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Calenda-De Luca, volano stracci. Il leader di Azione: “In Sicilia serve un Prefetto”. Il sindaco di Taormina: “Populista da Tso”

Rieccoli, protagonisti di un acceso botta e risposta. Carlo Calenda e Cateno De Luca, atto secondo. Il segretario di Azione e il sindaco di Taormina si erano ritrovati nell’alveo centrista di una possibile alleanza politica per le Europee. Poi arrivo’ la chiusura di Calenda a questa ipotesi l’ira funesta del parlamentare di Fiumedinisi. E adesso che Calenda sgancia un siluro contro la politica siciliana, De Luca non perde l’occasione, si imbuca nella polemica ed entra in gamba tesa sul politico romano. Alla sua maniera ovviamente.

Calenda va all’attacco e mostra in un suo post social le condizioni, indubbiamente eloquenti, di un ponte a Randazzo.

“Situazione a Randazzo in Sicilia. Dove sono pieni di soldi europei che sperperano per mantenere voti clientelari ma non riescono a rimettere a posto un ponte. Dal che si ricavano due lezioni: 1) Il consiglio regionale siciliano va sciolto e possibilmente esiliato; 2) la Sicilia va affidata ad un prefetto con pieni poteri; 3) il baciatore di prosciutti, alias Salvini, dovrebbe occuparsi delle infrastrutture di base prima di giocare con i lego del Ponte sullo Stretto”.

Calenda chiama, De Luca risponde. Il fondatore di Sud chiama Nord sente il profumo dell’arena e si rimette la divisa dei bei tempi da Scateno, deposta (al momento) dopo la pax con Renato Schifani. Non ci sta l’Imperatore del Nisi, che la maglietta “Ti amo Sicilia” ce l’ha tatuata sulla pelle e non se la toglie più nemmeno nel Ferragosto rovente dell’assedio taorminese ad attendati e pomicioni in spiaggia. E allora eccolo il contrattacco.

“Giù le mani dalla Sicilia – scrive De Luca anche lui sui social -. Qualcuno spieghi a quello che ha i calli nel cu*o per le troppe poltrone regalate – Renzi ne s.a qualche cosa – che in Sicilia non esiste il Consiglio Regionale ma il Parlamento Siciliano. Non entro nel merito della sua denuncia degna di un populista 4.0 che più che essere esiliato merita un Tso. Se vuole qualche lezione di buona amministrazione sono pronto dove e quando dice lui”.

Poi l’affondo finale: “Io non faccio parte della categoria dei “Cu*i rinisciuti” (nati con la camicia o con tutti gli allori) perché mi sono fatto da solo e porto le stigmate della vita vissuta con grande orgoglio ed a testa alta. Tra un topolino e l’altro si legga però le pagine che riguardano l’andamento della spesa pubblica regionale degli ultimi due anni con i relativi indicatori di rating dell’economia siciliana. E basta con questi luoghi comuni del solito Romanocentrico che pretende di poterti pisciare in testa e devi fargli pure l’applauso. Giù le mani dalla Sicilia”.

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