Cateno De Luca torna all’assalto del presidente della Regione, Renato Schifani e lo avvisa sul dopo Ciclone Harry e sulla frana di Niscemi: “Se non ti muovi e non ti organizzi a dare risposte serie al territorio, in aula sarà il Vietnam. Non vi consentiremo di continuare a giocare Vediamo quante norme del governo passeranno in aula. Bisogna affrontare in maniera dignitosa, seria e definitiva questa emergenza. Schifani non mi sfidare, sennò i sindaci verremo a Palazzo d’Orleans e lo circonderemo”. Queste le parole del leader di Sud chiama Nord e di Ti Amo Sicilia nella sua diretta social nella serata di martedì 10 febbraio.
Ovviamente, sul fatto che le questioni del Ciclone e di Niscemi debbano essere affrontate in modo quanto più rapido ed efficace possibile, non si può che essere d’accordo e l’auspicio è che la politica regionale e quella nazionale riescano a trovare soluzioni incisive, con una sintesi programmatica immediata e una spinta operativa. In fretta, perché la ripartenza della Sicilia non può attendere annunci e chiacchiere, antagonismi, liti e trincee che in un momento di emergenza collettiva non devono esistere. E soprattutto rischiano di penalizzare le popolazioni e i territori.
Ciò premesso, sul piano prettamente politico emerge un paradosso che non passa inosservato e rischia di “zavorrare” la strategia del parlamentare nella nuova fase che lo porterà ad un nuovo assalto alla presidenza della Regione. Mentre a Palermo (S)Cateno De Luca “assedia” Schifani e non perde occasione per sfidare il governatore e con il centrodestra (vedi pure Messina), a Taormina Cateno De Luca apre le porte a chi, da più parti, viene considerato lo “speaker” di Schifani nell’informazione siciliana: Maurizio Scaglione.
L’ex dipendente in pensione della Manzoni Spa, oggi è impegnato nell’editoria online e ha ricevuto dalla Regione, dai vari assessorati del Governo Schifani, numerosi affidamenti, per quasi Un milione di euro, finiti al centro di aspre polemiche e diffuse perplessità, riportate su diverse testate regionali e pure sulle cronache nazionali.
E allora poi diventa evidente che non ci può essere un doppiopesismo, in primis perché si parla dell’approccio amministrativo a dinamiche concernenti risorse pubbliche che vanno sempre gestite con oculatezza e senza sprechi, e in secundis perché la lunga corsa verso le Regionali è una partita dove anche i dettagli faranno la differenza. Figuriamoci i polveroni.
Tuttavia, a Taormina di questi tempi spuntano una delibera di Giunta (la n.21 del 26 gennaio 2026) che dispone “visite gratuite” per le scuole al Castello Saraceno, gestito della Centomedia&Lode, concessionaria del bene regionale (per 19 anni, senza l’imposizione di un canone di locazione) e che fa capo a Scaglione. Visite gratuite per la scuola, che però diventano a pagamento per il bilancio comunale, come certifica la determinazione dirigenziale n.171 del 2 febbraio 2026 che dispone di “impegnare la somma di € 1.500,00 in favore della Società Centomedia&Lode S.r.l. con sede legale in Piazza Sant’Oliva 9, 90141 Palermo“. “La quota versata riguarda esclusivamente i servizi annessi alla visita guidata, comprensivi delle attività di accompagnamento e dei servizi accessori dedicati ai minori partecipanti“, fa sapere il Comune che, tuttavia, precisando certifica quel che già aveva anticipato TN24 e cioè che c’è stata una visita guidata degli studenti, però senza una guida turistica. E di servizi “annessi” o “accessori” si è visto solo quel che poi non è tale, e cioè la presenza sul luogo di un dipendente già di turno (contratto di pulizia e multiservizi) che faceva lui da guida senza però aver alcun titolo specifico di guida abilitata né alcun titolo in beni culturali. E sempre il 26 gennaio 2026 spunta un’altra determinazione dirigenziale (la n. 121 del 26/01/2026) che dispone di “impegnare e liquidare la somma di € 2.500,00 in favore del “Consorzio Cultura e Tradizioni dei Castelli di Sicilia”.
E qui abbiamo già raccontato tutti i dettagli della super-pagnotta da 150 mila euro che la Regione ha destinato a questo Consorzio, di cui è socio anche il Comune di Taormina e assieme a 13-14 comuni c’è pure un privato che è la Centomedia&Lode. La Giunta di Taormina e quindi il sindaco De Luca, questo iter lo conosce, perché alle ore 17.35 del giorno 1 dicembre 2025, è stata esitata la delibera n.265, avente ad oggetto: “Approvazione del piano di utilizzo della somma concessa ai Comuni del Consorzio Cultura e Tradizione dei Castelli di Sicilia”.
Abbiamo soprattutto spiegato e documentato in modo chiaro e incontrovertibile che quel finanziamento parte dalla Regione, che assegna a 13 comuni (tra cui Taormina) delle quote di 11 mila 538 euro ed è una cifra che poi “ogni comune versa al Consorzio“. Tutto per delle attività di “promozione e valorizzazione”. Di cosa? Dei castelli. Tutto – ribadiamolo – ineccepibile sul piano formale. E però salta all’occhio che tra i soci del Consorzio c’è la Centomedia&Lode, concessionaria del Castello Saraceno, che qui è anche la società che di fatto gestisce tutte le attività operative del “Consorzio Cultura e Tradizioni dei Castelli di Sicilia”. La sede del Consorzio si trova presso “Castello di Castelbuono, Piazza Castello, 90013 Castelbuono (PA) Piazza Sant’Oliva, 9 90141 Palermo”. In sostanza, Castelbuono è il comune capofila (a cui è stato conferito mandato collettivo speciale con rappresentanza, designandolo soggetto gestore delle quote versate dai singoli partners) ma delle attività operative di questo stesso Consorzio si occupa la Centomedia&Lode, come pure si indica la sede dell’ente in Piazza Sant’Oliva 9 90141 Palermo (dove ha sede anche la Centomedia&Lode). E ci sono ulteriori atti, come la determinazione dirigenziale n. 256 del 08/05/2024 del Comune di Taormina, dove si chiarisce che delle 2500 euro di “quota associativa annuale” da versare al Consorzio si chiarisce che 250,00 euro sono la quota di iscrizione al Consorzio (Fondo di gestione stabilito dall’art. 5 dello Statuto) e € 1.830,00 sono il contributo per la gestione dei social (in quel caso annualità 2023). E si richiamava un “Disciplinare d’incarico della gestione e l’animazione del sito www.castellidi sicilia.it e delle pagine social associate” con la società Centomedia&Lode Srl.
I fatti sono questi. Non c’è nulla da aggiungere, niente da interpretare. Tutto meravigliosamente perfetto sul piano formale della legittimità, con una regolarità in purezza. Poi, chiaramente, c’è la realtà e c’è l’etica ed è un’altra storia. La gente s’informa, non è scema e può comprendere quelle situazioni in cui si determina la condizione di un chiaro vantaggio di carattere economico per il privato mentre al pubblico, ovvero ai territori, rimane poco o nulla di significativo sul piano pratico.
Ecco perché poi, come diceva De Luca, nella sua diretta social di ieri sera, “bisogna uscire allo scoperto”. C’è sempre un tempo in cui si deve prendere una posizione e una direzione. Fare delle scelte di campo. A maggior ragione se magari si può aver sbagliato qualcosa. Sapersi ravvedere fa sempre la differenza.
Non si può urlare a Palermo e sorridere a Taormina. Andare zaino in spalla da parlamentare a Palermo con il diserbante alla Presidenza della Regione, salvo poi – da sindaco – spalancare le porte del municipio di Taormina deporre la spada e mostrare il fioretto a chi cura la comunicazione di Schifani.
Altrimenti De Luca finisce per complicare la sua rincorsa – che già non è semplice – alla Presidenza della Regione e rischia di prestare il fianco ai suoi tanti nemici e detrattori, che potranno evidentemente dire che a Taormina “Cateno sta con l’uomo che dà voce al nemico”. E i soliti malpensanti potranno sostenere che l’uomo che cura la comunicazione del “nemico giurato” di Cateno De Luca poi da lui stesso viene sostenuto con delibere, determine e scelte amministrative discutibili. Risorse e passepartout che andranno a irrobustire, di riflesso, la macchina del consenso di Schifani e del centrodestra. Quella che De Luca dichiara di voler abbattere. E a cui si oppone in contesti come la roccaforte del monocolore, a Messina, e in altri comuni.
Fiamme in Regione e “pax” a Taormina”? Guerriglia all’Ars e idillio al municipio? “Siluri” a Palermo e onori a Taormina? Il confine della coerenza si fa stretto e si deve essere conseguenziali. Le rivoluzioni non ammettono inciampi e non consentono posture ibride. Solo scelte chiare e nette. Il compromesso politico è un’altra cosa. A maggior ragione quando ci può essere qualche pezzo di informazione che sembra declinare una farsa di facciata con relativa presa per il cu*o dei politici di turno.
Morale della favola: Vietnam a Palermo e Pagnotte a Taormina. A Palermo – politicamente parlando – la crociata contro il “pizzo legalizzato”. A Taormina il via libera alla “pagnotta legalizzata”. Eccolo il bivio ineludibile tra Scateno il rivoluzionario e Cateno il misericordioso. Oltre ogni metamorfosi, è il tempo delle scelte. Delle due l’una. La terza via non c’è.


