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Ccpm Taormina ad un passo dalla fine. Famiglie in presidio: “Basta fare scena, non si gioca con i bambini”

TAORMINA – Il Comitato Genitori del Ccpm Taormina ha allestito un presidio permanente a difesa del reparto di Cardiochirurgia Pediatrica. Le famiglie dei piccoli pazienti del centro chiedono la stabilizzazione della struttura e protestano contro la situazione di impasse che rischia di portare da qui a breve alla chiusura del reparto gestito dall’equipe del Bambino Gesù di Roma.

“Il Comitato Genitori ha preservato il Centro per tutti i piccoli e grandi pazienti affetti da cardiopatie congenite di tutta la Sicilia, Calabria e paesi in via di sviluppo. Abbiamo ascoltato finte promesse provenienti da tutte le direzioni, senza avere in cambio una stabilità definitiva. Dal 2018, il Ccpm non è più nella rete ospedaliera siciliana e ciò mette a serio rischio la mission del reparto, che nonostante serie difficoltà funziona. Oggi 15 giugno 2025 il Comitato forma un presidio permanente davanti all’ospedale San Vincenzo, perché pretende risposte e chiarezza sulla sorte del reparto. Un reparto che deve rimanere esattamente così com’è. Basta fare scena. Pretendiamo che le promesse fatte il 4 luglio 2024 dal presidente Schifani e dal Ministro Schillaci vengano onorate. Ad oggi, non esiste una richiesta formale da parte della Regione Siciliana per il mantenimento del Centro. Questa è una vergogna che non accetteremo. Basta con le belle parole, basta con le passerelle, basta giocare con la vita dei nostri figli”.

E allora cosa dire? In premessa, solidarietà alle famiglie dei bambini, genitori che sono stati illusi e mortificati e che lottano con dignità, perché almeno quella non può togliergliela nessuno. Combattono per una giusta causa e da lunedì mattina verranno avvicinati e fatti oggetto della solita processione di rassicurazioni. Ora cominceranno i tempi supplementari della giostra della solidarietà, con la solita sequenza di dichiarazioni di rito e post dei politici, qualche intervista di circostanza e qualche testimonianza acchiappa-clic di chi se ne importa poco del Ccpm. Difficile anche dire se sia messo peggio il mondo della politica o il sottobosco dell’informazione, chi vuole aiutare davvero la gente e chi fa finta. Fiumi di parole, cantavano i Gialisse. Un oceano di chiacchiere, si potrebbe aggiungere qui.

famiglie Ccpm

Ma il quadro è tanto chiaro quanto desolante. Il tempo si allunga come una lama e il 31 luglio ormai incombe, è alle porte con un dentro o fuori che dovrebbe essere l’atto finale della vicenda. Vedremo se ci sarà il “miracolo” della permanenza del centro a Taormina o se verrà chiuso, o magari trasferito altrove, nella fattispecie al Policlinico di Catania. Nel frattempo il dato di fatto, impietoso, è che ormai da un decennio va avanti questo infinito “tira e molla” e si gioca con la vita dei bambini sull’altare di discorsi come il decreto Balduzzi, le proroghe, le deroghe, le distanze tra una cardiochirurgia e l’altra come se la salute fosse un contachilometri. Ma la vita dei bambini vale così poco? Si doveva arrivare sino a questo punto? In Italia, in Sicilia evidentemente così vanno le cose. Altrove una questione del genere sarebbe stata risolta in un paio di settimane. Questa, invece, è la patria della burocrazia e delle sceneggiate, delle attese infinite e dei tempi che si dilatano ad oltranza. Siamo il Paese in cui ci si concentra su temi che spesso neanche interessano alla gente e l’informazione accompagna la politica, a braccetto, in questa deriva con il “pappagallismo” tipico degli ultimi 15-20 anni. Intanto si mette in secondo o terzo piano una storia dove c’è da trovare una soluzione per salvare dei bambini.

E d’altronde abbiamo già raccontato l’eloquente storia accaduta nel 2016, quando dalla Regione venne addirittura trasmesso al Ministero della Salute un report con un dato che azzerava il numero annuale dei pazienti trattati e dimessi dal centro. Un refuso nella trascrizione dei report, ops, chi se ne frega se il Ccpm era stato bollato come un centro dove non arrivava nessun paziente e condannato alla chiusura per un errore di battitura. Fortuna che qualche medico quella svista non casuale l’ha fatta notare e l’ha segnalata all’allora Ministro della Salute in una sua visita in ospedale. Di che parliamo?

Qui si va avanti a suon di promesse e mezze frasi, equilibri e strategie ma più delle dinamiche regionali e nazionali emerge l’inconsistenza, profonda come un cratere, degli amministratori locali, non solo di Taormina ma del comprensorio tutto. Il baratro in cui sta finendo la Cardiochirurgia Pediatrica è solo la parte più visibile dello strapiombo che incombe ormai da vicino per l’ospedale di Taormina nella sua interezza, dove da qui a breve dovranno essere eseguiti dei lavori e lo scenario che pare prospettarsi è di quelli brutti. Ma brutti sul serio. I sindaci avrebbero dovuto incatenarsi loro, fare ballare i tavoli, con rispetto per tutti ma timore reverenziale per nessuno. Mobilitarsi loro al posto delle famiglie dei bambini del Ccpm e mettere pressione a chi ha il potere di decidere. E invece gli amministratori si tengono a distanza e affrontano la questione di fioretto, solidarizzano con le famiglie sottovoce, come uno spin off del programma di Marzullo, anziché darsi coraggio, tirare fuori gli attributi e fare una battaglia concreta e condivisa per difendere l’ospedale. Ma la storia, purtroppo, non mente mai. Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli. E la situazione della sanità, non solo a Taormina ma anche altrove, non è altro che lo specchio riflesso di un’Italia dove il problema va oltre i singoli ed è l’intero sistema Paese che andrebbe rifondato e ripensato. Adesso via con le passerelle e avanti con il gioco di società dei salvatori della patria.

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