TAORMINA – Il brindisi di Capodanno a Taormina del sindaco Cateno De Luca, come da tradizione, è stato un recap delle cose fatte, una fotografia delle differenze tra ieri e oggi, con annessi effetti speciali a rimarcarle. Una celebrazione della marcia in più ma sopratutto delle metodologie di gestione del territorio. E quelle, ormai si sa, sono una “specialità” della casa.
Facciamo un passo indietro su un interessante momento che è passato in cavalleria e che tuttavia non sembra frutto della casualità. Nella sera di Capodanno la scaletta del brindisi a Taormina è iniziata con le lodi del sindaco al presidente di Asm, Pippo Campagna, e al direttore generale del Comune di Messina, Salvo Puccio, con i relativi interventi sul palco. “Erano dei mister nessuno”, ha esordito il parlamentare raccontando il percorso fatto al suo fianco dai fedelissimi. Un pò come ai bei tempi della tv, quando Pippo Baudo sottolineava la mitica frase “Li ho inventati io”.
Poi ovviamente l’intervento di De Luca. Una carrellata a tutto campo, 33 minuti passando dal record mondiale del dissesto “mordi e fuggi” (saranno contenti i commissari) all’antipasto delle partecipate (in salsa peloritana), al giro dell’Etna (operazione Siru), il miracolo dell’acqua, il bollino della bandiera blu (altra specialità) e poi un breve accenno alla nuova fase politica dell’amore, e chi più ne ha più ne metta.
Non è mancata la carezza di inizio anno a quei furbacchioni taorminesi che “si facevano i porci comodi”, buttavano la spazzatura nel salotto della città a tutte le ore e che ancora vorrebbero fare gli “scaltri”. Rimembranze di una Taormina ormai domata che, in fondo, ha accettato di buon grado questa stagione della “sodomizzazione” politica e che ha visto sciogliersi tutta la sua ciurma anti-deluchiana come neve al sole. I vari oppositori paesani, in attesa di tempi più coraggiosi, hanno scelto di farsi da parte e non disturbare il conducente, si sono ritirati in clausura (in casa propria), per aderire al nuovo movimento di Angelino Tornabigli. Non lo sapevate che è approdato a Taormina? Angelino Tornabigli, il re dei conigli.
De Luca se la ride, ghigna e gode senza ostacoli. Soprattutto si spiana il terreno per far durare ancora a lungo il suo regno taorminese, con l’anno appena iniziato che intanto diventa strategico perché l’imperativo ora sarà quello di accelerare su tutti i fronti. Occorre sbrigarsi, fare da qui a fine 2025 tutto quello che si potrà portare a compimento e farlo prima del congresso di Sud chiama Nord. Mettiamola così.
E la Giunta di De Luca? Ah già. “Venite, venite“. Tutti sul palco, all’incombere del minuto 48 (sui 57 totali dell’evento) per la passerella finale. Giusto in tempo prima dei titoli di coda, perché la squadra è protagonista e la gloria se la merita. Dettagli e non c’è proprio niente di male se sono stati pochi i minuti di ribalta per i rappresentanti politici locali, anche perché nella stessa serata è salito sul palco, chiamato da De Luca per un bell’applauso, il consigliere Antonio Gullotta (papabile nuovo assessore, così dicono in città). Quindi pazienza e finiamola con queste polemiche di quartiere, se la Giunta nel brindisi era nelle retrovie mentre a stappare di gran carriera c’era la prima linea di Sud chiama Nord. Può capitare. Grazie a tutti, stappa-stappa, vai col trenino “pepepepe” e alla prossima.
L’ha toccata piano il sindaco, semplicemente consapevole – e lo ha detto lui – che qui non si tratta di prendersi meriti o di “essere bravi” perché attorno “c’è il deserto dei tartari”. E ha ragione, è vero. Vale per tutti quelli che non sono con lui. E vale alla stessa maniera anche per tutti quelli che lo circondano. Niente di più e niente di meno.
Il segnale d’inizio anno è stato dato. Bello e chiaro. Alcuni se ne sono accorti, ad altri è toccato fare i “finti tonni” come direbbe il buon Nino Frassica. Ingoiare il rospo con tutte le ranocchie. Così è se vi piace.
I soliti malpensanti paesani profetizzano addirittura che sia stato il cupo presagio di un rimpasto all’orizzonte in Giunta. Intanto, va detto pure che al recente brindisi di Capodanno era assente il “n.2” di Palazzo dei Giurati, l’esperto Massimo Brocato, assente per impegni fuori sede, che altrimenti il suo applauso lo avrebbe meritato perché sin qui si sta sobbarcando una gran mole di lavoro, il gravoso compito di supervisionare tutto l’operato di assessori, consiglieri e uffici e che potrebbe avere un peso determinante nelle valutazioni circa un possibile rimpasto. De Luca e Brocato decideranno il destino della Giunta attuale, e se quindi andrà fatto qualche cambio in corsa. Un tagliando come a Messina, per intendersi.
E allora rimpasto sarà? Chissà. Da queste parti si è tutti utili e nessuno indispensabile. Magari non accadrà poi nulla e sono fantasie dei soliti taorminesi, quelli che ancora non si sono allineati e ancora pensano di fare “gli scaltri”. Ora c’è ben altro a cui pensare, il 9 gennaio torna a Messina il presidente della Regione, Renato Schifani, con cui De Luca ha ribaltato il mood per stringere un asse politico forte (e a chi, in Sud chiama Nord, la cosa non piace se la faccia piacere…). C’è soprattutto da occuparsi della trattativa romana che può portare tante novità in vista del ritorno nel centrodestra. Bisogna riflettere e fare altre tappe a Roma, perché ci sarebbe di mezzo pure quel diktat della Garbatella.
Di certo – repetita iuvant – non esiste mai casualità nello spartito deluchiano. E forse le dinamiche del brindisi di inizio anno a Taormina erano soltanto un modo bonario, affettuoso, per ricordare la musica a tutti. Per tenere sulla corda i fedeli e rimarcare ai devoti vari che c’è una prima linea e poi tutti gli altri. C’è chi fa la coreografia e chi la deve ballare. Muti e pipa.
Buon anno a tutti. Musica maestro. La disco samba a Taormina la porta il sindaco. Direttamente da Santa Teresa…


