TAORMINA – A volte una foto vale più di mille parole. Uno scatto apparso sui social questa mattina (pubblicato dalla pagina facebook Giardini e dintorni) testimonia i problemi irrisolti dell’ospedale San Vincenzo e ribadisce la condizione di precarietà di un presidio sempre più stretto nella morsa della “guerra” politica siciliana. Messina e Catania si contendono lo “scippo” della Cardiochirurgia Pediatrica e mentre va in scena la ricerca di una soluzione tecnica per addolcire la pillola, si alza il pressing per assistere il colpo del ko ad un ospedale, il San Vincenzo, che fa ombra, ha un bacino d’utenza che si è allargato troppo e va depotenziato nella sua interezza.
L’immagine mostra due cittadini, presumibilmente stranieri, al Pronto Soccorso. Si stendono al suolo. Non c’è posto per sedersi e allora scelgono di sdraiarsi al suolo. Ed è uno scatto che riporta d’attualità l’irrisolta problematica delle lunghe attese al San Vincenzo. Da anni si palesa la sofferenza che unisce in un sottile filo rosso il personale medico e i pazienti. Il personale medico e infermieristico, soprattutto nel periodo estivo, è sotto stress e l’organico andrebbe rinforzato perché gli operatori non ce la fanno a reggere le tante richieste di accesso in reparto. I cittadini arrivano in ospedale e sanno già che li attende un’odissea e dovranno trascorrere diverse ore lì. Tante, troppe. E a volte, o spesso, questo clima difficile crea anche i presupposti per dei momenti di tensione. Negli anni si sono registrati diversi episodi di aggressioni al personale del Pronto Soccorso.
La politica continua a “giocare” in modo imperturbabile sulla pelle dei cittadini. Anche nelle cose in cui basterebbe poco per risolvere le difficoltà. E sullo sfondo emerge, una volta di più, l’estrema pochezza degli amministratori dei 24 comuni del Distretto Sanitario di Taormina. I fatti sono più ostinati delle chiacchiere e i politici di zona appaiono deboli e incapaci di farsi valere e di andare oltre le solite dichiarazioni e/o rassicurazioni di circostanza. Costretti a pregare per un miracolo altrui sul Ccpm, senza praticamente toccare palla in questa vicenda. Inadeguati e non all’altezza – politicamente parlando – di farsi valere davvero per difendere un presidio ospedaliero che poi appartiene a tutti. Basterebbe questo per rendere il senso profondo e la portata reale del problema. Ma come dicevano qualche saggio: “Ci vuole qualcosa di più che l’intelligenza per agire in modo intelligente“.


