“Sono molto deluso dalla NATO. Questa era una prova per loro, un’occasione per dimostrare che possono aiutarci. Non l’hanno fatto. Alcuni hanno persino detto che avrebbero inviato le loro navi solo dopo che il conflitto sarebbe finito. Ma noi non abbiamo bisogno del loro aiuto, e se lo facessero dopo, sarebbe inutile. È una situazione che ricorderemo tra qualche mese, e che dimostra quanto siano inaffidabili”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel corso della riunione di Gabinetto alla Casa Bianca, criticando la mancanza di supporto degli alleati occidentali e sottolineando l’autosufficienza militare degli Stati Uniti.
“Stavamo per affrontare un Iran con armi nucleari, e sarebbe stato un disastro”. Trump ha poi spiegato in dettaglio le operazioni militari condotte contro Teheran, sottolineando come gli Stati Uniti abbiano impedito alla Repubblica Islamica di acquisire capacità nucleari che, secondo lui, sarebbero state utilizzate senza esitazione. Trump ha parlato dell’operazione Epic Fury come di una “campagna senza precedenti” con cui, a suo dire, gli Stati Uniti hanno colpito missili, droni, basi di produzione e le principali capacità navali e aeree della Repubblica Islamica. “Abbiamo stimato che ci sarebbero volute quattro-sei settimane per raggiungere la nostra missione, e siamo molto avanti rispetto al programma, 26 giorni e stiamo avanzando a una velocità incredibile”, ha affermato. “La loro Marina non esiste più, 154 navi giacciono sul fondo del mare”, ha scandito, sottolineando la supremazia militare americana.
Secondo il presidente degli Usa i dirigenti iraniani stanno comprendendo la gravità della loro situazione: “Loro stessi ammettono che è un disastro, sanno che non possono recuperare, e ora ci stanno implorando di negoziare. Chiunque sarebbe disposto a trattare dopo essere stato completamente annientato”, ha detto. Il presidente ha ribadito che la scelta di “negoziare o continuare il conflitto” resta nelle mani di Teheran, sostenendo che il regime non avrebbe altra possibilità se non quella di sedersi al tavolo. A conferma di questa strategia diplomatica, durante la riunione di Gabinetto l’inviato speciale del presidente per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha confermato che gli Stati Uniti hanno già presentato all’Iran un “piano di 15 punti”, trasmesso tramite il Pakistan come possibile quadro per un accordo di pace. Secondo Witkoff, esiste una “forte possibilità” che si possa raggiungere un’intesa, anche se non sono stati resi noti i dettagli dei singoli punti, che – secondo fonti internazionali – includerebbero proposte su cessate il fuoco, smantellamento delle capacità nucleari e garanzie di sicurezza. Il vice presidente J.D. Vance ha rafforzato la visione espressa da Trump, affermando che l‘”esercito convenzionale” iraniano è stato “effettivamente distrutto” durante le operazioni e che Teheran “non ha più una marina e non ha la capacità di colpirci come avrebbe potuto nemmeno qualche settimana fa”. “E quello che fa è che ci dà opzioni“, ha aggiunto, pur senza entrare nei dettagli su quali siano effettivamente queste opzioni.
Trump ha anche ribadito la forte pressione sulle infrastrutture iraniane, dicendo: “Stiamo distruggendo tutte le loro città e le loro basi di missili, tutti i droni che stanno costruendo, tutte le capacità di comunicazione e anti-aeree. Ogni livello della loro leadership militare è stato colpito, completamente eliminato. Senza il nostro intervento, avrebbero avuto un’arma nucleare entro settimane e l’avrebbero usata”. Il presidente ha inoltre collegato l’azione militare alla lotta contro il traffico di droga: “Abbiamo colpito ogni imbarcazione in grado di trasportare droghe negli Stati Uniti. Abbiamo ridotto del 98% l’ingresso di droghe via mare, e ora ci concentreremo sulla terraferma”. Nel corso della riunione Trump ha rivolto parte del suo discorso alla politica interna, criticando i Democratici per lo shutdown governativo: “Siamo al giorno 41 di questo blocco infame, causato dai radicali Democratici, e stanno punendo il popolo americano, inclusi i viaggiatori negli aeroporti. Vogliono concedere amnistie ai criminali irregolari e proteggere le cosiddette ‘città santuario’. Devono porre fine immediatamente a questo blocco, altrimenti adotteremo misure drastiche”. Trump ha ribadito che, mentre gli Stati Uniti mantengono la pressione militare sull’Iran, esiste una porta aperta per la diplomazia: “Hanno la possibilità di fare un accordo, ma dipende da loro. Se vogliono negoziare, bene; se non vogliono, continueremo a colpirli senza sosta. Ogni missile, ogni drone, ogni base che costruiscono viene colpita. Nessuno può fermarci”.
Con l’aggiunta della proposta di pace a 15 punti – consegnata tramite intermediari e vista come possibile base per un cessate il fuoco – l’amministrazione Trump sostiene di mantenere aperte le vie diplomatiche, nonostante fonti vicine a Teheran abbiano già parlato di un rifiuto del piano. Durante la riunione, una giornalista ha chiesto a Trump se fosse vero che gli Stati Uniti stessero considerando di dirottare alcune munizioni destinate all’Ucraina verso il Medio Oriente. Trump ha risposto: “Dovrei verificare, ma lo facciamo tutto il tempo. Abbiamo quantità enormi di munizioni, le abbiamo in altri Paesi, come in Germania e in tutta Europa. A volte prendiamo da un posto e le usiamo per un altro. Aiutiamo l’Ucraina, ma Biden ha iniziato, ha dato 350 miliardi di dollari, troppo, decisamente troppo. Ora le vendiamo alla NATO, che probabilmente le dà all’Ucraina, ma noi veniamo pagati per tutto, non diamo più niente gratuitamente. È una situazione difficile, ma non ha praticamente alcun impatto sulle operazioni nel Medio Oriente. Il conflitto in Ucraina è lontano migliaia di chilometri, e non influisce su ciò che facciamo qui”. Trump ha aggiunto: “In ogni caso, voglio fermare la morte dei giovani, sono come in un macello. In due mesi, 25 mila persone, la maggior parte soldati, sono morte. Posso risolvere questa situazione, e sarebbe un grande onore farlo. Lo faccio per fermare le morti, semplice”.


