A volte un’immagine racconta da sola più di tante parole. Guardate lo spazio aereo sopra i cieli del Golfo alle ore 12 del 4 marzo 2026. Non c’è traccia di aerei in volo. Al momento è la guerra che si è presa in scena dopo la scriteriata decisione di Stati Uniti e Israele di sferrare un attacco unilaterale contro Iran, che ha subito scatenato la reazione iraniana con relative azioni che aggravano il quadro già destabilizzato in Medio Oriente.
A rimetterci è anche e soprattutto il turismo. Le tre grandi porte d’accesso del Medio Oriente – Dubai, Doha e Abu Dhabi – tradizionale snodo tra Europa e Asia, in questi giorni vengono evitate da molte compagnie aeree internazionali. Ne deriva un effetto domino che colpisce soprattutto il lungo raggio europeo e diversi collegamenti intercontinentali, incluse alcune rotte transatlantiche.
L’invito dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea non lascia margini ad interpretazioni ed è un monito praticamente inevitabile. L’invito è ad evitare il sorvolo dell’intera area, a qualsiasi altitudine, almeno fino al 6 marzo. La grande paura, per forza di cose, è che i voli “normali” possano incrociarsi con le operazioni militari e le rotte dei sistemi missilistici attivi, con il rischio di errori nell’identificazione degli aerei civili. Si tratta, con ogni probabilità, della più ampia chiusura dello spazio aereo dai tempi della pandemia di Covid.
In soli quattro giorni il conflitto avrebbe già coinvolto almeno 2,3 milioni di passeggeri, tra cancellazioni e rinvii che potrebbero protrarsi anche nei prossimi mesi. L’impatto economico è ingente: miliardi di dollari di perdite per le compagnie aeree, tra mancati ricavi, costi di assistenza e stop al cargo, e circa cinque miliardi per il settore turistico di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Arabia Saudita.
Nell’area del Medio Oriente sono già stati cancellati più di 20 mila voli e le uniche attività stanno riguardando il rimpatrio, ad opera dei Paesi, dei rispettivi connazionali che si trovavano nelle regioni interessate dalla tensione in atto.
I principali hub del Golfo – Dubai, Doha e Abu Dhabi – rimangono chiusi oppure operativi a regime fortemente ridotto da quattro giorni a questa parte, con l’odissea di decine di migliaia di passeggeri a terra, in attesa di conoscere se e quando potranno partire. Nel frattempo, compagnie come Emirates, FlyDubai ed Etihad Airways operano collegamenti ridotti, soprattutto per consentire il rientro dei viaggiatori. La guerra si allarga e il turismo paga “dazio” alla scellerata azione della coppia Trump-Netanyahu.


