TAORMINA – Il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, è intervenuto stamattina in una diretta radiofonica a RTL102.5. Al centro dell’intervento la questione d’attualità degli orari della raccolta rifiuti, scontro che non ci appassiona troppo e tema in cui ormai è difficile capire chi sta sbagliando di più tra il sindaco nelle forzature a compartimento chiuso di quel che dice e che fa oppure i suoi contestatori che pensando di contrastarlo amplificano fuori città il carico di una polemica che non fa bene all’immagine della destinazione.
Amen e vinca il migliore nel braccio di ferro sulla monnezza, intanto De Luca si è spinto anche oltre con una dichiarazione a margine che non passa inosservata.
“A Taormina in questi due anni la rendita immobiliare è crescita di oltre 30% perché la qualità dei servizi urbani è migliorata e siamo entrati anche in Alta Gamma, con i grandi brand e le griffe nazionali. Ci sarà un motivo? Sì. Esattamente il motivo è che abbiamo risolto un problema che in altre località non si riesce a risolvere”. Queste le parole del sindaco di Taormina, che l’ha sparata grossa.
Dunque il valore degli immobili a Taormina – ed il relativo ritorno economico per il proprietario del bene che magari, ad esempio, lo ha dato in locazione – da due anni a questa parte, da quando cioè è in carica De Luca e la sua Amministrazione, sarebbe cresciuto del 30% per dinamiche concernenti la politica, l’attività amministrativa, per via dei servizi e nello specifico per i cambiamenti della raccolta rifiuti. La vogliamo toccare piano e come direbbero i dotti di Tor Pignattara, tecnicamente, si tratta di una “fregnaccia”. Una “paraculata” mediatica la cui valenza comincia e finisce nel perimetro della dichiarazione stessa. E’ una di quelle frasi che le senti, le riascolti e poi ti chiedi: “Ma l’ha detta sul serio? Bene, chiamate l’ambulanza”.
La verità semplice è che la politica non c’entra niente, zero al quadrato, con l’aumento del valore degli immobili a Taormina, un trend che cresce per altri motivi e s’impenna perché c’è un mercato che ha tracciato la rotta, detta i parametri e fa i prezzi. Ma che il valore dei beni a Taormina sia cresciuto, anche all’inverosimile, facendo gongolare i possessori di immobili che devono vendere o affittare, è un fenomeno che non ha niente a che vedere con l’azione della politica, che invece dovrebbe limitarsi a fare le cose ordinarie e magari accendere un cero al giorno ad albergatori, commercianti, imprenditori vari, bollati con la patente di “evasori” e “zozzoni” e che invece sono quelli che, alla fine della fiera, ci mettono i soldi per mandare avanti l’economia locale, danno lavoro, fanno girare l’indotto (compresi i milioni dell’imposta di soggiorno di cui, grazie ai turisti accolti nelle strutture, si può poi beare il Comune). Senza gli operatori economici la destinazione sarebbe un baraccone bellissimo ma da chiudere. Poi le “pecore nere” ci saranno sempre ovunque ed è un altro capitolo.
Giganti dell’ospitalità come Four Seasons, Lvmh e compagnia bella auguriamoci non apprendano di queste sortite estemporanee del sindaco sulle rendite immobiliari a Taormina. Potrebbero sorridere o magari pensare di essere capitati in una splendida località di fantasiosi mattacchioni. Chissà. I big del lusso – loro sì – hanno indiscussi enormi meriti nel boom immobiliare, che va di pari passo con quello turistico ed economico. E questi colossi, piaccia non piaccia, potrebbero fare scuola e dopo scuola di turismo ed economia alla politica locale. Ed è la stessa politica che, nel caso, tra l’altro dell’attuale sindaco oggi esalta il lusso e i brand ma non più tardi della recente primavera i big li aveva idealmente messi alla porta: “I top brand minacciano di andarsene? Se ne vadano”.
I grand brand, tra l’altro, sono già arrivati qualche annetto fa a Taormina. Lvmh ha acquistato i suoi hotel di lusso a Taormina nel dicembre 2018 (vedi maxi-operazione Belmond), Four Seasons ha riaperto il San Domenico prendendo in mano lo storico albergo taorminese nel 2021 e poco dopo in questa struttura è stata girata la seconda stagione di The White Lotus che ha dato un impulso eccezionale alla città. Tutti momenti di particolare rilievo che hanno dato una straordinario slancio alla Taormina post-pandemia e che hanno preceduto l’avvento stesso di De Luca a Taormina, datato poi giugno 2023. Insomma, quando s’è insediato l’Imperatore del Nisi sotto questo cielo e nel momento in cui Taormina è passata allo status di Gran Ducato, il treno era partito.
I servizi a Taormina lasciavano a desiderare prima, anzi erano un disastro ma, oltre l’enfasi di ogni respiro, non sono ancora all’altezza di una destinazione come Taormina nemmeno adesso. Sicuramente qualche passo in avanti è stato fatto, va detto e va riconosciuto ma è un pò come essere passati dalla Serie C alla Serie B, quindi la Champions League è lontana. Il livello dei servizi qui rimane anni luce distante da quello che sarebbe necessario mettere in campo in una destinazione del livello di Taormina e forse basterebbero poche cose ma fatte bene e senza spese esorbitanti. La svolta, quella vera, è una visione strategica che va al di là dell’idea di uno spic e span a campo stretto da Porta Catania a Porta Messina.
In ogni caso, la storia della ripartenza poderosa di Taormina dopo il Covid non si presta ad interpretazioni. Ha preso una parabola che esula dalle trame della politica, vale per le presenze turistiche e per le rendite immobiliari. E allora ognuno faccia la propria parte, bene e senza invasioni di campo, senza mettersi al petto medaglie di cartone. Il lusso e i vari player e/o investitori che hanno fatto e continuano a fare la fortuna di questo territorio non sanno nemmeno dove sta di casa la politica locale, le sceneggiate e il cortile strombazzato che, dal palazzo ai social, caratterizza il posto su tutti i fronti. A Taormina esistono realtà che volano un po’ più alte di tutte le discussioni paesane. Menomale, sia lodato Gesù Cristo.


