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A Taormina l’opposizione pensa al “papa straniero” per la sfida a De Luca

TAORMINA – A Taormina l’opposizione prova a ad organizzarsi per la sfida delle prossime elezioni Amministrative, che non sono dietro l’angolo ma nemmeno così lontanissime. E’ storia nota che a Taormina il ritorno alle urne è fissato per il 2028, tuttavia molto o tutto dipenderà dagli “incastri” politici ed elettorali di Roma e Palermo, dalle date e gli appuntamenti che interesseranno l’attuale sindaco Cateno De Luca, che nel 2027 si misurerà con le elezioni Regionali e con le Politiche, e sempre in quello stesso anno avrà come priorità l’obiettivo di blindare la “roccaforte” Messina. E lì bisognerà vedere se alle Comunali a Messina il candidato sarà ancora Federico Basile o se invece il sindaco in carica verrà riposizionato in un’altra ribalta e De Luca, chissà, tornerà in prima persona nella Città dello Stretto per raccogliere la tentazione quasi irrinunciabile di guidare lui in prima persona la stagione politica peloritana del Ponte.

A Taormina nel frattempo l’area politica di opposizione resta inchiodata alla dimensione degli “attori non protagonisti”. De Luca governa da indisturbato comandante in capo senza alcun fastidio, né all’interno della sua aggregazione né tra le opposizioni. Ma c’è chi pensa che possano bastare gli errori del primo cittadino e l’odierno crollo di appeal agli occhi di parecchi taorminesi, per apparecchiare la tavola ad un passaggio di consegne al Palazzo dei Giurati. E’ una legittima speranza che rischia di tradursi nell’illusione di quelli che rischiano di “condannarsi”, in realtà, a dover sperare in un voto anti-De Luca da parte degli elettori taorminesi. Cosa possibile ma per niente scontata. La politica va oltre le suggestioni.

Intanto, i “papabili” candidati locali alla sindacatura del fronte anti-deluchiano cominciano a scendere dagli alberi e sono impegnati nelle prime manovre di posizionamento, sondano gli umori tra mezze frasi, chiacchiere al bar, smanettamenti social e qualche riunione nel salotto di casa dell’auto-candidato di turno. Si tratta di un revival dell’egocentrica competizione paesana già vista nel 2023, che allora proprio grazie al “suicidio” totale della politica locale ha spalancato le porte proprio all’Imperatore del Nisi. Così torna di moda la solita rivalità tra una decina di contendenti, all’insegna del mantra “stavolta tocca a me”, e gli aspiranti stessi appaiono tutti candidati più o meno deboli e con poche, pochissime chance di spodestare il nemico dal trono.

Anche per questo comincia a farsi largo l’idea di un piano alternativo per provare a trovare una quadra che diversamente rischia di non arrivare mai. La decina di aspiranti candidati a sindaco di opposizione, d’altronde, è unita da una incrollabile certezza: nessuno vuole fare un passo indietro sul vicino di casa e tutti si sentono migliori dell’altro. Manca una figura forte e carismatica in grado di tenere a bada le varie anime e per di più incombe una sostanziale conflittualità già all’orizzonte tra l’ala emergente della partita e quelli più navigati, con i giovani che pensano di scalzare i più esperti e li invitano a farsi da parte e questi ultimi che viceversa invitano i giovani a “pazientare” e non li ritengono pronti alla sfida. E allora spunta, tra i rumors di questa fase, anche l’idea di puntare su quello che potrebbe diventare più di un semplice “piano B”: una candidatura esterna.

Si pensa, insomma, a sorpresa ad un “papa straniero” per mettere d’accordo i vari capibastone e contrastare l’attuale capintesta del palazzo municipale. Il tentativo sarebbe quello di provare a spiazzare De Luca e rendere più imprevedibile la futura tornata elettorale. Al momento è uno scenario ancora ipotetico, i prossimi mesi diranno se rimarrà una suggestione del momento o se invece questa prospettiva prenderà quota. E’ chiaro che bisognerebbe individuare il “papa straniero”, sapendo di avere pochi margini di scelta e pochissimi di errore. Per il fronte taorminese anti-deluchiano non sarà affatto facile muoversi al confine tra la consapevolezza dei disastri, totali ed enormi, commessi dalla politica locale e l’altrettanto evidente insegnamento complessivo che sta lasciando la stagione politica del Ducato instaurato a Taormina dal sindaco De Luca. Ma questo è un altro capitolo della storia.

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