“Oggi abbiamo fatto una riflessione sulle dinamiche giudiziarie e politiche che stanno mettendo a dura prova i vertici del Parlamento Siciliano. Abbiamo anche discusso della proposta di variazione di bilancio che ha esitato la giunta regionale e ci troviamo d’accordo su tante cose ma su altrettante vogliamo chiarimenti prima di poterci esprimere”. Così scrive Cateno De Luca in un suo post social delle scorse ore, nelle meditazioni politiche a Fiumedinisi in compagnia del fedelissimo Giuseppe Lombardo, non senza una frecciata (casuale?) al collega Matteo Sciotto.
De Luca riflette e realizza che le scelte da fare si complicano. Si era avvicinato a Fratelli d’Italia per un accordo romano che sembrava prossimo alla definizione e invece ora i patrioti hanno altro a cui pensare, si ritrovano a dover fronteggiare lo tsunami che sta travolgendo il partito di Giorgia Meloni in Sicilia. I fatti di questi giorni sono destinati a terremotare gli equilibri isolani di Fratelli d’Italia, al di là del disperato tentativo di un sereno far finta di niente che caratterizza la fase del “vediamo cosa accadrà”. I problemi di Fratelli d’Italia determineranno un effetto domino perché si sono sgretolati i sogni di gloria meloniani di reclamare la futura presidenza della Regione Siciliana, che difficilmente potrà ancora essere rivendicata da FdI e di sicuro non ci sarà più in corsa chi era in rampa di lancio sino a poco tempo fa. E, di riflesso, cadono e crollano anche le alleanze che si erano costruite attorno agli attuali equilibri al vertice siciliano di Fratelli d’Italia.
A questo punto De Luca, che nel frattempo prosegue i suoi viaggi romani, insisterà sulla via che porta a Fratelli d’Italia e magari ad un patto federativo in quella direzione, o guarderà altrove? Viceversa Fratelli d’Italia farà una ricostruzione interna? Quale decisione prenderanno i vertici di FdI sull’opzione di un patto con De Luca? Ad oggi c’è un centrodestra che naviga in un mare aperto disseminato di carboni ardenti e lo stesso De Luca ha dovuto azionare la sua “contraerea” politica e mediatica per allontanare i siluri che non risparmiano neppure Sud chiama Nord.
Ad oggi la bussola di De Luca è Renato Schifani: chi lo avrebbe mai detto sino all’ottobre del 2024? Nessuno. Neanche lo sciamano Tatonga. L’asse con il presidente della Regione andrà avanti, anche De Luca ragiona su una posizione che dovrà comunque prendere, al di là delle parole pronunciate all’Ars nei giorni scorsi. Anche perché mentre De Luca tiene una linea moderata e rimane ancorato alle prospettiva di un percorso futuro dentro il centrodestra, fuori c’è l’ex alleato Ismaele La Vardera che continua a prendere campo, avanza ed erode consensi dentro quel perimetro che nel 2022 aveva visto De Luca come dominatore assoluto. La Vardera fa il De Luca di un tempo, tuona, sgancia bordate e sale in quota dentro la prateria politica del dissenso, dei delusi e dei “fuori dal coro” che in Sicilia (e non solo qui) ha sempre dato risultati di rilievo a chi ha percorso tale strada. De Luca vorrebbe arginare questa avanzata ed esorcizzarne gli effetti: ha già attaccato l’ex Iena ed ex collega di banco di ScN nei giorni scorsi a Messina e tornerà a farlo.
E allora da Scateno a Cateno, il viaggio potrebbe diventare una metamorfosi andata e ritorno? De Luca non vuole più fare il “Don Chisciotte” che perde le elezioni ma sa pure che la via per lui si fa stretta, perché all’orizzonte c’è la possibilità di entrare nel centrodestra ma senza più quell’onda trascinante del voto di pancia e di protesta che lo aveva innalzato a simbolo dell’area anti-sistema. Oppure c’è l’alternativa di tornare a scatenarsi in solitaria. Ma è ancora possibile? E’ pensabile dopo la virata a 360 gradi sul centrodestra e soprattutto sul presidente Schifani? De Luca in cuor suo, se potessi, tornerebbe a battagliare da solo domani mattina ma non ci sono più le condizioni. Quel tempo è passato, finito, archiviato.
E’ un po’ come la schedina 1,X,2. Prima o poi devi giocare e devi scegliere su cosa puntare. Andare con il centrodestra sapendo di potersi ritagliare uno spazio di governo oppure scatenarsi in versione 2.0 provando a riguadagnare terreno ma in modalità “del domani non c’è certezza”. Questo è il dilemma. Ma se poi non te la senti di forzare le due ipotesi più estreme, c’è sempre l’opzione “X”, il percorso che porta nella terra politica di mezzo. Insieme al centrodestra, sì, ma da battitore libero e soprattutto di nuovo ai posti di comando della futura Città del Ponte. Messina come stazione di (ri)partenza, terra promessa e punto fermo di quella trama che oggi è ancora fatta di tanti punti interrogativi. Tra le poche certezze: intanto De Luca va avanti tutta al fianco del presidente Schifani (almeno per ora) e ha dato l’arrivederci immediato, con tanto di presa di distanze, anche a qualche alleato eccellente che si è già autoescluso dai giochi per il 2027. Mica sarà passato inosservata la slide mostrata a Palazzo Zanca sul concerto di Vasco Rossi? Chi vuol capire, intenda. Ora road to Messina. Dove tutto è iniziato, dove presto per Cateno De Luca tutto potrebbe ricominciare.


