HomePoliticaSud chiama Nord verso il centrodestra: dal Ponte altro doppio indizio

Sud chiama Nord verso il centrodestra: dal Ponte altro doppio indizio

Prosegue la marcia di avvicinamento di Sud chiama Nord verso il centrodestra e arrivano nuovi segnali e ulteriori indizi in questa direzione. Non è più un segreto che l’orizzonte politico del movimento di Cateno De Luca sia tracciato, resta soltanto da capire e da vedere quando le parti andranno all’altare per celebrare le seconde nozze rispetto al precedente matrimonio che si era interrotto bruscamente nel 2017.

Il sindaco di Taormina tiene sulla corda il centrodestra romano, e vorrebbe aspettare dicembre 2025 quando – lo ha già detto anche alla recente cena di Natale dei suoi sostenitori – si deciderà il futuro di ScN. Ma non si può escludere un’accelerazione, e d’altronde i patti romani in fieri avranno si legano a vari incastri politici. A Palermo c’è tempo, si può attendere perché De Luca vuole entrare in maggioranza solo in vista della prossima legislatura e per adesso si è sintonizzato sul piano inclinato di una “non belligeranza” verso Schifani e uno scongelamento dei rapporti che è un fatto acclarato. Nella capitale soprattutto Fratelli d’Italia, invece, ha una certa fretta di chiudere l’intesa e allargare il fronte centrista, non ci si fida di una sinistra che è sull’orlo della disperazione ma forse proprio in nome di quella frustrazione – con Renzi in cabina di regia – potrebbe trovare il collante per la grande ammucchiata anti-centrodestra.

Intanto da Sud chiama Nord arriva un altro doppio indizio sulla posizione decisamente più conciliante verso il centrodestra. L’occasione è il Ponte sullo Stretto, opera strategica che – per intendersi, dal nostro punto di vista – c’è da sperare venga finalmente realizzata perché, al di là delle soluzioni e delle accortezze di carattere ambientali che si possono trovare, non si può continuare a condannare il Sud e la Sicilia all’eterna stagione infinita di un’arretratezza infrastrutturale, commerciale ed economica.

E allora primo indizio della nuova fase di ScN. Sul Ponte si registra un ricorso per chiedere al Tar Lazio l’annullamento del parere della Commissione Via, Valutazione d’impatto ambientale, del ministero dell’Ambiente. Lo hanno firmato Villa San Giovanni e la Città Metropolitana di Reggio Calabria, notificandolo alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri competenti, e alle Regioni Calabria e Sicilia. Non lo ha firmato, invece, Messina. In questo ricorso si sollevano “Vizi di legittimità” e si contesta “un eccesso di potere in ogni sua forma”, sollevando “dubbi di costituzionalità sulla decretazione d’urgenza del dl Ponte e del dl Infrastrutture”.

Il Comune di Messina ha scelto di non firmare e il “deluchiano” sindaco Federico Basile ha scelto di puntare, invece, sulle opere di compensazione. “Nessuna opera può compensare il disagio. Lo voglio chiarire. In sostanza, il contesto di cantieri e le trasformazioni che questo progetto porterà con sé avrà una portata devastante, capace di ridisegnare il territorio e generare una serie di effetti rilevanti. Al di là dell’opera in sé, permane un interesse generale a tutela del territorio e della qualità della vita dei cittadini. Messina rivendica un ruolo attivo nelle decisioni che riguarderanno non solo la costruzione, ma anche la gestione di una struttura che avrà effetti diretti sulla comunità e sulle infrastrutture locali”. Queste le sue recenti parole.

E poi il secondo indizio. “Se il Ponte sullo Stretto di Messina si deve fare allora che diventi una risorsa per Messina e per la Sicilia. Al Parlamento nazionale ci è rimasto solo il nostro Francesco Gallo ma la qualità fa la differenza”, ha detto nelle stesse ore il sindaco di Taormina, Cateno De Luca.

“In sede di discussione del disegno di legge sul Bilancio, è stato oggi approvato dall’aula di Montecitorio un mio ordine del giorno in merito all’immediato avvio alle opere di compensazione previste dall’accordo con il Comune di Messina legate alla costruzione del Ponte sullo Stretto”, ha spiegato a sua volta Francesco Gallo, parlamentare di Sud
chiama Nord. “Il Comune di Messina – afferma Gallo – ha individuato 24 progetti classificati secondo un ordine di priorità, richiedendo la realizzazione di opere compensative dell’impatto territoriale e sociale legate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto che toccano temi centrali ed importanti. Si tratta di opere fondamentali per la città di Messina e per il suo territorio”. “Le opere richieste – prosegue – riguardano diversi settori e sono considerate strategiche e genereranno benefìci tangibili per le comunità coinvolte, fondamentali, altresì, per la città di Messina che non può farsi trovare impreparata quando inizieranno i lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Lavori, quindi, quelli delle opere per Messina da iniziare prima che partano i grandi cantieri di costruzione del Ponte”.

Gallo, insomma, ha espresso soddisfazione per l’approvazione del suo ordine del giorno e ha ricordato che lo stesso impegna il Governo “ad adottare le iniziative di competenza volte a prevedere, compatibilmente con la tipologia di opere e con i cronoprogrammi delle stesse, che la società Stretto di Messina inizi i lavori delle opere e delle misure compensative, concordate tra comune di Messina e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, contestualmente, ovvero prima, all’avvio dei lavori del manufatto stabile”.

Ricapitolando: Basile a Messina non firma il ricorso “No Ponte, Gallo a Roma presenta un ordine del giorno sulle opere compensative del Ponte e Montecitorio (con il placet della maggioranza) lo approva. E De Luca, a sua volta, cristallizza la posizione di dialogo dei suoi sul Ponte, nel solco della linea distensiva avviata rispetto al governo. Da Messina a Roma Sud chiama Nord non va allo scontro sul Ponte e sceglie la via del confronto per una mediazione. A Palermo il leader conferma che non è più il tempo dell’Aventino verso il centrodestra. Se due indizi fanno una prova, tre la certificano.

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