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43 anni fa l’attentato in cui perse la vita Rocco Chinnici, padre del pool antimafia

Quarantatre anni fa una città già martoriata da guerre di mafia e omicidi eccellenti si risvegliò con il boato dell’ennesima esplosione, quella che in via Pipitone Federico, a Palermo, tolse la vita al presidente dell’Ufficio istruzione del Tribunale Rocco Chinnici, al maresciallo dei Carabinieri Mario Trabassi, all’appuntato Salvatore Bartolotta e a Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile in cui Chinnici risiedeva.

Il ricordo del magistrato, padre del pool antimafia, e di coloro che insieme a lui morirono è stato celebrato dinanzi all’abitazione in cui la Fiat 126 imbottita di tritolo saltò in aria quel drammatico 29 luglio 1983, attraverso la deposizione di una corona di fiori. Nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Regina Pacis, in piazza IV Novembre 2, sarà celebrata un messa in suffragio del giudice e delle altre vittime. Successivamente nel pomeriggio si terranno altre iniziative.

“Il 29 luglio 1983 la violenza mafiosa spezzava la vita del giudice Rocco Chinnici, dei carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e a Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile di via Pipitone a Palermo. A quarantatré anni da quel vile attentato, rendiamo un deferente e commosso omaggio a servitori dello Stato che non esitarono a sacrificarsi in nome della giustizia e della legalità. L’intuizione straordinaria di Chinnici, che volle il primo “Pool antimafia” e capì l’importanza di parlare ai giovani per diffondere una cultura del coraggio, ha segnato una svolta indelebile nella lotta alla criminalità organizzata. Ai familiari delle vittime e a quanti ne custodiscono ogni giorno l’eredità morale e civile, giunga il profondo cordoglio e la vicinanza mia personale e del Senato della Repubblica”. Così su X il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“A 43 anni dalla strage di via Pipitone Federico, ricordo con profonda commozione Rocco Chinnici, il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile. Chinnici fu un magistrato coraggioso e lungimirante. Comprese che la mafia doveva essere affrontata attraverso un lavoro condiviso e coordinato, ponendo le basi del pool antimafia e di un metodo che avrebbe segnato una svolta decisiva nella lotta a Cosa nostra. Pagò con la vita il suo impegno al servizio dello Stato e della legalità. Ai suoi familiari rivolgo, in questa giornata, la mia vicinanza. La storia e l’esempio di Chinnici devono continuare a parlare soprattutto ai giovani. Ricordarlo significa esprimere gratitudine a un uomo giusto, al quale il nostro Paese deve molto, e ribadire, ancora una volta, la più ferma opposizione e il contrasto alla criminalità organizzata”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

“Rocco Chinnici è stato un magistrato lungimirante e coraggioso, tra i primi a comprendere la complessità del fenomeno mafioso, le sue ramificazioni e il sistema di complicità capace di alimentarne il potere. Consapevole che la mafia non potesse essere combattuta con iniziative isolate, progettò e avviò una struttura innovativa, fondata su un metodo di lavoro capace di unire le forze e costruire legami di fiducia e collaborazione tra quanti sono chiamati a difendere la democrazia. Pose così le basi del pool antimafia, cambiando profondamente l’azione dello Stato contro la criminalità organizzata”. Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto in occasione dell’anniversario dell’attentato al giudice Rocco Chinnici. “Fu anche un appassionato testimone della riscossa civile, soprattutto tra i giovani e nelle scuole, dove promosse la cultura della legalità – sottolinea Crosetto -. Il 29 luglio 1983 fu assassinato dalla mafia, che tentò di fermarne le idee facendo esplodere un’autobomba davanti alla sua abitazione, in pieno centro a Palermo. Nell’attentato persero la vita anche i Carabinieri della scorta, il Maresciallo Mario Trapassi e l’Appuntato Salvatore Bartolotta, e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile. A 43 anni da quel tragico giorno, ricordare il giudice Chinnici significa custodire la memoria di un servitore dello Stato e rinnovare il nostro impegno per la legalità. Il suo esempio ci ricorda che giustizia, verità e memoria si difendono ogni giorno, con responsabilità, coraggio e unità”.

“Nel giorno dell’anniversario della strage di via Pipitone Federico, il nostro pensiero va a Rocco Chinnici, alle altre vittime che quel giorno di 43 anni fa morirono con lui, i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi, e ai loro familiari che ancora oggi vivono quella ferita con dignità e coraggio. Chinnici fu un magistrato che seppe guardare oltre il proprio tempo: capì che la mafie si combattono solo mettendo insieme le forze, condividendo indagini e informazioni, e da questa intuizione nacque il metodo che avrebbe poi guidato il lavoro del pool antimafia e del maxiprocesso. A lui l’intero Paese deve una parte importante della propria coscienza civile. È nostro dovere custodirne l’eredità con l’impegno concreto delle istituzioni contro ogni forma di illegalità”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Oggi Palermo non celebra soltanto il ricordo di un magistrato straordinario. Quarantatré anni fa Cosa nostra tentò di fermare con il tritolo un’idea di giustizia che stava cambiando la storia. Rocco Chinnici aveva compreso prima di molti altri che la mafia non si combatte soltanto arrestando gli uomini d’onore, ma seguendo il denaro, costruendo il lavoro di squadra tra magistrati e coinvolgendo la società, a partire dai giovani. Quella visione avrebbe aperto la strada al pool antimafia e segnato una svolta decisiva nella lotta a Cosa nostra. Ma quella mattina non venne colpito soltanto Rocco Chinnici. In via Pipitone Federico persero la vita anche il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. Quattro vite spezzate dalla stessa esplosione, quattro nomi che Palermo ha il dovere di pronunciare insieme, perché la memoria non conosce gerarchie del dolore. La Palermo di oggi è diversa anche grazie al coraggio di uomini come Rocco Chinnici e di chi gli è rimasto accanto fino all’ultimo istante. A noi spetta il compito di dimostrare che quel sacrificio non è stato vano: costruendo istituzioni credibili, difendendo la legalità senza retorica, offrendo ai giovani opportunità, libertà e fiducia nello Stato”. Lo ha detto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

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