Duro affondo del quotidiano “Il Riformista” nei confronti dei politici siciliani che alle elezioni Regionali 2022 si erano candidati alla presidenza contro Renato Schifani e adesso hanno cambiato posizione. Si fa riferimento a Caterina Chinnici e Gaetano Armao che sono passati entrambi in maggioranza ma anche e soprattutto a Cateno De Luca, l’attuale sindaco di Taormina, che era stato allora il principale avversario del centrodestra e ottenne quasi il 25% di consensi alle urne e che adesso, pur precisando di voler rimanere all’opposizione all’Ars sino a fine mandato, ha “scongelato” i suoi rapporti col governatore avviando una fase di dialogo politico e sostanziale collaborazione.
“Da ‘Scateno’ De Luca a Chinnici, tutti salgono sul carro di Schifani perché in Sicilia se perdi non vieni salutato manco dal portiere dello stabile”, titola “Il Riformista” in un pezzo a firma di Giovanni Pizzo.
“Il carretto – scrive Pizzo – passava per strada e gridava “gelati”. Così cantava Lucio Battisti e in Sicilia, terra di invenzione del gelato di origine araba, ai carretti siamo affezionati, soprattutto se hanno cose “duci” da proporre. La Sicilia ha nell’immaginario collettivo, universalmente riconosciuto, la caratteristica del folklore. Siamo un popolo folk, sia nelle sue basi sociali e popolari che in quelle apicali. Parliamo degli apici a proposito dell’ultima notizia folkloristico-politica che viene dalla Sicilia”.
Questa la bordata destinata a De Luca: “Uno dei candidati delle scorse elezioni regionali, colui che era arrivato secondo dietro Schifani, lanciando fuoco e fiamme contro il sistema cinico e baro che inchiodava l’Isola all’arretratezza, Cateno detto “Scateno” De Luca dichiara candidamente di aver deciso di andare a scuola di politica dal presidente che lo ha battuto, per le sue capacità politico-istituzionali. Tradotto in linguaggio normale: Schifani è stato più bravo di lui a costruirsi una coalizione vincente, mentre lui è andato da solo. Ora Cateno vuole essere cooptato dallo stesso sistema che aveva messo all’indice. È un caso isolato, una sindrome particolare? Assolutamente no: è una patologia diffusa nell’Isola quanto il diabete, vista la quantità di zuccheri, gelati, cannoli e cassate che vediamo a ogni angolo”.
“Il siciliano – si legge nell’articolo de “Il Riformista” – non vuole perdere nemmeno ammazzato, piuttosto morto che perdente, lui non è un “fissa” e non vuole comunque passarci. Lui, di riffa o di raffa, sul carro vincente ci deve salire. Che poi chi lo sente a quel “babbo” del proprio cognato, che non ha mai azzeccato una cosa di lavoro in vita sua, che può estrarre la scheda del voto elettorale vincente foriera di chissà quali benedizioni celesti. Ovviamente con tutto quello che ci si era detto prima, tra patenti di mafia e antimafia parolaia, incompetenze e truffe, velleità, chiacchiere e distintivo, il carro del vincitore diventa variopinto e pieno di specchietti per le allodole. L’esatta riproduzione di quei carretti siciliani che siamo abituati a vedere nelle sagre folkloristiche di paese o nei negozi per souvenir ai turisti”.
“Il carro in Sicilia – conclude Giovanni Pizzo – passa sempre prima o poi, e tutti si illudono di poterci salire, perché ognuno ha un amico che è amico di colui che ci può far saltare sul predellino. Questo, è ovvio, per un periodo limitato e transeunte, come è il potere nell’Isola, abituata a un feudalesimo che non conosce e riconosce Re, ma solo temporanei Viceré, come quello magistralmente descritto da De Roberto. Avanti un altro: sul carro in teoria c’è sempre posto. Per andare dove non si sa, ma non è la meta l’importante, ma dove si fa il viaggio”.


