“Se l’Iran si arrende, ammette che la sua Marina è andata perduta e giace sul fondo del mare, e che la sua Aeronautica non è più con noi, e se tutto il suo Esercito esce da Teheran, armi a terra e mani alzate, ognuno gridando “Mi arrendo, mi arrendo” mentre sventola selvaggiamente la bandiera bianca, e se tutta la sua restante leadership firma tutti i necessari “Documenti di Resa”, e ammette la sua sconfitta di fronte alla grande potenza e forza dei magnifici USA, il fallimentare New York Times, il China Street Journal (WSJ!), la corrotta e ormai irrilevante CNN, e tutti gli altri membri dei media delle fake news, titoleranno che l’Iran ha ottenuto una vittoria magistrale e brillante sugli Stati Uniti d’America, non c’è stata storia. I democratici e i media hanno perso completamente la testa. Sono impazziti del tutto”. Così su Truth il presidente Donald Trump ha attaccato i media e le forze di opposizione in merito alla questione iraniana.
IN IRAN TIMORI PER LA RIPETIZIONE DELLO SCENARIO DEL 2023
Le speranze di un avanzamento rapido nelle trattative tra Stati Uniti e Iran sembrano essersi raffreddate nelle ultime ore, con il nodo degli asset iraniani congelati all’estero che rimane il principale ostacolo a un’intesa. Secondo fonti iraniane, citate dalla Tv al Arabiya, Teheran mantiene un atteggiamento di massima cautela proprio per evitare il ripetersi dell’esperienza negativa del 2023, quando fondi per circa 7 miliardi di dollari (poi ridottisi a 6 per effetto del cambio) bloccati in Corea del Sud non furono completamente sbloccati a causa delle sanzioni americane. Un alto esponente iraniano ha sottolineato che la visita di lunedì a Doha del presidente del Parlamento e negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf è servita proprio a garantire meccanismi di controllo stringenti sull’effettivo trasferimento delle risorse, traendo insegnamento dagli intoppi precedenti. Le trattative in Qatar sono state giudicate complessivamente positive, ma Teheran procede con estrema prudenza, considerando gli Stati Uniti “un interlocutore inaffidabile”. Nel frattempo, il governo qatariota ha smentito un report israeliano secondo cui Doha avrebbe offerto a Teheran un prestito da 12 miliardi di dollari per facilitare la firma di un accordo con Washington. La questione degli asset congelati resta dunque al centro del negoziato, con l’Iran determinata a non accettare soluzioni che non garantiscano un reale e immediato accesso alle risorse.


