TAORMINA – A Taormina si accende la protesta di albergatori, balneari e gruppi di primo piano dell’ospitalità sul PUDM (Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo) e il sindaco Cateno De Luca risponde alla sua maniera.
Il primo cittadino in un post social attiva l’ormai consueta modalità politico-mediatica del “me ne infischio” e ribadisce, una volta di più, la sua linea monocratica agli operatori economici della città. “Non intendo svendere Taormina sull’altare di nessun blasonato interesse privato!”, avverte De Luca, che poi aggiunge: “Ora vengo pure attaccato perché sto cercando di far rispettare le norme sulle spiagge libere anche a Taormina! Io vado avanti…”.
Al centro della contesa c’è il piano di utilizzo delle spiagge, che gli operatori economici contestano nelle disposizioni contemplate dalla deliberazione e anche perché è stato esitato senza il necessario confronto e quel dialogo tra le parti che buon senso avrebbe voluto e suggerito in un argomento così spinoso. Da qui una pioggia di osservazioni ora presentate dai balneari ma anche l’analoga presa di posizione da parte degli albergatori.
Questo l’affondo di De Luca oggi nelle sue dichiarazioni a “Repubblica”: “A me si guardano bene dal dirmi che la fruizione pubblica rovina le spiagge. Io ho solo deciso di applicare la legge iniziando con la pulizia della costa, che da 30 anni non si puliva. Soprattutto a Mazzarò che io ho chiamato “cesso a cielo aperto”. Poi abbiamo verificato che lo spazio per la pubblica fruizione è del 10% contro il 50% previsto. Non c’è nessun provvedimento calato dall’alto, abbiamo fatto in fretta per evitare il commissariamento della Regione ma c’è tutto il tempo per le osservazioni, abbiamo avuto quattro incontri pubblici. Tutto entrerà in vigore nel 2027, avremo una pilotina della Polizia municipale che controllerà le spiagge ed eviterà abusi. Perché l’anno scorso abbiamo la Bandiera Blu e dobbiamo mantenerla con un innalzamento dei servizi”.
Infine l’avvertimento finale agli operatori economici che investono a Taormina: “Gli investimenti sono importanti ma devono avvenire nella legge, ci sono le procedure di Vas, la valutazione ambientale, facciano le loro osservazioni e saranno vagliate secondo legge. Se poi il problema è che non discuto di questo a pranzo negli hotel di lusso ma solo al Comune, mi spiace per loro”.
De Luca, in buona sostanza, “spara a zero” su quelli che operano e/o investono a Taormina e che, tuttavia, sono anche e soprattutto quelli che mandano avanti il turismo e l’economia della città, garantiscono posti di lavoro, e di riflesso riempiono le casse del Comune stesso per consentire alla “giostra” di girare veloce.
I privati non possono fare quello che vogliono. E’ pacifico e non c’è dubbio. Ma il concetto vale in termini identici per tutti, compreso De Luca. Né più, né meno. E questo l’attuale sindaco di Taormina sta facendo una fatica enorme a realizzarlo, né probabilmente lo aiuta il clima di mutismo piatto e accondiscendenza totale su tutto da parte dei suoi compagni di viaggio di questa avventura amministrativa.
La sfuriata contro albergatori e investitori, compresi grandi gruppi internazionali, si traduce nell’ennesima sortita discutibile di De Luca, che sceglie la via dello scontro ad oltranza anziché il confronto e l’opportunità di stemperare i toni e collaborare con le forze produttive del territorio. Con l’avvertimento ai privati sul Pudm, De Luca si rintana nel suo terreno preferito del braccio di ferro uno contro tutti, ma c’è altro. E’ una posizione che, in realtà, si contestualizza in un momento politico di difficoltà del sindaco di Taormina, che sta sbagliando una lunga sequenza di mosse. Sicuramente non ha problemi sul piano prettamente locale, dove può governare in carrozza, senza alcuna forma di opposizione a disturbarlo, ma l’orizzonte non sembra essere dei migliori nelle dinamiche che portano alle Regionali e alle Politiche del 2027. E’ lì che De Luca fa i conti con un quadro complicato e di difficile lettura pure per uno abile come lui che sino alle Regionali 2022 e poi alle Comunali a Taormina le aveva indovinate quasi tutte e che poi ha visto ribaltarsi completamente la sua parabola – e restringersi il campo d’azione – dopo il doppio flop a Monza e alle Europee.
Sud chiama Nord è praticamente scomparso dai radar al di là del perimetro della provincia di Messina, e questa debolezza non è un fattore incoraggiante nella trattativa romana avviata dal parlamentare di Fiumedinisi con i vertici di Fratelli d’Italia, nella persona in particolare di Arianna Meloni. Il centrodestra vuole “pesare” i numeri (quelli attuali) di De Luca e lo spinge ad uscire allo scoperto rispetto al proposito di aderire, in ottica futura, alla coalizione di maggioranza. Temporeggiare sino a dicembre è la strategia del momento, ma sino a quando sarà possibile?
Nel frattempo a Taormina le forzature in atto su diversi fronti – dalla discussa nascita di una serie di partecipate in salsa messinese con le relative posizioni tutte affidate ai “fedelissimi” di ScN, sino all’ennesimo aumento dei tributi (vedi Tari) – raffreddano ancora di più il rapporto tra il sindaco e i cittadini. Le prove muscolari a volte possono sembrare la panacea dei mali e invece poi si rivelano una pessima idea. Per fortuna di De Luca nel campo paesano a lui avverso può godere di un quadro da “deserto dei tartari” ma i continui attacchi ai residenti e agli operatori economici, non contribuiscono a rafforzare l’indice di gradimento del sindaco (quello ufficiale, eletto da taorminesi) in citta. Semmai le tensioni e le sfuriate in successione rischiano di spingere De Luca a Taormina verso un clima esattamente opposto a quello della primavera 2023. Dall’ebbrezza del “plebiscito” al rigurgito del Piave il passo a volte può diventare breve.


