La Procura di Roma ha il Dna della persona che ha ucciso Simonetta Cesaroni il 7 agosto 1990, nell’ufficio di Via Poma a Roma. La novità che potrebbe portare ad una svolta dopo 36 anni coincide con una traccia biologica individuata sul reggiseno della vittima, barbaramente assassinata nel suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie estive.
L’indagine era stata riaperta lo scorso luglio con le verifiche su 7 profili ritenuti non compatibili con quello del Dna trovato dalle analisi sui reperti del tempo, tra cui indumenti della ragazza e i tamponi effettuati sulla scena del crimine. Si attendono a breve i risultati di altre 8 comparazioni. Ma la Procura avrebbe individuato 60 persone che, a vario titolo, erano tra le conoscenze di Simonetta. Si tratta di persone al momento non iscritte nel registro degli indagati e che potrebbero essere sottoposti al prelievo coattivo del tampone salivare oppure essere indagate in termini formali per le relative verifiche.
Sulla coppa sinistra del reggiseno e sul corpetto c’è un Dna non attribuito e potrebbe, quindi, esserci il Dna dell’assassino di Simonetta, uccisa con 29 colpi di arma da taglio.


