La guerra torna a farsi sentire anche sull’economia italiana e diventa uno spettro sempre più minaccioso per il turismo. Il conflitto internazionale, con le sue tensioni geopolitiche, sta infatti rallentando il settore vacanziero.
A farne le spese sono soprattutto le destinazioni più amate dai visitatori asiatici. Secondo le prime stime degli operatori, si registra una perdita del 20% delle prenotazioni. Un calo che pesa in modo significativo su hotel, b&b e strutture ricettive. Il dato più evidente riguarda gli arrivi da Giappone e Cina.
Gli operatori denunciano uno stop dei flussi provenienti da questi Paesi. Le restrizioni ai viaggi e il clima di incertezza globale hanno di fatto bloccato le partenze verso l’Europa.
Le agenzie di viaggio parlano di rinvii continui e cancellazioni in aumento.
A pesare è anche la paura di possibili escalation militari, che spinge molte famiglie a rimandare le vacanze. “Abbiamo perso circa il 20% delle prenotazioni previste”, spiegano gli operatori del settore turistico, con un impatto diretto sui bilanci stagionali. Anche il settore dei bed & breakfast registra una flessione significativa, soprattutto nelle città d’arte tradizionalmente amate dal turismo asiatico. Il traffico aereo risente in modo evidente di questa situazione.
All’aeroporto di Fiumicino, in particolare, sarebbero andati persi circa 40mila passeggeri
tra arrivi e partenze nelle ultime settimane. Un numero che incide sulle entrate dello scalo e sull’indotto. Gli albergatori chiedono misure straordinarie e interventi di sostegno per evitare ulteriori perdite.
Nel frattempo le imprese cercano di reagire, puntando su mercati alternativi come Stati Uniti e Medio Oriente. Ma il timore è che l’instabilità internazionale continui a frenare il turismo, lasciando un segno profondo su uno dei settori chiave dell’economia italiana.


