecchi. Da questi voli nascevano i pacchetti turistici, solitamente strutturati in una settimana di tour della Sicilia e una successiva di soggiorno a Taormina o Cefalù”.

Ricordo in particolare l’evento per i 40 anni dal primo volo Francoforte–Catania, organizzato presso l’Hotel San Domenico sotto la direzione del signor D’Anna, con la partecipazione del board di TUI, NUR, del gruppo LTU e di Paolo Durante. In quell’occasione, Durante riuscì a convincere il CEO di LTU, il signor Driessen, a proseguire i voli anche in inverno. Driessen accettò, a condizione che si trovassero camere disponibili negli alberghi, dichiarando di essersi innamorato di Taormina in quei pochi giorni di permanenza”.

Subito dopo contattammo l’Associazione Albergatori di Taormina, allora presieduta da Giuseppe Trefiletti con vice Italo Mennella e, insieme a direttori come Martorana e Calandruccio, riuscimmo a reperire poche camere. La svolta arrivò grazie a Germano Chincherini, che mise a disposizione ben 130 camere tra l’Hotel Ariston e l’Antares, consentendo così l’avvio dei voli anche nel periodo invernale”.

Perché le camere erano così poche? Perché Taormina, d’inverno, era già frequentata dagli scandinavi: tour operator come Tjaereborg, Ving Resor e Spies portavano gruppi da novembre fino a Pasqua. A maggio arrivavano invece gli inglesi, con operatori come Thomson e JMC (noi eravamo i loro agenti locali), ma c’era la Citalia, Magic of Italy etc. che proseguivano fino a ottobre”.

Oggi si parla molto di “Root Tourism”, il turismo delle radici. Anche questo, però, non è una novità. Già negli anni ’90, grazie all’intuizione di Mennella, Lina De Farfalla allora direttrice della CATA, l’Associazione Albergatori, e alla collaborazione con Alitalia, nacquero voli diretti invernali da Chicago e New York destinati agli italo-americani di seconda e terza generazione, desiderosi di riscoprire le proprie origini. Ecco perché, ancora allora, Taormina faticava a trovare camere libere anche nei mesi più freddi”.

La conclusione è semplice ma essenziale: una destinazione turistica non si inventa da un anno all’altro. Ci vogliono anni di lavoro, visione e una sinergia costante tra pubblico e privato. Mi sono sentito in dovere, come “memoria storica”, di ricordare quei professionisti donne e uomini che con passione e competenza, facendo marketing nelle fiere internazionali del turismo e costruendo relazioni solide con il mercato estero, hanno contribuito a rendere Taormina la vera perla turistica del Mediterraneo”.

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